venerdì 18 giugno 2021

Quando c'era "ARIA"


Quando c'era "ARIA" una rivista che non era come tutte le altre, che non faceva quello che fanno tutte le altre, che non si finanziava come tutte le altre, che non sceglieva chi pubblicare come tutte le altre, la cui redazione non era composta come tutte le altre, che non mostrava le opere come tutte le altre, che non mostrava gli artisti di tutte le altre, che non parlava come tutte le altre. Una rivista d'arte che non si presentava mai come tutte le altre, ma che era fatta sopratutto per tutti gli altri, per tutti quegli altri artisti che questo lo hanno capito e per questo ci hanno apprezzato.


Non-si-sa-poi-cosa



All’inizio fu “Rosso” poi “Non-si-sa-poi-cosa” questi i temi dei primi 2 numeri della nuova rivista “ARIA underground” che è stata presentata alla Fondazione Volume a luglio. 

Questa iniziativa editoriale nata dal gruppo ARIA “Artisti Romani Riuniti in Assemblea” riunitosi intorno a due artisti romani (Alfredo Pirri e Cesare Pietroiusti), ha deciso di portare avanti il proprio progetto anche quando del gruppo ARIA non-si-è-più-saputo-nulla. 

I componenti della redazione quasi tutti artisti (Angelo Bellobono, Arianna Bonamore, Pino Boresta, Tania Campisi, Carlo De Meo, Franco Nucci, Cristiana Pacchiarotti, Gianni Piacentini, Mario Tosto) sono presenti tra le pagine della rivista a dire ogni volta la loro con immagini, brevi testi o altri linguaggi insieme a tutti gli artisti di cui sono state selezionate le opere tra le molteplici spedite alla redazione, senza discriminazioni di sorta e nel tentativo di dare spazio ai lavori migliori. 























È questa una rivista dove a farla da padrone è l’immagine e le parole e i testi non mancano ma anzi sono ricercati e voluti, l’unica cosa che viene evitata sono le pippe mentali dei critici che spiegano quanto è bella e importante una certa opera. 

In questa rivista invece sono gli artisti (più o meno famosi) a dire la loro, a parlare di arte con scritti ed immagini inviando il loro inedito contributo in linea con il tema ogni volta scelto. 














Si vengono così a formare delle pagine magistralmente composte che sono quasi delle opere assestanti a tiratura limitata ed in alcuni casi addirittura uniche, come per le dieci copie riprodotte su lucido dove su una pagina predisposta viene chiesto di volta in volta ad altrettanti generosi artisti affermati di realizzare un intervento unico. 

È questa, infatti, l’unica fonte di sostentamento dato che la rivista viene distribuita gratis e in alcuni casi spedita a musei fondazioni e gallerie. 

Titolo e tema del prossimo numero “A reason to go out of home”, spedite il vostro lavoro (redazionearia@gmail.com) e non siate permalosi se non verrete scelti al primo tentativo perché chi la dura la vince (così almeno dicono). 

pino boresta
























Pubblicato su;  ("Juliet" n. 159  October - November  2012)



















































In foto: 
- Invito della Presentazione di ARIA alla Fondazione Volume.
- Presentazione del primo numero di ARIA al MACRO. 
- Pino Boresta durante la presentazioni di un nuovo numero di ARIA.
- Fotocomposizione dei componenti della redazione di ARIA in ordine da sinistra a destra: I fondatori, Tania Campisi, Arianna Bonamore, Pino Boresta, Gianni Piacentini (non fondatore), Cristiana Pacchiarotti, Carlo De Meo, Giorgio de Finis (non fondatore). Mancano Mario Tosto socio fondatore ritiratosi, e mancano Angelo Bellobono, Franco Nucci e Roberto Piloni che in qualche modo hanno collaborato per un breve periodo.
- Alcune foto della redazione finale durante un incontro al MAAM.

mercoledì 26 maggio 2021

Il corpo di boresta

 














IL CORPO DI BORESTA

Roma Micro Arti visive – 27 maggio / 30 giugno 2021

Pino Boresta torna a far parlare di sé, attraverso il corpo e i suoi residui

Secondo episodio del progetto IL BORESTA CHE NON TI ASPETTI

da un’idea di Pino Boresta e Paola Valori 

Roma - Da domani, giovedì 27 maggio 2021 nello spazio Micro Arti Visive prende il via la mostra “Il corpo di Boresta” secondo episodio di un lungo progetto di sei mesi – “Il Boresta che non ti aspetti” - dedicato all’outsider Pino Boresta.

L’evento, che inaugura alle ore 18,00, segna da un lato, la continuità espositiva e la forza dirompente della galleria di Paola Valori da tempo attiva sul territorio, e dall’altro, rappresenta l’ennesima provocazione di Pino Boresta, artista che ancora una volta porta in scena una dimensione fuori dalle righe del suo linguaggio artistico, con l’esposizione dei propri “residui” corporei: sperma, unghie, capelli, sangue.

Scioccante e volutamente “sconveniente”, il lavoro di Pino Boresta (classe 1962) che aveva già scandalizzato la Bologna degli anni ‘90 nel contesto della galleria Il Graffio - allora con il testo critico di un giovane Bartolomeo Pietromarchi - oggi, continua a far parlare di sé esponendo anche i profilattici usati e incollati, all’interno di un allestimento white cube minimale composto da teli, pannelli, stoffe e tovaglioli bianchi, diversi oggetti, recipienti e barattoli che ricalcano lo stile di un laboratorio, con provette e contenitori, superfici con chiazze di sangue, tutto per documentare quasi con piglio ossessivo, lo scorrere del tempo, del suo tempo.

Rispetto ad altri lavori, il senso della ricerca di Boresta sta nella “raccolta del tempo”, lo sottolinea il curatore Raffaele Gavarro, contestualizzando Boresta nell’alveo delle esperienze degli anni ‘70: “Se guardando i Residui corporei di Boresta inevitabilmente viene in mente Manzoni, Acconci, o quanti nella storia dell’arte hanno usato materiale biologico per dare forma all’opera, o anche solo per ‘condirla’, aggiungerei un altro aspetto che è il tempo. Le tracce di sperma, i peli, le unghie e annessi vari, sono infatti un vero e proprio autoritratto di Boresta nel tempo. Meglio, un autoritratto essenziale, informe e disturbante, come del resto è tutto il suo lavoro”.

Allora, se rispetto agli artisti di quegli anni, il senso del suo linguaggio vuole essere certificare la propria presenza, sono le testimonianze che lascia come traccia a documentarne l’essenza; documenti “scomodi”, maleodoranti e sudici di una realtà sempre in dissolvenza che è quella umana e anche la sua.

Non è un caso, quindi, se il prossimo episodio del progetto, per un totale di sei passaggi in galleria (fino a dicembre 2021), sarà dedicato al tema del “Testamento di Boresta”, e non è accidentale se nella performance della vernice di giovedì 27 maggio, l’artista, sulla falsariga delle “sculture viventi” di Manzoni, rilascerà ironicamente un certificato scritto a chi dei partecipanti alla serata vorrà, a sua volta, lasciare una traccia di sé donando una ciocca di capelli, pronta ad essere incorniciata e inserita nell’archivio del Progetto R.C. – residui corporei dell’artista, veri e propri “reperti” di tracce umane.

Per l’occasione l'artista ribadisce il suo interesse per l'Arte Relazionale, è così che il “barbiere” Boresta farà accomodare i visitatori su un trono, una elegante poltrona in sky rosso vintage anni ’70, e dall’alto di quella posizione, opererà un taglio, raccogliendo così anche il tempo e la traccia dei capelli altrui: un’operazione questa, che per certi versi ha anche il sapore di un’arte partecipata. Il giorno del finissage si assisterà alla performance nella quale saranno invece il curatore e la gallerista a tagliare tutti i capelli all’artista. 

Diversamente da ciò che accadde nel 1998 in occasione della mostra a Bologna. Questo quello che scrisse Pietromarchi “Con questa serie di lavori, Boresta sospende il lavoro "relazionale" per esporsi direttamente ponendoci di fronte alla sua sfera più personale, siamo introdotti nella sua sfera privata, violandone quelli che sono considerati i limiti oltre i quali non è permesso introdursi. Attraverso questa operazione veniamo trasformati in voyeurismi non di una singola azione ma di una intera esistenza, posti di fronte ad una cruda rappresentazione documentaria delle azioni e ad uno spoglio feticismo del residuo”.

Dopo Bologna, quindi, è la volta di Roma, una città dove il dibattito artistico e critico è spesso infuocato e dove siamo pronti anche a reazioni forti e di turbamento. Misurando la temperatura di Roma, la mostra farà ancora una volta discutere? Dividerà la città tra le critiche degli esperti e quelle dell’opinione pubblica, come già è successo con il provocatorio grido “Io vivrò” di Boresta durante la conferenza stampa della Biennale di Venezia nell’edizione del 2013? Cosa vuole dirci ancora Boresta? È ancora l’arte l’unico mezzo in grado di destare le coscienze?

Sono esattamente questi gli interrogativi che si propone un’operazione come questa, e tutti stanno al centro dell’indagine della galleria Micro Arti Visive, uno spazio romano ormai forte della sua esperienza di lungo corso che non soltanto non si tira indietro ma anzi, spinge avanti la ricerca di Boresta: così come è successo nella prima esposizione con i pranzi in galleria performativi, invitando curatori, critici e giornalisti serviti dallo stesso artista, che anche questa volta rompe gli schemi.


IL CORPO DI BORESTA dal 27 maggio al 30 giugno 2021 Secondo episodio del ciclo “IL BORESTA CHE NON TI ASPETTI” a cura di Raffaele Gavarro  MICRO | ARTI VISIVE - Roma, Viale Mazzini 1  / Riferimenti organizzativi: Paola Valori 347 0900625


Opening giovedi 27  giugno dalle ore 18:00