mercoledì 12 novembre 2008

2004 Salvatore Caruso


Chi è Pino Boresta? 



Domanda: Chi è Pino Boresta?

Risposta: Non lo so! Non lo so ancora… ci sono dei periodi che credo di saperlo, ma in genere non dura mai molto, è più facile invece che cambi idea diverse volte nel corso di una giornata o da un'ora all'altra. In questo periodo mi sento tanto artista di merda come mi ha definito Claudio Morici (lui stesso artista di merda) in questo suo libro intitolato "Teoria e tecnica dell'artista di merda". E se tu mi avessi domandato come ha fatto qualcuno in intervista riguardante il mio intervento proprio su questo libro chiedendomi "Dì qualcosa di te.... chi sei?" Io ti avrei risposto:
Bello, bravo, simpatico, intelligente, alto, biondo, occhi celesti. Questo è il mio fratello mai nato, da me bruciato, avendo la sola colpa di aver raggiunto l'ovulo per secondo. Non so se questo mio primo successo è stata cosa buona e giusta per tutti voi, ma se questo non è un comportamento da spermatozoo di merda dimmi tu cos'è?


E se la seconda domanda fosse stata:
"Chi è per te l'artista di merda?"
Io ti avrei detto:
Non credo esista un prototipo di artista di merda, ma se fossi costretto a darti una definizione direi che l'artista di merda è colui che possiede un satellite di se stesso che ha il compito di analizzare asetticamente la propria vita inviando i dati alla sua esistenza matrix, che di volta in volta deciderà cosa utilizzare.



D: Cosa è per te il concetto "arte"?

R: Anche per quanto riguarda questa domanda mi trovo costretto a confermare la mia fragilità mentale e confessare che pure su questo concetto ho spesso cambiato opinione più volte nel corso della vita, forse è per questo motivo che nel mio percorso "artistico" ho fatto sempre cose diverse senza però ritenere sbagliate quelle fatte in precedenza.
Questa poi è una domanda che mi ha sempre affascinato moltissimo fin da quando mi sono dedicato a questa attività?
Tanto e vero che sette anni fa ho pensato anche un progetto, realizzato più volte, che si intitola N.D.A. (Nove Domande ad Arte) la prima volta l'ho messo in pratica durante una manifestazione romana intitolata "Sotto il cielo di Roma e Berlino" curata da un gruppo di architetti ed un gruppo musicale gli Stalker ed i Tetes de Bois.


Il tutto consisteva in una serie di eventi metropolitani di arte musica e teatro. Io il giorno 11 dicembre 1997 dalle ore 17,30 alle 19,30 nel sottopassaggio che collega la metropolitana al terminal della stazione ostiense, mentre i pendolari sostavano comodamente sui tapirulan (tappeti mobili) ho loro distribuito un cartoncino rigido, una penna ed un foglietto con una delle seguenti domande:
Cos'è l'arte?
Dov'è l'arte?
Com'è l'arte?
Qual è l'arte?
Quant'è l'arte?
Quand'è l'arte?
Chi è l'arte?
Perché è arte?
Quanto è arte?
Il foglietto con la risposta e tutto il resto veniva poi ritirato. Ho cosi raccolto un notevole numero di risposte, interessanti, ludiche, curiose, impegnative, significative, etc…. che tutte insieme, hanno danno forma ad un bel numero di riflessioni per molti aspetti singolari, stimolanti ed indicative che avvolte ho trovate più illuminanti ed interessanti di quelle date da molti addetti ai lavori, che ahimè ne dicono de stronzate….




D: Per te cosa vuol dire comunicare?


R: Se per comunicare intendi l'accezione alta del termine, in altre parole un tentativo di dire qualcosa di nuovo e importante, devo risponderti che non ritengo la comunicazione una pratica essenziale per dare un senso compito alla nostra esistenza ma una necessità per determinare e indirizzare il nostro futuro. L'importanza della comunicazione non è nella quantità e neanche nella qualità visto che esistono diversi punti di vista al riguardo, ma piuttosto nel dire, comunicare e fare la cosa giusta nel momento giusto. Infatti, avvolte può bastare un solo libro (The catcher in the rye) come nel caso di J.D. Salinger altre volte c'è chi esagera come Bruno Vespa e non credo che tutti debbano trovare il modo di comunicare qualcosa per sentirsi con la coscienza a posto ma anzi se uno ritiene più importante e divertente passare i pomeriggi a fare altre cose come giocare a flipper, parlare al bar dell'ultimo bomber in mutande che si scopa la velina bionda di striscia, o gustarsi in tv qualche reality, fiction o uno dei programmi "Evviva siamo tutti on-tv… dai sputamose addosso, no è meglio che se famo un piantarello" condotti dalla bravissima Maria De Filippi, ma lasciamoli fare…..anche perché, se ricordo bene, qualcuno mi ha detto che ogni minuto che passa in qualche parte del mondo viene pubblicato un libro (o forse più di uno?) quindi se tutti si mettessero a scrivere libri sarebbe una bella tragedia non sapremmo più che cazzo scriverci sopra. Pensate che se fosse successo, Pasolini avrebbe perso la più grande fonte d'ispirazione per i suoi capolavori.



D: Come spiegheresti a "l'uomo qualunque" il tuo lavoro?

R: Ma chi è l'uomo qualunque?
L'uomo qualunque non esiste!
Esiste "l'intellettuale del cazzo", che spesso guarda al mio lavoro con diffidenza e pregiudizio rifiutandosi di analizzare le cose come forse sarebbe giusto, ma del resto a che pro? Perché dovrebbero farlo? Cosa ne guadagnerebbero? Ora come ora nulla in seguito chi sa?…. Attenzione che questa figura non deve essere confusa con "l'intellettuale di merda" figura invece molto più positiva che studieremo in seguito. Esiste invece l'uomo della strada che è spesso quello che io cerco e voglio sempre di più come mio interlocutore perché scevro da condizionamenti di settore e che riesce a percepire il mio lavoro nel modo più giusto e costruttivo anzi spesso sono loro ad indicarmi nuove e significative analisi su alcuni progetti a cui non avevo pensato. Ci tengo a precisare che alla categoria dell'uomo di strada appartengono avvolte anche addetti ai lavori. E questa non vuole essere la solita critica al sistema dell'arte italiano, ma se a Kassel per "Documenta" e nelle altre manifestazioni importanti internazionali tutti si lamentano che ci sono sempre troppi pochi italiani, (spesso nessuno, o sempre gli stessi) a qualcuno non è venuto il dubbio che forse quelli che detengono il potere o decidono le sorti dell'arte contemporanea nel nostro paese stiano sbagliando qualcosa? Io non credo di avere amici veri tra gli artisti anche se il mio percorso mi ha portato ha collaborare con personaggi di cui stimo il lavoro e la persona come; C. Pietroiusti, P. Echaurren, A. Gianvenuti. Anche con i critici non ho dei buoni rapporti ma ho avuto modo di apprezzare l'operato di alcuni di loro come; C. Colasanti, D. Scudero, G. Marziani, V. Tanni, V. Gravano, M. Tonelli, S. Biagi, A. Arevalo. Delle gallerie e dei galleristi poi non ne parliamo proprio, posso solo dire che mi piace il lavoro che sta facendo F. Paris, per il resto credo che mi considerino un poveraccio che brancola nel buio, ma forse si sbagliano.
Tutto questo per dire che le soddisfazioni più grandi mi arrivano spesso da quelli che tu chiami uomini qualunque, che sono coloro che nei momenti di depressione mi ridanno la forza e l'entusiasmo di andare avanti, se non ci fossero loro per me sarebbe stato molto più duro sopportare le continue delusioni che costellano, credo, la vita di ogni artista, anche quello più affermato.



D: Ti interessa di più la cronaca o la strada? Più la cultura di strada o quella riservata a pochi?
R: Anche nelle nostre metropoli ci sono ora centinaia di giovani che hanno trovato finalmente il coraggio di mostrare la propria dirompente creatività. Alcuni di questi vogliono solo catturare l'attenzione su stessi e non credono realmente in quello che fanno, questo traspare nei loro lavori. Altri invece sono molto bravi, e sono la maggioranza, alcuni di questi veramente in gamba ho avuto modo di conoscerli personalmente come JBrock e Diamond o il gruppo Why Style.
Alcuni sostengono che la cultura di strada sia diventata una moda, che i giovani si cimentino in questa forma d'arte perché è la più semplice, niente di più falso rispondo io. Forse le cose oggi sono diverse ma quando io ho incominciato 10 anni fa con i miei stickers ed altri interventi urbani diffidenza, scetticismo, scherno, derisione da parte di altri artisti e di molti addetti ai lavori era all'ordine del giorno e ancora oggi nonostante gli attestati di stima vi è da parte dell'elit dell'arte contemporanea una profonda diffidenza nei miei confronti che non sono ancora riuscito a capire esattamente da cosa sia dettata. Infatti, anche se adopero diverse forme d'espressione per mettere in pratica ed elaborare i miei lavori questo mio utilizzo dell'arte, spesso fuori degli schemi e che si determina in una pratica eversiva, mi è costato caro ed a tutto oggi ne pago a caro prezzo le conseguenze venendo tagliato fuori da molti dei circuiti importanti. Uno potrebbe dire ma chi se ne frega, ma chi se ne frega un par di palle dico io perché devono ciucciarsi loro tutta la torta? Fossero poi dei bei lavori, ma le avete visto quanto sono brutte ma soprattutto stupide le mostre organizzate in tutti questi posti istituzionali gestiti Alla volemose bene che tanto semo tutti amici?



D: L'incontro tra il tuo essere ed il tuo apparire con la realtà quotidiana è uno scontro aperto, un gioco o una fuga?

R: Ero sul punto di incamminarmi via quando appena fuori il portone della famosa galleria ho incontrato Emilio Prini. andava anche lui all'inaugurazione e dopo avermi salutato mi ha fatto immediatamente notare una vetrina nella quale erano accuratamente esposti dei capi di abbigliamento a suo parere orribili. Effettivamente era così, infatti, quel negozio d'abbigliamento per uomo che si trovava proprio accanto al portone esponeva in vetrina cardigan antiestetici, maglie dalle fantasie stantie, camicie con colletti improbabili e tinte improponibili, completi uomini dal taglio né sufficientemente vecchio da far tendenza né classica tanto meno alla moda più becera. Le proposte degli abbinamenti degli spezzati e delle cravatte erano poi sicuramente indecenti, il resto della vetrina lasciamolo perdere. In seguito ho riflettuto su quella serata e mi sono reso conto di essere stato più stimolato dalle riflessioni nate da quell'incontro davanti alla vetrina dell'incredibile boutique che no dal vernissage. Forse la vera mostra era proprio lì accanto a quel portone, ma chissà perché tutti si ostinavano ad oltrepassarlo per poi salire su in galleria.
E se gli artisti invece di fare solo mostre si soffermassero di più sulle cose?
A cosa serve produrre altra arte quando ce n'è già tanta? Creare uno stato di riflessione su quello già esistente potrebbe forse essere più utile?…
(luglio 1997)



D: Si vive o si sopravvive d'arte?

R: Una volta un mio amico mi ha detto che lui era certo che prima o poi qualcuno avrebbe sicuramente scoperto e riconosciuto l'importanza del mio lavoro non tanto, o meglio non solo, per il valore che questo ha, ma soprattutto perché io con la mia vita, sono una vera storia, "Anvedi che culo” dico io… Infatti a suo dire pur essendo vero che ognuno di noi è una storia, ci sono però storie più interessanti e storie meno interessanti, e io, sempre a suo dire, sono una di quelle storie che piacciono tanto agli americani, paparapa paparapa arrivano i nostri….Sempre in ritardo come al solito? Ha poi concluso sostenendo che il giorno che qualcuno avrà il coraggio la pazienza e l'intelligenza di ascoltare tutta la storia per intero e con attenzione farà la sua e la mia fortuna. Tu ora mi chiedi se vivo d'arte, io sono anni che cerco di capire chi sono gli artisti che realmente vivono del proprio lavoro e ti posso solo rispondere con una confessione, vi ricordate il padre di Massimo Troisi nel film "Ricominciamo da tre" che pregava San Gennaro perché gli facesse la grazia di farlo risvegliare con la mano che aveva perso non ricordo come, ebbene anche io tutte le notti prima di andare a letto faccio la stessa cosa pregando Padre Pio che il mio amico abbia ragione e la sua profezia un giorno o l'altro si avveri veramente veramente veramente.




http://www.liberarti.org/view.php?action=view_item&item=1033724941

http://www.arteutile.net/boresta/boresta.htm

http://www.pinoboresta.com/


D: Un tuo lavoro on-line racconta attraverso l'uso dell'immagine di un uomo ritto sul tetto di una casa ed a queste immagini allegavi un certificato di comparizione per testimoniare sul suicidio a cui avevi assistito, inoltre chiedevi un commento ai tuoi utenti. Dopo aver visto le persone volare dalle torri gemelle lo rifaresti?

R: Qualche giorno fa ho visto in tv il film intitolato "Sarabanda" di Ingmar Bergman. Il film era già iniziato ed io sono stato catturato dalla storia, bloccando il mio zapping nella scena in cui lui va dal padre a chiedere dei soldi per comprare un nuovo violoncello (molto costoso) per la figlia musicista come lui. Padre e figlio si odiavano reciprocamente, ma è in particolare il vecchio padre ad avere per il figlio un astio ed un rancore fuori dal comune, e pertanto gli nega qualsiasi prestito riservandosi di pensare lui stesso alle esigenze della sua adorata nipote, non per questo esimendosi dall'umiliare e offendere il figlio per la sua smidollagine.
Sicuramente è a causa del disastroso rapporto con mio padre il motivo per il quale sono stato immediatamente attratto e coinvolto emotivamente all'interno di questo film, ma ben presto la trama del film ha allargato la gamma delle relazioni affettive familiari con l'entrata in scena della figlia, la moglie e la matrigna facendo diventare il tutto ancora più interessante.
Voglio subito confessarvi che è stata la scena finale con la ex moglie del padre che ha aperto la mia mente a una riflessione molto importante, almeno per me. Infatti, penso banalmente che i Figli sono il risultato del giusto amore che i genitori riescono a trasmettergli. Se i figli hanno l'amore in se, se hanno imparato ad amare, se i genitori sono riusciti ad insegnargli la cosa più importante della vita cioè amare, tutto il resto verrà da se e da questo sboccerà la loro intelligenza, la loro sensibilità, la loro bravura, la loro capacità, la loro sicurezza, la loro forza, la loro bontà, il loro estro, la loro fantasia, la loro creatività etc. etc. Ma se un genitore non ha saputo trasmettere l'amore per la vita ai propri figli avrà fallito la sua missione e pur essendo il più grande avvocato, giudice, scienziato, poeta, politico, artista, imprenditore, professionista etc. etc. del mondo avrà fallito... avrà fallito la sua missione che spesso è quella più importante, e sulla quale io quasi ogni giorno m'interrogo.
Il protagonista era un bravo musicista e credo direttore d'orchestra ma non era riuscito a diventare famoso, probabilmente ritenendo più importante dedicarsi interamente all'educazione della figlia, specialmente dopo la morte della moglie che pare fosse ritenuta da tutti i personaggi del film una persona eccezionale, veramente speciale. Il suo amore per la figlia era probabilmente anche esagerato, dovuto al transfert (si dice cosi no?) che aveva fatto sostituendo la figura della moglie con quella della figlia nella quale la rivedeva ogni giorno. Questo era certamente un comportamento sbagliato da parte sua in quanto dimostrava di non essere riuscito a costruire con la figlia un rapporto maturo ed equilibrato, tanto è vero che tenterà il suicido dopo la sua partenza. Lui aveva anche leggermente ostacolato la figlia nella sua carriera per non farla allontanare da se, ma sarà grazie all'amorevole nonno e soprattutto all'intervento dell'affettuosa, premurosa e saggia ex moglie del nonno che la figlia deciderà di intraprendere la sua strada lontano da lui che avrebbe sofferto terribilmente, mentre il padre (nonno paterno della figlia) n'avrebbe certamente goduto un po'. Sicuramente sono nel giusto coloro che agiscono nel bene per il futuro della nipote o nipotastra, ma non bisogna dimenticare che è solo e soltanto merito del padre se la figlia diverrà un essere eccezionalmente in gamba, sensibile e molto dotata musicalmente. Tutto questo a scapito della sua stessa carriera per amore della figlia. Dico questo perché ciò diventa lampante e chiaro solo al termine del film dove in una scena finale si vede a sorpresa la ex moglie del nonno che va ha trovare la propria figlia, avuta probabilmente con un secondo marito, rinchiusa in un istituto per malattie mentali. La scena; lei entra nella camera e la trova seduta sul bordo del letto con gli occhi chiusi dietro degli occhialetti tondi, avvicinandosi gli toglie dolcemente gli occhiali e quindi l'accarezza sulla guancia. Ma è nella scena finale che sono sbottato in un pianto come un agnello sgozzato, infatti, è qui che ho capito o almeno io credo di avere capito tante cose. La scena è tutt'altro che drammatica ma quello che la ex-moglie del nonno dice stando seduta, non a caso, dietro una scrivania è a mio avviso rivelatrice di risposte a molteplici domande; " Ieri quando ho accarezzato mia figlia mi sono accorta che era la prima volta che la toccavo veramente".
Forse si potrà trovare banali e scontate molte affermazioni di questo mio scritto, ma credo che l'importanza di certe illuminazioni rivelatrici non stanno tanto nella novità ma nel momento in cui queste ti compaiono e si manifestano chiare nella tua mente, e forse in questo momento io avevo bisogno di capire queste cose. Rivalutare l'importanza del mio ruolo di padre di fronte al continuo flusso di sentimenti, delusioni e gioie in cui vivo per la voglia di fare sempre meglio l'artista, questo mi da nuova energia e maggiore consapevolezza.
Se fosse possibile vorrei ringraziare tutti coloro che rendono possibile che opere come questo film si realizzino e che artisti veramente meritevoli come il regista ed i suoi collaboratori trovino in questa società il loro giusto spazio.
(settembre 2004).




Non so se cosi ho risposto alla tua domanda, ma un semplice "Si!" mi sembrava riduttivo. Pertanto, ho pensato che questa mia esperienza che ho scritto di getto poco tempo fa, e spedito privatamente solo ad alcuni cari amici, potesse meglio di ogni altro mostrare cosa m'interessava mettere in luce nella tragedia di un ragazzo che ad un certo punto della sua vita decide di suicidarsi. Tu sei li e capisci e non capisci ma comunque non fai nulla, questo e il mio dramma. Quella delle torri gemelle è un'altra storia, altrettanto drammatica, che molti altri hanno raccontato meglio di me.
Hai provato a domandare a loro se lo farebbero ancora? Questo è il loro dramma, che grazie a loro ho potuto condividere, io li ringrazio perché con il loro lavoro mi hanno fatto riflettere su molte cose.
Spesso la vita porta un uomo a fare delle scelte. Giuste? Sbagliate? Non lo so… è per questo motivo che in quello che faccio mi piace avere un interlocutore con il quale regalarsi delle opinioni.




D: Il tuo lavoro attuale come può essere definito?

R: Il mio lavoro è un lavoro di merda di nome e di fatto. Esiste infatti anche un lavoro che ho intitolato M.E.R.D.A.
ossia (Manifesti Elettorali Rettificati Da Asporto). Questo è la derivazione in versione espositiva per spazi al chiuso dell'intervento urbano denominato M.E.R. (Manifesti Elettorali Rettificati) che ho compiuto sui manifesti elettorali delle ultime elezioni. Ho realizzato questo lavoro per la prima volta su alcuni manifesti elettorali nel 1996 ma a quel tempo questi interventi rientravano all'interno del progetto D.U.R. (Documenti Urbani Rettificati) dove oltre ai manifesti erano modificati con le solite facce anche volanti, locandine, multe, avvisi, pieghevoli, ecc. Tutto era poi lasciato sul posto per detournare il passante (solo alcuni documenti, 1 o 2 per ogni serie rettificata, venivano prelevati a documentazione e memoria dell'evento). Il progetto M.E.R. nasce a Venezia nel 1999 durante la biennale quando per la prima volta intervengo sul faccione di un politico dove rettifico gli occhiali di V. Sgarbi allora non ancora ex sotto segretario ai beni culturali. Da allora ad ogni campagna elettorale ho compiuto questo tipo d'intervento urbano non solo a Roma ma anche in altre città italiane.



L'ultima volta però durante l'intervento M.E.R., oltre a rettificare i vari manifesti affissi per la città (azione tra l'altro correttamente compiuta in assoluta osservanza delle norme di par condicio), ho portato via, strappandoli dai muri, nello stile M. Rotella, anche una serie di manifesti di vari canditati che mi sono riservato di modificare in un secondo tempo nello studio per poi presentarli in alcune mostre.
"MERDA". Questa seconda denominazione dell'appendice dell'intervento originale, seppure sicuramente d'effetto, risulta forse un po' troppo forte visto come tutti battono in ritirata ogni volta ho proposto il progetto.
Tutti lo ritengono probabilmente troppo pericoloso? Ho deciso pertanto di non considerare vincolante tale titolo ai fini di una presentazione o eventuale esposizione del lavoro ma nonostante ciò tali opere risultano ancora troppo eversive visto che non ho trovato nessuno disposto a sostenermi né tanto meno ad espormi. Un po' di tempo fa avrei detto “Paura hee? Ma di cosa? Come possono pochi manifesti rivisitati danneggiare l'immagine di un politico più di quanto facciano tutti quei comici che in televisione li ridicolizzano continuamente in ogni modo" ma questo forse dopo le ultime epurazioni rai della Guzzanti e di Luttazzi non si può più dire. Comunque sia che male può fare un povero artista visivo? Non si dice che siano le parole quelle che fanno più danni? Qui abbiamo solo immagini.... O forse li dove l'immagine si lega a contenuti forti si compie un ponte mediatico particolarmente efficace del quale bisogna avere timore? Si contesta all'arte contemporanea la tendenza d'astrazione dai contenuti sociali, il suo divenire sempre più aleatoria e fine a se stessa? Ma quando si propone qualcosa di diverso tutti hanno paura di rischiare, ma non lo sanno questi chiacchieroni che chi non risica non rosica? E come giustamente è stata detto da qualcuno "Senza un margine di rischio da parte dei promotori non esiste libertà di sperimentazione e di ricerca per gli artisti". Spesso quando bisogna farsi carico di qualche rischio difficilmente si trova chi ha veramente il coraggio di sostenere ed esporre l'arte di sperimentazione e di ricerca di questi artisti.




D: Ma ci fai o ci sei? Molte persone ti giudicano "un non artista" o particolare, tutto questo è una voluta scelta?

R: No! Nooo... so proprio scemo! Non ci faccio, ci sono mi piace vivere nella mia totale stoltagine cercando di alimentarla giorno dopo giorno, sempre di più. Il risultato dei miei lavori è il frutto di quello che vivo non c'è inganno non c'è trucco io sono esattamente quello che appaio dico e faccio. Io sono esattamente quello che vedete nei mie lavori nessuna finzione nessun invenzione ma solo il coraggio di trovare la forza di mettersi a nudo per capirsi di più. Io sono un pennello (forse un po' spelacchiato), la mia vita è il colore, lo spazio la mia tela. E poi solo un cretino come me poteva mettere al mondo tre figli, un vero artista che realmente vuole arrivare sa bene come funzionano i giochi, bisogna avere libertà di movimento e se proprio desideri un figlio la cosa più giusta da fare è mettere incinta una gallerista o qualche potente critica, insomma qualcuno che conta e che ti possa dare una mano nella tua carriera.
Ma non è cosi da tutte le parti?




D: Perché artista di merda?

R: Ma!...Sai se devo dirti la verità io non ho mai pensato molto bene di me e forse quella di essere un artista di merda è una delle mie qualità migliori. Anzi ti dirò di più, ultimamente ho scoperto che molti vorrebbero esserlo e non lo sono e molti che lo sono non hanno ancora scoperto di esserlo. E tu, a quale categoria pensi di appartenere?
Intervista di Salvatore Caruso a Pino Boresta

In foto:
Spermatozoo al microscopio, Claudio Morici, Interventi Urbano NDA, Tetes de Bois, J.D. Salinger e Bruno Vespa, Maria De Filippi, Personaggi vari (V. Gravano, S. Biagi, D. Scudero, C. Colasanti, A. Arevalo, C. Pietroiusti, P. Echaurren, A. Gianvenuti, M. Tonelli, G. Marziani, V. Tanni), Graffito di JB Rock, Massimo Troisi, Twins 11 settembre 2001, Ingmar Bergman, MER (Manifesto Elettorale Rettificato), Mimmo Rotella, Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti, un volantino DUR (Documento Urbano Rettificato).


Intervista pubblicata: 
- On line su Avision.it
- Con il titolo "Papale papale" sulla rivista "Percorso vita" anno VII, n.4 settembre2004/gennaio2005

2005 Francesca De Nicolò


W La merda di cane


Domanda: Parlami del tuo rapporto con la rete, lo so questa domanda è di una portata totale, ma intendo proprio del tuo rapporto con il corpo e la rete, quando interagisci con il tecnologico lo senti come un’espansione del tuo, in una sorta di percezione immanente del tuo corpo?

Risposta: Devo dire che spesso mi è capitato di passare intere giornate al computer, alcune volte ho perfino rinunciato a fare all’amore per dedicarmi ad Internet, ma non ho mai avuto rapporti carnali o raggiunto un orgasmo con un computer neanche quando dal modem sono passato alla DSL. In buona sostanza sento e vivo la rete sicuramente come un’espansione democratica delle mie possibilità di conoscenza e della mia possibilità di fare cose ma non sento tutto questo come parte del mio corpo perché mi fa ancora piacere riconoscere con il mio naso la vicinanza di una merda di cane o il profumo di un prato appena tagliato.


D: Che ne pensi del sublime tecnologico teorizzato da Costa, condividi?


R: Non ne so molto ma ad orecchio penso che tra le varie cose che sostiene Costa ci siano probabilmente delle verità, ma per dire qualcosa di più dovrei approfondire la conoscenza sulla sua teoria e non è detto che non lo faccia anche se devo ancora decidere se la tal cosa può interessarmi o meno, per il momento sono preso da altre cose.


D: Parlami o citami dei tuoi lavori nei quali hai sentito maggiormente la relazione con il tuo corpo.


R: In progetti come P.U.A. (Progetto Unghie Arte) o R.C. (Residui Corporei) vi è un forte legame con il mio corpo, dettata da un’attenzione particolare che ho nei confronti di questi, e dell’uso che ne faccio. Ma è sicuramente durante le mie performance di smorfie che questa relazione è più facilmente visibile, prova di ciò il fatto che ogni qual volta che ne eseguo una lo stress mi fa perdere un paio di Chilogrammi. Chili che mi costa molto caro recuperare. Infatti, i miei 54kg di media non mi permettono di buttare ciccia qua e là. Una particolare relazione con il mio corpo avviene soprattutto durante le mie performance come U.D.S. (Ultimo Degli Sciuscià) o L.N.P. (Lavavetri Non Profit), dove non solo il mio corpo, ma bensì tutto il mio io in quanto essere umano, si mette in gioco in prima persona. In queste performance avviene un coinvolgimento corpo-mente che da vita ad una serie di sensazioni, emozioni e riflessioni stimolanti e stimolate dall’esperienza diretta della vita vissuta, che in alcuni casi ha veramente messo a dura prova quella macchina umana nella quale sono imprigionato.


D: Senti il tuo corpo come confine? Oppure ti senti definitivamente cyborg, sto pensando al manifesto cyborg di Donna Haraway?


R: Certo sento il mio corpo come confine di ciò che sono e di quello che un domani non sarò più. Ora il bello è che da questa parte del confine per quanto mi impegni nel tentativo di capire che cazzo ci sto a fare “qui” non vedo luce né chiari segnali di risposta. Non credo che la soluzione sia nel corpo cyborg anche se questo potrebbe essere uno dei passaggi da sperimentare sicuramente non obbligatorio, ma possibile. Del resto sappiamo bene che nel territorio della vita non vi è niente di obbligatorio e niente di prevedibile, ma tutto di ipotizzabile, e nulla di certo, meglio che mi fermi qui perché ho l’impressione di essermi incartato. Per quanto riguarda invece quello che mi aspetto di trovare dall’altra parte del confine per il momento non posso dire molto, anche se spesso tento disperatamente di ricordare qualcosa di quel posto dove uno spermatozoo mi ha fornito il passaporto per l’espatrio o meglio per l’es-parto. Chiaramente dando per scontato che sia lo stesso posto in cui eravamo prima di fare questa breve apparizione sul pianeta chiamato Terra, o così denominato da noi che siamo qui.



D: Credi ancora nelle potenzialità dei nuovi media, o pensi che stiamo assistendo ad un momento di stallo?


R: Credo che i media tradizionali possiedono ancora una forte potenzialità ma Internet ha sicuramente dato vita ad una sorta di democratizzazione dell’informazione creando una specie di rivoluzione sociale sicuramente non più sottotraccia come alcuni affermano ma sempre più alla luce del sole e della quale ormai tutti si sono accorti. Per questo i potenti del mondo sono già a lavoro per manipolare e controllare il più possibile anche la rete… che Dio Net li fulmini!


D: E per te quali sono al momento le tue ricerche, i tuoi progetti in cantiere, se in parte me ne puoi parlare?


R: Qualcuno ha detto che un uomo per dare senso alla propria esistenza deve almeno scrivere un libro ed è proprio questo quello al quale sto lavorando. Sarà un libro opera un po’ particolare del quale non ho intenzione di svelare nulla. Ho inoltre quasi terminato la fase preliminare per un nuovo progetto di Web Art e presto passero alla sua costruzione per metterlo on line quanto prima. Continuano poi i miei interventi urbani vecchi e nuovi e quelli pensati ad hoc per occasioni speciali. A tutto questo aggiungi un paio di progetti top secret dei quali è sempre meglio non svelare nulla (questo mondo e pieno zeppo di volpacchiotti, e figli di papà sempre pronti a ciucciarti le idee) e il gioco è fatto.


D: Chi è per te Duchamp, ti senti suo figlio in qualche modo?


R: Magari!… sarebbe stato sicuramente tutto più semplice se fossi stato realmente il suo figlio legittimo. Altri tipi di paternità non mi interessano, molto avrei invece preferito avere al fianco mio padre che no c’è mai stato, ma probabilmente è grazie a ciò che sono potuto diventare quello che sono, cioè un artista di merda?


D: Parlami del tuo rapporto con il suono, la musica, sei contaminato da Cage e Fluxus oppure sono altre le tue contaminazioni, quando pensi al video quali sono i tuoi riferimenti Paik?


R: Sono altre le mie contaminazioni, anche il se il mio cervello e la mia memoria niente distrugge e niente dimentica ma tutto trasforma e tutto ricorda e riordina.


D: Parlami del tuo rapporto con Debord società dello spettacolo.


R: Sicuramente creare delle situazioni, questo è quello che dicono i Situazionisti e quello che penso pure io, il resto viene da se. Debord? “Meglio che non lo abbia conosciuto… sparato pure io avrei potuto finire” Lui ha fatto una delle più lucide e sorprendenti letture della società contemporanea che abbia mai letto e se penso che si è sparato la cosa mi spaventa e dovrebbe spaventare tutti, ma qualcuno ha già trovato la soluzione basta napoletizzare l’indole umana e tutto potrebbe essere visto sotto un'altra luce, ma forse oggigiorno non basta più neanche questo.


Intervista di Francesca De Nicolò a Pino Boresta

mai pubblicata

In foto:

Una merda, RC project (residuo di ombellico), PUA project (2 confezioni di unghie), UDS project (performance), Donna Haraway, LNP project (intervento urbano), kit Fluxus, John Cage, Nam June Paik.


2005 Francesca Alderisi



Quella faccia da cazzo





Ciao Pino Boresta
Ciao!


Domanda: Di chi è quella faccia? E chi è che l’attaca?

Risposta:
Scegli tu:
Sono io e li attacco io.
Non sono io ma li attacco io.
Non sono io e non li attacco io.
Non so chi sia.
Ma una cosa è certa nel 1994 Dio c’era ed io pure.
Per il resto lasciamo che ognuno creda ciò che vuole anche se io da ora in poi ti parlerò come se fossi io.



D: Perché lo fai?

R: Un bel giorno ho deciso di reagire a tutta quella violenza pubblicitaria che ogni giorno subivo dalla televisione dalla radio dai cartelloni pubblicitari sui giornali sulle riviste ed ora su Internet e addirittura sul cellulare.




D: E quindi?

R: E quindi, ho deciso di incominciare a dire la mia o meglio di non dire nulla ma di fare qualcosa. Ho cosi inventato questa faccia smorfieggiante.




D: Perché hai scelto come immagine la tua faccia?

R: In realtà non è un immagine ma una voce. Un immagine la riconosci subito e l’archivi immediatamente in un angolo del tuo cervelletto dimenticandola quasi subito. Invece un immagine di cui non comprendi immediatamente il significato diventa un pensiero o meglio una voce che rimbalza tra i tuoi neuroni e produce pensiero. Una voce che ti dice “Ma chi cazzo è quello? Perché sta lì? Che minchia significa?” Perché la mia faccia? Cercavo un’immagine forte che non si dimenticasse una vera faccia da cazzo, così ho pensato che meglio della mia non ce ne fossero in circolazione e quindi ho preso la decisione.



Intervista di Francesca Alderisi a Pino Boresta

Intervista televisiva del 02/06/2005 alla trasmissione 00:00:01 su Roma Uno


In foto:
Tutte foto CUS e Francesca Alderisi

La performance realizzata nella stessa occasione,
Qui link del video:

http://www.youtube.com/watch?v=ooG99pYm1do


martedì 28 ottobre 2008

Some of Boresta's

Pino Boresta



pino boresta nato a Roma


ONE OF BORESTA'S

One of Pino Boresta's "Urban Artist Stickers" was the first image I saw upon
entering the Venice Biennale in September, 1999. It was a small black and
white sticker with something written below the face of some guy with an ugly
grinning mug and a bald head. It turned out to be Boresta who had pasted the
sticker on a building at the entrance to the Giardini. I immediately said:
"Let's steal it; its probably the best piece here, except for Dan Perjovschi
of the Romanian Pavilion." But I couldn't get the sticker off the wall.
Boresta has perfected his craft. Next thing I knew, I met Boresta in the
Oreste Installation, and asked if he had any more of the stickers (which I
could not manage to lift). Being the unpretentious, engaged, and direct kind
of guy that he is, I was handed a bundle of material and given his promise to
speak to my students at Venice International University (VIU), where I was
teaching that fall. In October, Boresta talked to my students (from Germany,
England, Spain, Italy, and the USA) for nearly four hours. VIU is on the
island of San Servolo in the Venetian lagoon. Since the 10th century, it has
been sequentially a monastery, a prison, a psychiatric institution, and now a
university, namely home to the same clientele recycled over the ages (which is
why Boresta must have felt so much at home amongst us). He told us all about
his "job" as an artist, which is, in a few words, to ask questions. We were
particularly interested in his "H.W.O" (Happy Wedding With Optional), the
event of marrying his already pregnant girl-friend (with optional referring to
his then unborn daughter). I learned that the sticker I had wanted to steal
was a "L.F.U." (Look For A Face And Use It). The students wanted a copy of his
"A.S.B." (Artistic Stamp For Banknote), and so on. NEVER during the four
hours of his discussion did Boresta resort to the kind of bloated discourse,
larded with theoretical jargon and rhetoric, that weighs down so much
so-called art of political and social engagement. Instead, he talked about how
he transforms a parking ticket into an aesthetic gift, leaving it altered as a
present on the wind-shied of some unsuspecting citizen. What a difference it
would be to find art on one’s car window, rather than an institutionalized
public notice to pay a civic fine. This is the way that Boresta artistically
contaminates everyday life with attention to life itself, altered by an "Urban
Artist Sticker." Boresta is a rare artist who actually remembers how to love
art and people, and is not afraid to show it. I haven't met anyone like him
since the passing of Robert Filliou.
Kristine Stiles



LOST IN SPACE

Pino Boresta is from a lot of years is engaged in the being an artist “against” and that he search to do is Shit art, as Claudio Morici says in his book , edited in the last june of this 2004, “Teorie e tecnica di un’artista di Merda”, looking with a sarcastic point of view le contemporary art. Where Morici is still ideally connected with the book of the great Philip Dick. But what’s the meaning? A shit artist by the way like Morici says is an artist who doesn’t ’t live about his art and have the classical problems connected with a common way of life, the problem of having money. So the artist of shit do a lot of other works, and he search to be alive in this mood of convenience because he doesn’t live with his art, but he still do art, knowing his destiny, without the necessity of be famous.
Boresta, in the meantime it’s a joker, and artist who wants to pirate the common sense of thinking; permeating also the detournament in the net with web project, according Guy Debord’s theory and critic of the society of spectacle, and he is still fascinated, as he say to me, by internet as a new democratic system of communication and by the web and net art.
Also Boresta is on line with two web projects cryptic and cynic like a cybernetic man as to be called: Where do spermatozoa go? And Hey Friend What’s Matter. The aim is, in the first one, to make public and to be on line with all the intimate going, creating ,again, a romantic union between life and art. A situation where Boresta make him self in the joke of the spectacle without limits, creating also a sort of short circuit according to a line of thinking of where everything can be also art also in a Punk view, where also every one can search and see all having a relation ship with his life connected in the virtual reality by his single machine.
So according this view and experiment, he put in the net this project, his photos about his son, his father, his wife, in a clinic view of a work where Boresta like a paranoid has calculate all his orgasmic and hours of life. It has something like the making of a situation who has a lot of the humour noir and where all the internet crew are calling to mail doing a work in progress who never ends. So, all are calling to send little tales, thinking, poetry, tales and music and all they want for having a discussions about the nonsense of human being, who’s in the main time grotesque and shining.
Also in Hey Friend what’s the matter, Boresta ask all and he speak about a real or unreal situation, where he probably have seen a suicide of a man when he was in London. He asks to all the visitors to have a point of view and a judgement about the possibility of increasing in the life of someone else.
He also in this mood to have a continuous experiment about the democratization of the net, according also to a Neoist experiment and about the guilty of the new era reformatted about the impact with the new media, that have changed all the typical view and the sensorial vision of the world as we know.
Now he is working about a new web project called lost in space where he will put on line a lot of photographies of his stickers with his face in the city of Rome, looking also about the words that are in the city connected with words that are in the book No logo of Naomi Klein, also thinking in the mean time about the paradox of the society, always creating an interaction with the place and with the global point of view of according to a no-global action.
Francesca De Nicolò




G.I./G.O. - Grimace In/Grimace Out



1994 different dimensions


Make a face!..... you won’t solve your problems like this, but it will surely lighten your weight. “Who is my public?” “I’m not searching any signature form or look or way of working. I think the tone is about not having anything extra but only what’s necessary. I believe with heart in the economy of means.”
F.G.T.




R.E.P. - Rectified Election Poster


1994/2001 different dimensions


One of Pino Boresta's "Urban Artist Stickers" was the first image I saw upon entering the Venice Biennale in September, 1999. It was a small black and white sticker with something written below the face of some guy with an ugly grinning mug and a bald head. It turned out to be Boresta who had pasted the sticker on a building at the entrance to the Giardini. I immediately said: "Let's steal it; its probably the best piece here, except for Dan Perjovschi of the Romanian Pavilion." But I couldn't get the sticker off the wall. Boresta has perfected his craft. Next thing I knew, I met Boresta in the Oreste Installation, and asked if he had any more of the stickers (which I could not manage to lift).
Kristine Stiles





U.A.F. - Urban Arteological Finder


1995 different dimensions


On 5 and 10 July 1995 in Rome starting from Spagna square exactly where is the famous Bernini fountain call “Barcaccia” at 18,30 I have made the my first U.A.F. – Urban Arteological Finding. During this Urban Intervention I take and save from the streets several microrubbish. I put this refuse in different sachets according to the place where I find it. Then, in a second time, all the finds of every single sachet are assembled over cardboard. On 19 and 20 September 1996 at 18.30 starting from the same place (Spagna square) in several roads of the city centre I made the second U.A.F. – Urban Arteological Finding. This time after get and save the microrubbish in different sachets I put and show everything in an exhibitor divide in compartment, and presented at the “XII Quadrennial d’art”, in the room of “Invite to the Quadrennial” project. TRASHINVESTIGATION 10-12-14 April 2000 Tour around the dark secrets of the refuse containers. Urban Intervention by Pino Boresta With the collaboration of AMIAT and the BIG Turin 2000 organisation, I intend to realise a study that is not scientific but artistic. And so, on three different dates, three socially and economically diverse zones of Turin will be surveyed by yours truly together with the people and machines of AMIAT. The action will be video-documented and the final result photographed and reconstructed. Furthermore, at my discretion, now as "arteologist" more than artist, some of the refuse will be catalogued and archived in three separate transparent showcases.




A.N.P. - Art Nails Project


1995 different dimensions


Give me yours – I’ll give you mine How to artistically contaminate your own toilet? Next time you cut your nails don’t throw them away but save them in the transparent little envelope here enclosed. Don’t forget to fill in the little form with your name, age and date and give everything back to me or send to it the following address: Pino Boresta via Segni 00037 (Roma) Italy If you want to receive my own nails please send me your request with your address. Tank you for your attention and participation in this project. “I need the public to become responsible and activate the work. Otherwise it’s just another kind of formalist exercise. But we are always shifting back and forth between the personal and the public. One day I want to make something from what I read in the paper and the next day I want to make a work about a memory. Public life is private life.”
F.G.T.




L.S.S. - Last Shoe Shiner


1996
different dimensions


I don't want use artistic system as feat for problem which are pressing urgently. I'm interesting in actions and situations. If we remove the chatter we can build exacting city. The artist duty it’s to break chains of boredom and projecting new activity inventing new situation. What I really want to do with sciuscià actions, it's to taste the possibility for art to become a real Social utility system? The project consisting to brushing and shining shoes of all people who request it. A certificate will be released by the artist every customer. “Theory and its application also exist and proposes the construction of situations Situations vs. Entertainment. This contrast and these two words are the foundation on which SI strategy was put into action.” “SI believed that art in life could only exist following the abolition of the divisions of artistic works, when aura and genius are surpassed, and the role of artist and spectator disappear.”




N.Q.A. - Nine Questions Art


1997
different dimensions


In the underground of the terminal station of Ostiense (in Rome) the 1° December 1997 from 17.30 to 19.30. I delivered to peoples some leaflets with on one of this nine questions; What is Art ? Where is Art ? How is Art ? Which is Art ? How much is Art ? When is Art ? Who is Art ? Why is Art ? How much of that is Art ? ……..and I asked them to write down his opinion. A the end of the flat escalator a collaborator get back from the peoples, a pen ( to writing ), a stiff cardboard (to better write on the paper) and leaflet (with the write answer), that I give them from the opposite side. The result has been very good with more then 120 answer. Some affirmation are funny, some intelligent, some stupid, some sharply, some cunning and so on! Well all together they are very variegated and interesting.



W.N.P. - Washer No Profit


2001
different dimensions


Pino Boresta is from a lot of years is engaged in the being an artist “against” and that he search to do is Shit art, as Claudio Morici says in his book , edited in the last june of this 2004, Teorie a tecnica di un’artista di Merda, looking with a sarcastic point of view le contemporary art. Where Morici is still ideally connected with the book of the great Philip Dick. But what’s the meaning? A shit artist by the way like Morici says is an artist who doesn’t ’t live about his art and have the classical problems connected with a common way of life, the problem of having money. So the artist of shit do a lot of other works, and he search to be alive in this mood of convenience because he doesn’t live with his art, but he still do art, knowing his destiny, without the necessity of be famous. Boresta, in the meantime it’s a joker, and artist who wants to pirate the common sense of thinking; permeating also the detournament in the net with web project, according Guy Debord’s theory and critic of the society of spectacle, and he is still fascinated, as he say to me, by internet as a new democratic system of communication and by the web and
net art.
Francesca De Nicolò



Hey!... - “Hey!... My friend what’s the matter?”


2001
different dimensions


“Hey my Friend What's the Matter?” Is a net piece by Pino Boresta. The project combines established art strategies, such as documentation of a past event (photo stills), performance (the actual act that was photographed), and user interactivity (visitors to the site being invited to contribute an opinion). The photo stills, of a person who is about to jump off a building, look like documentation of a performance as well as evidence for a criminal case; the effectiveness of the piece relies on a fine balance between the two possibilities -- the latter being the rhetorical platform upon which the art piece was developed. Fact or fiction? Send your opinion and contribute to the performative/interactive net project.
Eduardo Navas



Some project

A MAN!

1- A man goes in a bus waiting a the terminus, stamps his ticket
and before the bus leaves he goes away.

2- A man walks down the street and collects all micro-rubbish and
micro-refuse he finds, and puts it in a transparent bag.

3- A man finds on a big table in a church a very peculiar holy man
with interchangeable faces.

4- A man takes out of his pocket some strange stickers, of a
grinning man's face…suddenly he starts to stick them
everywhere in the city, above traffic signs over advertisement
space and on all the light posts in town.

5- A man cuts his nails and puts his nail clippings in a small
transparent envelope.

6- A man goes to the lotto office and spends 1000 lire to play a
very difficult series of five number. Before living he said
"I'm sure to win".

7- A man collects photos of normal people because he says they
fit the physical characteristics required.

8- A man gives out everywhere a leaflet hoping to collect different
works of art made from people unaware of having any.

9- A man takes his banknote from his wallet and stamps them.

10- A man reaches his car left in a no parking zone and finds a fine
rectified in fine art, by a small grinning face.

11- A man and a pregnant woman stand naked in front a door
while he places a wedding ring on her finger.

12- A man cleans and polishes shoes for all people, and also issues
a certificate of the cleaning job.


13- A man puts stickers everywhere with illustrations some words
and questions, attempting reactions from the pedestrians.

14- Some men women and children take from the table several
stickers of "Art Picture Cards" and stick them on different
plastic panels hanging on the walls.

15- A man in the underground asks a simple questions and
requires a simple answer.


HOW CAN I EXPLAIN!

1- How can I explain to my brother and the passengers that it
can be useful to stamp a ticket without using it?

2- How can I explain to my daughter, two years old that she
mustn't touch garbage found on the streets? How do I explain
to her that only her father can, because he is an artist?

3- How can I explain to all bigots and serious people that they
have to make a face? Because you won't solve your problems like
this, but it will surely lighten your weight!..

4- How can I explain to my father that sticking pictures of myself
grinning everywhere in the city is useful?… For him, that when
I was painting abstracts and models he told me "throw away all
those paintings and stick those paint brushes up your ass!…and
go to work!…digging holes in the grounds, go to polishing
windshields on street corners!

5- How can I explain to my friends that it can be useful not to
throw away yours nail clipping?

6- How can I explain to all better and skilled players that it is
possible to play lotto and surely win?


7- How can I explain to the normal people that they are not extra
but in reality they are the main actors, the protagonist, of this
comedy of every day life? How can I explain to them that a
stage is not inside a small theatre but the real stage is outside
and it's called the world?

8- How can I explain to the artist hiding in anyone of as that it is
important not to forget all the little things we have done in the
past?

9- How can I explain to the greengrocer, the butcher, manager,
the bank clerk and to Clinton that its important putting stamp
on banknote and let them circulate all around the world?

10- How can I explain to the traffic police and to the fined car
owner that seeing a picture of my grinning face can make
things less dramatic?

11- How can I explain to my in-lays that it is an art necessity to let
their daughter to pose nude and pregnant?

12- How can I explain to immigrant window cleaners and shoe
shiners that working for free can be useful?

13- How can I explain to all the people in the city that it is
necessary to exhort and stimulate reactions by using illustrated
stickers with words and questions that can be found around the
town?

14- How can I explain to all presumptuous people that anyone can
think what they want and that they have the right to think
whether or not an artwork is: pretty, ugly, traditional,
experimental, avant-garde, sly, commercial, stimulating,
interesting, strange, funny, insignificant, out of the game?…

15- How can I explain to pedestrians that I don't want to sell them
any dictionaries any encyclopaedias any books or whatever, but
that I only want a very simple answer to a very simple
question, about art?


15 PROJECTS TITLES

1- A.T.P. - Art Ticket Project 1995

2- U.R.F. - Urban Arteological Finder 1995

3- V.B.F. - Ven. Borosteo Face 1995

4- L.F.U. - Look for a Face and Use it 1995

5- A.N.P. - Art Nails Project 1996

6- F.A.B. - Fine Art Bet 1996

7- M. 65 - Magnificent 65 1996

8- R.L.A.A. - Recovery Lost Art Association 1996

9- A.S.B. - Artistic Stamp Banknote 1996

10- U.R.D. - Urban Rectified Document 1996

11- W.W.O. - Wedding With Optional 1996

12- L.S.S. - Last Shoe Shiner 1996

13- R.S.S. - Rebus Sic Stantibus 1997

14- A.P.C. - Art Picture Card 1997

15- N.Q.A. - Nine Questions Art 1997



Future shows

I have decided to send you my present project. I believe could result deeply interesting for me to present this artistic project in London.

My work as artist has always been focused on interventions that take place inside urban settlements, considered more as crossing points of different existences than as architectural or urbanistic spaces.

The aim of my artistic work is to force people to reflection, upsetting their habits and social conventions, to insert the leak of doubt in the tight texture of our everyday life.

Those are exactly the reasons for which I have chosen the urban context, where the coactive mechanisms of everyday life become more evident: through my art. I wish to urge people to experiment new ways of social interactions, to modify their perception of urban spaces, to live the town in a different way.

Here;
http://www.pinoboresta.net/boresta_eng.htm
And on my site is possible to reading all comment
http://www.arteutile.net/boresta/boresta.htm
And on several other web site is actually hosted my projects “Hey my friend, what’s the matter?” http://www.google.it/search?q=pino+boresta+Hey!&hl=it&lr=&start=0&sa=N

In this project I try to transform a dramatic and private experience into an invitation to reflection, urging visitors to express their opinion on the exposed facts.

I think that “Hey my friends what’s the matter” is a strongly significant project, which, presented in the right manner, can involve a great number of people, exceeding the web to invade the city streets and their inhabitants’ houses.

By this work I would like point out the social problem of the suicide, especially about young people. I want to involve the citizen to reflect and think about the responsibility of everyone and about what we can do and what we can not do.

The idea I’d like to expose you is quite simple, and I wish it could be realized involving the city.

Using the funds and maybe find a sponsoring firm interested in the work is possible to buying a spaces on billboards and some pages on newspaper and magazines,

The idea is to publish the starting image of the project, with no other indication than web site address where we recreate the work and where every one will see what the mean is.
The web site should then be linked, with a banner or a pop-up window, to the remaining pages of the project, so that the surfer will be able to visit the entire project and to express his/her personal opinion, also about this big social problem.

I have submitted this strong Urban Intervention to several art associations like:


- MIP, museum in progress in Wien to att. Kathrin Messner and Josef Ortner (Jury Nancy Spector, Hans-Ulrich Obrist, Kasper Konig).
- inIVA in London to att. Bruce Haines and Melanie Keen.
- Interssengemeinschaft Arbeitsgruppe Krone Aarau in Swiss to att. Wenzel A. Haller
- The Israeli Center for Digital Art in Israel, att Hilchot Shcheinim.
- Centre International d'Accueil et d'Echanges des Recollets, Paris France
- Town Councils of Calaf and Manresa , Spain
- Kunsthalle Exnergasse Wuk, Wien Austria
-http://www.saatchi-gallery.co.uk/yourgallery/artist_profile/Pino+Boresta/43655.html




But no one had the courage to support it.

I am actually trying to realize this same project in Italy, and specifically in Rome, with the help of some collaborators, but, since “Hey my friend” was thought from the beginning as an international project, I wish it could be presented at least in another country. Unfortunately I haven’t found yet who can sponsor it.
If you think that this idea can interest your Creation Contest for the M&C Saatchi please don’t hesitate to contact me, either at the e-mail address salepepe9598@yahoo.it, either at my home address, via 7 Marzo 20/c Segni (Roma), Italy tel.06/9768588
Waiting for your answer,
I send you my best regards.

Sincerely

pino boresta




Website: www.pinoboresta.net/

mercoledì 22 ottobre 2008

A bocca asciutta



18/06/2008 16.58
Mostre: al via Quadriennale


Da domani al 14 settembre un centinaio opere di giovani artisti
Notizia (ANSA) - ROMA, 18 GIUGNO 2008
Con un centinaio di opere realizzate da altrettanti giovani artisti, parte la 15/a edizione della Quadriennale, da domani al 14 settembre. La rassegna, che torna nella sede storica di Palazzo delle Esposizioni, ha vissuto la vernice per la stampa, movimentata dalla protesta dell’artista Pino Boresta, che ha contestato il mancato invito alla rassegna gettando volantini con la scritta ‘Basta con i soliti raccomandati’ e un invito a firmare ‘per mandare Boresta alla Biennale di Venezia 2009′.


Come in un film di Godard (Performance Q.08)
Ho la gola secca e la bocca asciutta, avverto una forte sensazione di disidratazione senza avere in realtà sudato. Appena giro l’angolo decido di entrare nel primo bar che incontro chiedendo un bicchiere d’acqua. Il giovane barista nonostante la confusione è lesto, deve essersi accorto di qualcosa; bevo, ringrazio ed esco. Percorro cinquantina metri e si ripresenta la stessa arsura, il nasone (fontanella) di Piazza Venezia è troppo lontano decido cosi d’approfittare di un altro bar che a Roma non mancano. Questa volta entro con più tranquillità… esco e riprendo il cammino cercando di calmarmi.
Anche questa è andata, non è stato facile ma l’ho fatta.
Avevo calcolato tutto nei minimi particolari.
Arrivo in anticipo alla conferenza, non distribuisco i volantini e mi vado a sedere in fondo alla sala. I primi a parlare sono il presidente della Quadriennale e le autorità, che pur se scontati risulteranno più esaustivi dei 5 curatori preoccupati ad esibirsi secondo un rigoroso ordine alfabetico invece di parlare in sostanza della mostra. Sono lì seduto e come in un film di Godard, vivo, rivivo cento volte la stessa scena. L’ho studiata a fondo ma ogni volta che la riesamino mi vengono le palpitazioni; riesco a rilassarmi solo piegando qualche volantino.
Ci siamo! É arrivato il mio momento, stanno chiedono se ci sono domande da parte del pubblico, io dal fondo della sala mi alzo, agito le braccia e senza aspettare il microfono ad alta voce faccio presente che ho una domanda da fare. Catturata l’attenzione dei presenti domando “Vorrei sapere perché non mi avete invitato?”, c’è qualche risata e qualche applauso che prontamente stoppo reclamando invece più fatti. Attendo qualche istante in cui regna il silenzio e proseguo con la contro mossa studiata per tutelarmi dall’eventualità che uno dei 5 curatori tentasse con una risposta spiritosa di declassare l’evento contestatorio a farsa, e aggiungo; “Anzi! Non me ne frega niente, tanto rispondereste con le solite idiozie”. Allo stesso tempo lancio il primo gruppo di volantini che nell’attesa avevo smazzato e piegato uno si e uno no in modo che tirandoli non rimanessero appiccicati come avviene di solito.
Come da copione il tutto sarebbe dovuto finire qui gettando ancora volantini e niente più, invece il tempo da me stimato per blitz si dilata oltre le mie aspettative cogliendomi impreparato e con gli occhi di tutta quella gente puntati su di me, per fortuna uno dei curatori pensando di dire una cosa fica/intelligente decide di rispondere ugualmente “Perché il tuo lavoro non ci piace”. Andandogli in contro lancio altri volanti e gli domando “Perché tu che cosa sai di me? Cosa conosci del mio lavoro?”. Non risponde.
Improvvisamente qualcuno grida “acchiappalo acchiappalo” !
Questo scatena il mezzo fondista che è in me e scappo all’altro lato della sala approfittando di questo extra time per gettare altri volantini che non avevo preparato, lo faccio a piccoli mucchietti per evitare il solito inconveniente. Quando voglio posso essere molto veloce quasi come Arturo Bandini, o almeno così mi sentivo. Nel frattempo i difensori della patria si organizzano e mi accerchiano, decido cosi di recuperare il mio zaino e di consegnarmi ad uno dei custodi che tento di tranquillizzare con un bacio sulla guancia, ma lui si ritrae. Raggiunto anche dall’agente in divisa della security vengo scortano a braccio fin fuori al palazzo. Nel breve tragitto il vigilante in divisa mi domanda “Ma perché fai queste cose?” Gli rispondo che forse non l’avrebbe mai compreso e non era di certo quello il momento migliore per spiegarlo, ma un giorno lo avrei fatto. Mi ritrovo così fuori dal palazzo sulla scalinata di marmo agitato ma soddisfatto, avevo fatto quello che andava fatto e John Fante sarebbe stato orgoglioso di me.


Sulla strada del ritorno cerco di immaginare il resto della conferenza:
Uno dei curatori prende la parola e spiega che le scelte sono sempre personali e ci sarà sempre qualcuno che verrà escluso. Allora qualcuno dal pubblico fa presente che chi è deputato a decidere ha il dovere di scegliere gli artisti migliori e non gli amici o amici degli amici, parenti, raccomandati o i primi leccapiedi che ti gironzolano intorno. Bisogna andare in giro per gli studi, informarsi e premiare chi lo merita realmente e non coloro che rientrano nella logica di convenienze personali.
Se ciò fosse avvenuto sarei stato perlomeno felice di aver fatto nascere delle riflessioni in occasione di una sterile conferenza, ma non è andata così. Mi hanno invece raccontato che subito dopo che sono uscito quasi tutti hanno cominciato ad andare via senza trovare il coraggio di fare domande, uno dei curatori pensando di essere spiritoso ha detto “Questo non l’abbiamo organizzato noi” e qualcuno dal pubblico non ad alta voce ha risposto “Peccato è stata la cosa più interessante di tutta la conferenza”.

p.s.
Non mi sarei mai aspettato di ricevere in seguito attestati di stima e solidarietà dalle persone presenti o da chi aveva saputo ciò che era accaduto alla conferenza stampa della Quadriennale. Finanche da alcuni giornalisti che hanno sostenuto di non aver posto domande dopo la mia uscita forzata anche perché amareggiati da com’ero stato trattato per aver posto solo un’ingenua, ingenuissssima direbbe Verdone, domanda (ma tale doveva essere per avere un’efficacia performantica). Domanda dalle quale a detta di molti sarebbe potuto nascere con i curatori, se fossero stati intelligenti e pronti di spirito, un interessante dibattito, invece di farmi portare via a braccio come un criminale per aver lanciato qualche volantino.
Pino Boresta

In foto: Poster Rettificato (una mia opera), il logo della Quadriennale, il Palazzo delle Esposizioni di Roma, Jean Luc Godard, John Fante, Carlo Verdone, io che distribuisco i volantini del progetto F.B., Poster Rettificato (una mia opera).