lunedì 27 gennaio 2025

Trenta anni di arte e vita

03/03/2021

Si è Aperta Ieri Al Micro Di Roma La Mostra Pino Boresta : Un viaggio nel tempo, dagli esordi ai giorni attuali, 30 anni di arte e di vita.

Classe 1962, Pino Boresta nasce e lavora a Roma ma nel mentre insegue un sogno, quello di lasciare un segno di lui nel mondo. Lo fa materialmente nel 1994, come precursore della Sticker Art, attaccando in luoghi inaspettati della capitale piccole immagini del suo volto, intento a fare smorfie, messaggio di contrasto all'invadenza della pubblicità.

La vena dissacratoria, ironica e irriverente lo accompagna in tutto il suo percorso artistico costellato da successi ma anche da rifiuti. Pino Boresta in tutto ciò che ha fatto ha messo la faccia, metaforicamente e realmente, si è esposto accettando rischi e fallimenti.

La personale di Pino Boresta al Micro è un viaggio nel tempo, dagli esordi ai giorni attuali, 30 anni di arte e di vita. Innovativa la formula espositiva proposta dal suo curatore Raffaele Gavarro, conosciuto tra l'altro come autore del libro dal titolo L'arte senza arte e dalla galleria nella figura di Paola Valori.

Saranno 6 episodi in 6 mesi, in ogni episodio Boresta inviterà nell'ultima settimana, ad esporre nel suo spazio, un artista che ha condiviso una tappa del suo viaggio artistico. La condivisione e la sinergia artistica hanno sempre contraddistinto le opere dell'artista.

Il primo episodio si intitola “Boresta a servizio”. Nei primi anni 80 fa esperienza come cameriere a Londra e utilizza, tovagliolini al posto di mini-tele dei vari locali dove presta servizio. In esposizione queste opere quadrate, accostate, grazie ai loro vivaci colori, formano un grande arazzo.

Un tappeto composto da tasselli di vita ed emozioni.




In questo ciclo, come nei prossimi, gli organizzatori, assicurano che non mancheranno le sorprese. In “Boresta a Servizio” ogni venerdì, l'artista servirà per 4 personaggi legati al mondo dell'arte, il pranzo e i tovagliolini usati diventeranno opere d'arte. Questi incontri avverranno al buio e i commensali sapranno degli altri invitati solo al momento dell'incontro. Immagino che sarà una piacevole sorpresa...ne saprò di più se parteciperò al tavolo dei 4 eletti e serviti.


I prossimi appuntamenti: aprile con “il corpo di Boresta”, maggio “ Testamento di Boresta”, giugno “Rifiutindagine di Boresta”, ottobre “La strada di Boresta”, novembre “Gli amici di Boresta”. Presente e passato si alterneranno in questi 6 mesi, e ci aspettiamo di ritrovare un Boresta conosciuto e di apprezzare un Boresta inedito.

Chiara Sticca








Pubblicato su Unfolding:


Fronte Retro

05/03/2021

Inaugurazione d’autore per le opere di Pino Boresta











Nello spazio Micro  Arti Visive (viale Mazzini 1) grande affluenza per il progetto espositivo “ Il Boresta che non ti aspetti”: 6 episodi che ripercorrono la vicenda artistica dell’ “outsider tra gli outsider”. Perché Pino Boresta ha fatto di tutto e con grande passione, ad iniziare da questo primo episodio “Fronte Retro”, quadri dipinti su tovaglioli quando viveva a Londra e lavorava in un ristorante. 


Tovaglioli-quadri dei quadri la prima entusiasta è la titolare della galleria Paola Valori nipote della famosa Bice e figlia di un altrettanto famoso architetto Michele all'inaugurazione sono accorso il giornalista Rai Giovanni Anversa, l'ideatore del museo dell'altro e dell'altrove Giorgio de Finis, il direttore di Artribune  Massimiliano Tonelli e l'artista Federico Heidkamp Gonzaga figlio della Principessa Isabella. Ogni venerdì, da oggi performance della chef Maria Pierangelini.

Lilli Garrone 



















Pubblicato sul "Corriere della sera"


 

L’artista diventa cameriere

06/03/2021

Se il tovagliolo diventa un’opera d’arte con autografo




Un autografo sul tovagliolo ironia a tavola

Al centro della galleria un banchetto e l'artista diventa cameriere ogni settimana è una performance

L'arte è servita ma con sorpresa. Colpisce la magnifica tavola apparecchiata per quattro con servizio dei primi del Novecento della nonna della volitiva proprietaria Paola Valori. Ovvero La nipote di Paolo Panelli e Bice Valori che nella sua galleria di piazza Mazzini ospita un lunch al buio, parte dell'ambizioso progetto espositivo “Il Boresta che non ti aspetti”.  



Sei episodi che ripercorrono nell'arco di sei mesi, la vicenda artistica dell’outsider tra gli outsider”, come lo stesso artista Pino Boresta ironicamente si autodefinisce. Sei mostre a cura del critico e curatore Raffaele Gavarro, organizzate con un itinerario decisamente fuori dagli schemi per approfondire quello che si può senz'altro definire come il precursore della “sticker art”. S’inizia con la personale dei tovaglioli dipinti a Londra dal titolo “Fronte-Retro” nel 1988. Quando nella capitale britannica, l'autore faceva il cameriere. E da qui curiosità, ironia e fantasia diventano altro, diventano arte. Settanta pezzi in tutto, che dominano questo originale pranzo a sorpresa. Al lunch d'eccezione ogni convivato scopre infatti il commensale sul posto e viene servito da un domestico d'eccezione: Boresta. 

Man mano prendono posto. Il critico d'arte Ludovico Pratesi, Cecilia Casorati, direttrice dell'accademia di Belle Arti di Roma, il saggista Cesare Biasini Selvaggi e la stilista Tiziano Novena, consorte dell'artista. 










Nel frattempo, nel retro della galleria, la chef Maura Pierangelini prepara un goloso menù a base di crostone di pane nero con ricotta e scarola, zuppetta di ceci e zucca, insalata di radicchio con noci e gruviera e panna cotta al cognac con crema di castagne. Piatti serviti dai dal professionista artista in impeccabile divisa. Il tutto accompagnato da vini selezionati dal sommelier Ettore Aimi e dai colori della florar design Marzia Taurino. Il gran finale è la firma apposta dal creativo sui tovaglioli degli invitati.

Poi la tavola, così allestita, autografi compresi, entra a far parte della rassegna come installazione work in progress. “Perché l'arte deve dialogare con il pubblico - commenta l'autore - ci deve essere più empatia tra spettatore ed opera. All'esperienza deve partecipare anche il visitatore”.  
















Agli attoniti vip viene chiesto di apporre la firma sui propri tovaglioli autografato dal protagonista, che servirà a tavola in galleria ogni venerdì, per tutto marzo. Ogni volta con un appuntamento al buio: divertimento assicurato.

 Lucilla Quaglia

Pubblicato sul "Il Messaggero"

Il Boresta che non ti aspetti

16/02/2021

graphic Paola Valori






















Il boresta che non ti aspetti






Lo spazio Micro Arti Visive di Roma è orgoglioso di annunciare l’imminente inizio dell’ambizioso progetto espositivo Il Boresta che non ti aspetti. Sei episodi che ripercorreranno nell’arco di sei mesi (dal 2 marzo 2021) la vicenda artistica “dell’outsider tra gli outsider”, come lo stesso Pino Boresta ironicamente si autodefinisce. Sei mostre che daranno conto di un itinerario artistico perlomeno insolito e decisamente fuori dagli schemi del sistema dell’arte, attraverso mostre, incontri, sorprese e approfondimenti dedicati a quello che si può senz’altro definire come il precursore della Sticker Art, che da più di trent’anni ha invaso con le sue smorfie i muri delle nostre città.

ph. Giorgio Benni


Difficile confinare il lavoro di Boresta in un genere ben preciso, avendo spaziato senza soluzione di continuità e con feroce ironia dalla pittura alla fotografia, dall’arte pubblica alla performance. Spinto da un reale bisogno di contaminarsi con linguaggi differenti e spesso inconsueti, Boresta ha accumulato negli anni una quantità di opere e materiali a dir poco sorprendente. S’inizia dai tovaglioli dipinti a Londra, “Fronte retro” del 1988, a seguire le azioni di contaminazione artistica dei “Residui corporei” del 1996, passando per i “Testamenti” del 2003, si ritorna poi a lavori più vecchi del 1995 i “R.A.U. Reperti Arteologici Urbani”, e quindi al suo più conosciuto lavoro di arte urbana, la Sticker Art, che comincia nel 1994 con “C.U.S. – Cerca ed Usa La Smorfia”, nel quale la sua faccia-logo è appiccicata nei punti meno prevedibili delle vie delle città. 

Per concludere con “La collezione” le opere degli amici dell’artista. Il ciclo di mostre Il Boresta che non ti aspetti è a cura del critico e curatore Raffaele Gavarro - anche questa un’accoppiata decisamente inattesa - e ripercorrerà con taglio antologico l’intero cammino dell’artista.









Il primo episodio, che aprirà il 2 marzo 2021, porta il titolo Boresta a servizio. Alla fine degli Ottanta, Boresta viveva a Londra, lavorava in un ristorante e iniziava ad avvicinarsi da autodidatta alla pittura. Come supporto utilizzava dei tovaglioli che sottraeva ai ristoranti dove prestava servizio. I tovaglioli-quadri presero nel tempo il titolo di Fronte retro, in forza del fatto che quelle tele oggettuali erano dipinte su un lato, mentre sull’altro trattenevano tracce biologiche di vario tipo dello stesso Boresta. Elementi organici che divennero poi materia esclusiva qualche anno dopo con la realizzazione dei Residui Corporei. 

ph. Martina Mettimano

Nell’ambito dell’episodio “Boresta a servizio” Pino Boresta darà vita ogni venerdì alle ore 12,30 ad una singolare performance nella quale in veste di cameriere, servirà il pranzo a quattro personaggi dell’arte e della cultura. Il pranzo preparato dalla chef Maura Pierangelini sarà un incontro quasi al buio anche per gli ospiti che, su invito e previa conferma, scopriranno gli altri commensali solo quando si presenteranno al cospetto dell’artista. il pubblico potrà assistere alla performance (seguendo tutte le norme del DPCM) alla fine della quale i tovaglioli diverranno a loro volta, opere d'arte. La prima performance del ciclo “Serve Boresta” si terrà venerdì 5 marzo alle 12,30.

ph. Vanessa Alessi

Ogni episodio vedrà insieme all’esposizione delle opere, la presenza di oggetti personali di Boresta: agende, fotografie, documenti e cimeli vari. In occasione del Boresta a servizio, sarà esposta anche la divisa da cameriere con la quale serviva ai tavoli dei ristoranti londinesi. Per ogni episodio sarà inoltre invitato ad esporre nell’ultima settimana un artista scelto da Boresta per affinità elettiva, stima, amicizia, condivisione della ricerca. I primi due artisti invitati saranno a gennaio Flavio Favelli e a febbraio Salvatore Falci. Un web site curato da Paola Valori arricchirà la mostra con video, interviste e talk in diretta, uno spazio virtuale complementare e strettamente connesso alla mostra. La mostra sarà aperta al pubblico dal 2 marzo 2021 con ingresso libero ma contingentato, secondo le vigenti norme anti Covid.





Il BORESTA CHE NON TI ASPETTI - Un ciclo espositivo in 6 episodi Artista: Pino Boresta Curatore: Raffaele Gavarro Sede: Micro | Arti Visive, viale Mazzini 1 – 00195 Roma Inizio del primo episodio BORESTA A SERVIZIO: 2 marzo 2021 dalle 15.30 alle 19.30 “Serve Boresta!” - Performance di Pino Boresta, venerdì 5 marzo 2021 ore 12:30 Tutte le attività pubbliche saranno svolte nel rispetto del divieto di assembramento di cui all’articolo 1, comma 8, primo periodo, del decreto-legge 16 maggio 2020, n°33, e alla distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, uso di mascherina obbligatorio, misurazione temperatura corporea e igienizzazione delle mani. www.microartivisive.it info@microartivisive.it Orari dello spazio espositivo: da lunedì a venerdì dalle 15.30 alle 19.00. Sabato e domenica chiuso.

Paola Valori

Comunicato stampa uscito su "Artribune" e pubblicato anche su altre varie testate online e cartacee.

 

Un ‘inaspettato’ Pino Boresta

 23/12/2020

graphic Paola Valori
















Un “inaspettato” Pino Boresta a Roma. La mostra che dura sei mesi  










Una mostra in sei episodi racconta con intento antologico la storia e il lavoro dell’artista Pino Boresta, outsider tra gli outsider. Coinvolgendo un ampio parterre di ospiti.

Un volto iconico e un’epopea performativa in costante evoluzione: Pino Boresta torna a stupire con il nuovo progetto “Il Boresta che non ti aspetti – Un ciclo espositivo in 6 episodi“, curato da Raffaele Gavarro, in apertura presso lo spazio Micro Arti Visive di Roma. Sperimentatore eclettico, Boresta si definisce “outsider tra gli outsider”, forte di una pratica che per decenni ha tentato di offrire un contraltare rispetto al sistema dell’arte e ai suoi meccanismi.









BORESTA PORTABANDIERA DELLA DIVERSITÀ

“Ho ritenuto che questa operazione fosse significativa proprio in relazione al momento attuale”, spiega il curatore Raffaele Gavarro, “in cui le logiche pregresse sembrano collassare su loro stesse e si può assistere ad un riposizionamento radicale dei parametri su cui ragionare”. Roma sembrerebbe per Gavarro un ecosistema privilegiato per un’operazione di questo tipo, in quanto “la situazione odierna consente di concentrarsi maggiormente sul ‘locale’, e offre alla città l’occasione di ripensarsi. Roma è un contesto culturale con una forte presenza di outsiders, e mi piacerebbe che Boresta diventasse una sorta di portabandiera di questa diversità”. La mostra-impresa, dalla durata di sei mesi, si pone con un intento antologico verso il corpus di lavoro dell’artista, ripercorrendone la variegata sperimentazione e successione di linguaggi. Il periodo della mostra sarà scandito da sei appuntamenti, uno ogni mese, dedicati ai diversi cicli di lavori ed espressione di una determinata fase di ricerca dell’artista: “Fronte retro” (1988), “Residui corporei” (1996), “Testamenti” (2003), “R.A.U. Reperti Arteologici Urbani” (1995), “C.U.S. – Cerca ed Usa La Smorfia” (1994) e per ultima “La Collezione”, una raccolta di opere degli artisti a lui vicini.

 















IL BORESTA CHE NON TI ASPETTI: IL PROGRAMMA

Il primo appuntamento dedicato al ciclo di opere “Fronte retro” (1988) è intitolato “Boresta a servizio” e sarà visitabile dal 7 gennaio al 7 febbraio 2021. La serie ha come supporto i tovaglioli del ristorante di Londra in cui Boresta lavorava negli anni ‘80, i quali da un lato riportano i primi esperimenti pittorici dell’artista, mentre dall’altro sono marcati dai suoi residui biologici. Ogni appuntamento vedrà la partecipazione speciale di un artista vicino a Boresta: per il primo appuntamento l’ospite sarà Flavio Favelli, mentre per il secondo evento “Il corpo di Boresta” è prevista la partecipazione di Salvatore Falci. Gli altri partecipanti? Saranno svelati in corso d’opera.

Gaia Bobò

Pubblicato su "Artribune"

Il mitico Pino Boresta

12/03/2021



Pino Boresta quando dipingeva sui tovaglioli a Londra negli anni ‘80. Le foto

Roma dedica all’artista “outsider tra gli outsider” una mostra lunga 6 mesi divisa in 6 episodi clou della sua carriera, a cura di Raffaele Gavarro. Nel primo, va in scena la sua esperienza da cameriere a Londra


Il mitico artista Pino Boresta è in mostra a Roma con le sue opere risalenti agli anni Ottanta. L' artista che rubava i tovaglioli nei grandi ristoranti per usarli come tele

Pino Boresta (Roma, 1962) è da sempre una figura impossibile da ignorare nel mondo dell’arte. A causa del suo profilo irregolare e irriverente, “dell’outsider tra gli outsider”, come lui stesso ironicamente si autodefinisce, non è mai entrato nell’ambiente artistico che conta, non compare nelle mostre internazionali e le sue opere non saturano il mercato. 

Ma l’artista romano è un personaggio poliedrico e anticipatore, pioniere di quella che oggi definiremmo street art, con le “smorfie adesive” di Boresta, che caratterizzano il paesaggio urbano da oltre 25 anni, e con le sue azioni ispirate dalle performance situazioniste. 


















Ora tutto questo è raccontato nell’ambizioso progetto espositivo Il Boresta che non ti aspetti: sei episodi che ripercorreranno fino al 30 novembre 2021 presso lo spazio Micro Arti Visive di Roma la sua complessa e variegata vicenda artistica.

IL CICLO DI MOSTRE SU BORESTA

“Si tratta della mostra di un artista della durata di sei mesi, divisa in sei episodi”, spiega ad Artribune il curatore del ciclo di mostre, Raffaele Gavarro. “C’è già della follia in questo, ma se poi l’artista in oggetto è Pino Boresta, allora il grado di follia aumenta sensibilmente. Ma il fatto è che sono stato da sempre attratto dall’irregolarità di Pino, dalla sua marginalità, dal disagio che creava intorno a lui e non solo nell’ambiente romano. Ho sempre pensato che meritasse una maggiore attenzione e anche un racconto e una verifica teorico-critica che dessero più chiarezza alle ragioni del suo fare”.


 
L’ESPOSIZIONE CON I TOVAGLIOLI

Il primo episodio, in corso fino al 31 marzo, porta il titolo Boresta a servizio, con l’esposizione dei tovaglioli dipinti nella capitale britannica nel 1988. Alla fine degli Anni Ottanta, Boresta viveva infatti a Londra, lavorava in un ristorante e iniziava ad avvicinarsi da autodidatta alla pittura. Come supporto utilizzava dei tovaglioli che sottraeva ai ristoranti dove prestava servizio. I tovaglioli-quadri presero nel tempo il titolo di Fronte retro, in forza del fatto che quelle tele oggettuali erano dipinte su un lato, mentre sull’altro trattenevano tracce biologiche di vario tipo dello stesso Boresta. Ecco le immagini...

Massimiliano Tonelli

 














Pubblicato su "Artribune"

Lui la nuova avanguardia?

 20/02/2021

Boresta, sarà lui la nuova avanguardia?


Roma 2021

Chi entra per la prima volta in una galleria dove si espongono le opere di Boresta, sa che deve spogliarsi delle convenzioni tradizionali che caratterizzano l’approccio a qualsiasi tipo di mostra. Le sue esposizioni sono una scoperta continua del nuovo ma anche del familiare, visto che l’Arte è un distruggere l’ortodossia per crearne una nuova. Su questo percorso si incrocia questo artista, la cui sperimentazione coinvolge sé stesso e il pubblico. 

Londra 1988

Classe 1962, romano di nascita lavora a Segni. La sua produzione, anche se con l’andare del tempo risulta sempre più rivoluzionaria, risente di esperienze giovanili, di quando a Firenze, durante il servizio militare rimaneva per ore ad osservare i ritrattisti di strada, che chissà se come lui, erano imbevuti delle immagini dei grandi artisti rinascimentali. Il primo exploit creativo è Londra, dove recepisce le sollecitazioni artistiche e morali che creano in lui il mondo interiore che sente la necessità di condividere con gli altri. Nascono così “i tovaglioli” frutto anche dei corsi di life drawing organizzati nelle varie gallerie; l’impulso scaturisce però sempre da dentro con la necessità di dire la propria. Boresta dice: “Ad un certo punto oltre a studiare e parlare ho iniziato a fare ed allora ho iniziato a seguire l’istinto, quello che sentivo dentro, forse dovuto anche al mio bagaglio culturale ancora grezzo.” Come materiale di base si ritrova i tovaglioli, visto che per vivere fa il cameriere in hotel e ristoranti. Quello che doveva servire per pulire i pennelli diviene la sua tela. 

Roma 2021
















Su di essi si susseguono soggetti di vario tipo (paesaggi, animali, visi, donne) «nei quali la gestualità e l’immediatezza nella realizzazione sono di fondamentale importanza, in quanto solo la stesura veloce con la spatola della vasta gamma dei colori disponibile rende possibile un miscuglio colorato, nella quale si può distinguere agevolmente l’oggetto dell’opera non del tutto disfatto od annientato dalla componente astratta» (http://pinoboresta.blogspot.com/2011/08/1993-stefania-di-mitri.html). Le immagini sono definite da un segno netto e scuro, non proprio il classico lavoro dei pennelli. 
















La spatola, le mani ed oggetti di fortuna sono i mezzi per rappresentare le sue inquietudini. L’esperienza londinese si alterna con ritorni in Italia, dove poi si stabilirà continuando la sua esperienza creativa. Realizza gli “Scratch Colors” (colori graffiati) utilizzando la spatola che più del pennello costituisce il mezzo con cui rappresentare l’urgenza che sente dentro e che si manifesta con i graffi sulle tele. Si ispira a Kokoschka, Soutine, Rouault, Schiele, Klimt e Kirchner con cui si sente in sintonia accomunato dallo stesso spirito di ricerca espressiva. 

Sente ora la maturità per dare forma all’esigenza della necessità di un ritorno alle origini. Sfrutta la scoperta del popolo dei Nuba a cui si ispira per rappresentare la verginità di un popolo non ancora condizionato dalla ritualità del vivere civile. 

“Un giorno trovai un bel libro a Londra intitolato The last of Nuba, prettamente fotografico, lo comprai. Cominciai a copiare le immagini, i colori delle terre (terra d’ombra, terra d’ombra bruciata, terra di Siena, terra di Siena bruciata) erano già pronte, e poi gli ocra i vari gialli, erano anche loro già pronti nei tubetti. Riuscivo a riprodurre la carnagione degli africani nella maniera più semplice. La mia esigenza era frenetica, sentivo di volermi confrontare con il colore, ero molto incuriosito da queste tribù, dai loro riti e dalle loro immagini: infatti seguivo molto i documentari. È stato uno dei miei primi approcci nei confronti della pittura e nella stesura del colore.”

Le “Sinfonie” rimandano all’Espressionismo Astratto americano. A Londra ha la possibilità di poter assistere ai concerti di musica classica, alla quale si appassiona. Compra le cassette nei grandi negozi di musica, dove acquista soprattutto Mozart, Beethoven e Bach. “Mentre ero nella mia stanza e dipingevo, ascoltavo questa musica; ad un certo punto mi sono accorto che gli accostamenti di colore verticale avevano un movimento che sembravano seguire questa musica e allora ho deciso di chiamarle Sinfonie. Queste ultime alcune volte venivano realizzate in forma astratta altre volte venivano all’interno di sagome del mio corpo. La tecnica utilizzata erano i colori puri dei tubetti oppure mentre portavo avanti altri lavori, il colore che avanzava lo utilizzavo per fare le altre opere.”

Nelle “Sinfonie” vi è una stesura del colore spalmato con più calma e dove Boresta cerca di accostare i colori ubbidendo al suo istinto e alla sua sensibilità, creando così accostamenti cangianti più o meno piacevoli di forme verticali. Emerge così la fusione e la confusione dei colori, le ombre ricche di colore che rappresentano la nascita di un uomo nuovo e della coscienza ritrovata del sociale. 

Nel 1991, dopo una ricerca sui collages più celebri, realizza gli “Art Collages” dove l’artista si sofferma sui lati ombrosi e romantici della pittura rinascimentale congeniale in questo periodo. Boresta realizza nuove creazioni su una base di fogli di giornale, spesso con i fogli delle terze pagine che sono dedicate ai pittori che ama. In seguito, il foglio viene incollato sul cartone grezzo, dove l’artista sovrappone inserti di quadri noti e particolari. In questo modo nascono «dei collages nei collages» (http://pinoboresta.blogspot.com/2011/08/1993-stefania-di-mitri.html).

L’amicizia negli ultimi anni con Flavio Favelli conosciuto a Pescara durante una mostra organizzata a Pescara da Cesare Manzo ed a cura di Laura Cherubini gli consente di stringere un rapporto fondato su una sensibilità comune nei confronti dell’arte e del mondo circostante. Boresta a proposito di Favelli racconta: “Nel tempo ho notato che ci sono dei lavori che sono nati dalla stessa necessità e dalla stessa attenzione e dagli stessi punti di vista.”

Martina Mettimano

Pubblicato sul sito di MICRO Arti Visive