venerdì 9 luglio 2021

SOS - Boresta

 













Pubblicazione di articoli sul progetto 

"SOS-Boresta"


1) Artribune  23 febbraio 2017

2) Exibart 25 febbraio 2017

3) Roma Italia Lab 25 febbraio 2017

4) Corriere Del  Web 20 giugno 2017

4) Cagliari Art Magazine 21 giugno 2017

4) Artribune 24 giugno 2017

4) Exibart 24 giugno 2017

1) SOS d'artista

Artista romano lancia un crowdfunding per evitare lo sfratto





















Un artista in difficoltà lancia una campagna di Crowdfunding per evitare lo sfratto, e coglie l'occasione per donare un'opera ad un museo pubblico. Ricompense in opere d'arte per tutti i donatori.  

Pino Boresta è quello che si definisce un outsider. Fuori dai circoletti dell’arte che conta, non compare nelle mostre internazionali e le sue opere non saturano il mercato. Tuttavia, la sua presenza è impossibile da ignorare, e una ricerca anche veloce sul suo passato ci fa scoprire una figura poliedrica e per molti versi anticipatrice, in particolare nel campo della street e urban art, settore tanto in voga negli ultimi anni. Le “smorfie adesive” di Boresta, che caratterizzano il paesaggio urbano della Capitale (e non solo) da ormai quasi 25 anni, sono infatti un esempio precocissimo, soprattutto nel nostro paese, di uso dello sticker come mezzo artistico, una pratica che ha illustrissimi protagonisti oltreoceano, come il celeberrimo Shepard Fairey.

UN’OPERA PER UN MUSEO
Oggi l’artista romano sale agli onori della cronaca per un’iniziativa che intreccia personale e professionale. Con la campagna di crowdfunding SOS-Sfratto, Boresta chiede infatti aiuto per evitare uno sfratto imminente, eventualità che getterebbe lui e la sua famiglia (una moglie e tre figli in età scolare) in mezzo a una strada. L’artista ha però deciso di cogliere l’infausta occasione per coinvolgere il pubblico e le istituzioni, donando multipli e opere uniche.
Se l’obiettivo della campagna sarà raggiunto (ossia la raccolta di 6mila euro) l’opera unica I don’t give up Arancio (2013) verrà donata al museo di Spoleto Palazzo Collicola Arti Visive e il denaro verrà utilizzato per pagare parte del debito maturato a fronte dell’ingiunzione di sfratto. Inoltre, per donazioni di almeno 30 euro, l’artista invierà i suoi ormai storici adesivi CUS (Cerca e Usa la Smorfia). A coloro che doneranno almeno 100 euro sarà inviata una Smorfia Manipolata del 2016 mentre a chi donerà almeno 500 euro l’artista invierà un’opera storica del 1994/1995 scelta tra le Smorfie Texture. Per partecipare alla campagna c’è tempo fino al 30 aprile 2017.

http://kapipal.com/projects/sos-sfratto

Articolo pubblicato su Artribune 

2) “SOS” contro lo sfratto


Il crowdfunding di Pino Boresta


























“SOS” contro lo sfratto dell’artista Pino Boresta, che cerca donatori con il crowdfunding. E in cambio concede opere e multipli

Il goal è di 6mila euro, e mancano ancora 64 giorni prima del 30 aprile, termine ultimo per la vostra donazione. Di che parliamo? Della richiesta “SOS Sfratto” dell’artista Pino Boresta, che non solo mette in luce la sua situazione personale di uomo e padre di famiglia e d’artista, ma anche dell’ATER, l’Azienda Territoriale che gestisce gli alloggi popolari, “ente che è allo sbando totale per i ben noti motivi di mala gestione”, scrive Boresta nel suo appello.
Un’accorata lettera, che potete trovare per intero sul sito Kapipal, insieme a tutta la documentazione che mostra l’ingiunzione di sfratto “Per alcune mensilità arretrate non pagate che l’ATER ci richiede e a cui non siamo riusciti a fare fronte a causa della forte difficoltà economica nella quale ci troviamo a vivere”, scrive l’artista che mette in luce anche in suoi guadagni: “Io lavoro come collaboratore scolastico e ho 1100 Euro al mese e ci siamo trovati più di una volta a dover scegliere se fare la spesa e sopravvivere o pagare l’affitto e soccombere”.
E allora? Allora Pino Boresta chiede il vostro aiuto e, in base alla cifra che accetterete di donare avrete opere e multipli, e se il goal verrà raggiunto anche per Palazzo Collicola Arti Visive di Spoleto vi sarà un regalo: I don’t give up Arancio, un olio su tela del 2013, opera della serie “Testamenti” (sopra).
Poi vi saranno le Smorfie Texture del 1994/1995, che verranno inviate a chi donerà almeno 500 euro, le Smorfie Manipolate del 2016, che verranno inviate a chi donerà almeno 100 euro, e gli adesivi CUS (Cerca ed Usa la Smorfia), che verranno inviati a chi donerà almeno 30 euro. Un piccolo gesto per una grande azione. E in bocca al lupo Pino!

Articolo pubblicato su Exibart 

3) SOS ad arte

Smorfia Manipolata 2016

























SOS-SFRATTO: PINO BORESTA CERCA RIFUGIO NELL’ARTE

Potrebbe capitare a qualsiasi persona di trovarsi improvvisamente in una difficile situazione personale ed economica. A volte si perdono completamente le speranze, viene voglia solo di fuggire, si arriva ad odiare la società in cui si vive e a non avere più fiducia nel prossimo. Questo mondo va così veloce, tutto può cambiare rapidamente, oggi si sta bene, domani male. È quello che è successo all’artista Pino Boresta, che oggi si trova a dover far fronte a una complicata emergenza economica, che mette a repentaglio se stesso e la sua famiglia. Eppure Pino ha deciso di non perdere completamente la speranza e di trovare rifugio, ancora una volta, nella sua arte. Pino Boresta è nato nel 1962 a Roma, dove vive e lavora. La sua ricerca artistica, come è noto, ha per certi versi anticipato il fenomeno della street art; il suo viso deformato da smorfie si trova ormai da circa venticinque anni in giro per la capitale su adesivi, muri, cartelloni pubblicitari, insegne stradali, pali della luce e semafori. Figura poliedrica dallo spirito contestatore, Boresta ha sempre affrontato la vita a testa alta, scontrandosi con le contraddizioni del sistema modaiolo e salottiero dell’arte, e in generale con le ipocrisie della società odierna. Oggi avremmo voluto raccontarvi il suo percorso artistico, invece siamo costretti a tralasciare questo aspetto per concentrarci su SOS-Sfratto, la campagna di crowfunding che Boresta ha lanciato per salvare la sua famiglia. L’artista romano ha trovato la forza e il coraggio di chiedere aiuto a noi tutti per evitare lo sfratto imminente che lo metterebbe in strada insieme alla moglie e i tre figli. Di fronte a tale situazione, non potendo fuggire dalla realtà, Boresta si è rifugiato nella sua arte. SOS-Sfratto, come dichiara, «non è un progetto artistico ma, forse, un’occasione anche per voi, e non solo, di aiutare un artista (amico) in difficoltà ». Boresta ha scelto di non arrendersi e di lanciare questo sincero appello alle istituzioni e al pubblico. Entro il 30 aprile bisogna raccogliere 6.000 euro per raggiungere la cifra maturata a fronte dell’ingiunzione di sfratto. In cambio delle donazioni, l’artista invierà ad ognuno multipli e opere uniche. Inoltre, una volta raggiunto l’obiettivo, la sua opera I don’t give up Arancio (2013), un olio su tela della serie Testamenti, verrà destinata come dono al Museo di Spoleto Collicola Arti Visive. A chi donerà 30 euro, Boresta invierà i suoi storici adesivi CUS (Cerca e Usa la Smorfia), una serie completa di varie dimensioni, insieme allo storico manifesto Cerca e Usa la smorfia; a chi donerà almeno 100 euro è prevista una Smorfia Manipolata del 2016, mentre per un contributo di almeno 500 euro l’artista destinerà un’opera storica del 1994/1995 scelta tra le Smorfie Texture. In questi giorni sui social colleghi e amici stanno diffondendo la notizia della campagna SOS-Sfratto. Serve il contributo di tutti, anche la semplice condivisione sul web potrebbe essere importante per Pino e la sua famiglia. Ril ha deciso sostenere Pino Boresta e la sua campagna di crowfunding. Ci sono mille modi di vivere l’arte. Pino Boresta ha sempre vissuto per l’arte e oggi vi chiede di aiutarlo, perché merita di continuare a vivere dignitosamente nella sua casa anche grazie alla sua arte.

Smorfia Texture 1995

























Articolo pubblicato su Roma Italia Lab il 25 febbraio 2017:
http://romaitalialab.it/artefotografia/sos-sfratto-pino-boresta-cerca-rifugio-nellarte/

4) SOS - Boresta Event





Un uomo a nudo

Cosa succede quando un artista mette a nudo la sua vita? L’ha fatto Pino Boresta con il crowdfunding “SOS-SFRATTO” lanciato on-line per salvare lui e la sua famiglia dallo sfratto, scrive Pino: “quali sono le implicazioni di un’azione dove l’essenza di un artista si manifesta attraverso la sua stessa vita me lo sono chiesto anche io. Non so se sia stato un atto di coraggio mettere così a nudo il corpo fragile della mia anima, e forse lo capirò solo più in là, ora come ora penso solo che sia stato dettato dalla disperazione. Qualcuno ha detto che chi dice il vero non potrà mai avere pace, né serenità.  E se per far apparire la verità bisogna ridurre tutti gli obblighi forse la mia fortuna è stata che io non ne ho mai avuti verso nessuno, se non quelli verso la mia famiglia”.






Questo il programma di sabato 24 giugno al MAAM – Metropoliz di Roma (Via Prenestina 913):


Ore 13:30

Pranzo Meticcio (Euro 5).

– Per coloro che non potessero restare fino alla fine da quest’ora in poi vi sarà un desk dove durante tutta la giornata i donatori che hanno partecipato al crowdfunding “SOS-SFRATTO” potranno ritirare la loro ricompensa. (http://kapipal.com/projects/sos-sfratto/)
– L’artista sarà a disposizione per qualsiasi informazione riguardante l’avvenuto crowdfunding e disponibile a valutare qualsiasi offerta di collaborazione o idea per risolvere il suo (e della sua famiglia) annoso problema abitativo.


Ore 14:30

Affissione di un enorme smorfia adesiva in serigrafia come dono di Pino Boresta al MAAM.
Prima ed unica edizione serigrafica mai realizzata dall’artista in 30 anni, stampata su carata pregiata e realizzata in tiratura limitatissima da Arturo Amitrano di 56 FILI.


Ore 15:30

Considerazioni sul crowdfounding “SOS-SFRATTO”. Una serie di interventi dove verranno fuori i diversi punti di vista e le diverse letture di questa nuova “azione artistica” che l’autore ha qualche remora a ritenere tale.
Interverranno, oltre all’artista Pino Boresta: Giorgio de Finis, Egidio Emiliano Bianco, Stefano Taccone, Francesca Pietracci, Alessandro Gianvenuti.


Ore 17:00

Coffee break:
– L’artista distribuirà a tutti gli intervenuti un grande adesivo originale firmato, e solo per i primi cinquanta vi sarà in aggiunta una sorpresa.
– L’artista sarà a disposizione per dediche ed eventuali.
– Tutti i donors* che hanno partecipato al crowdfunding “SOS-SFRATTO” potranno ritirare la loro ricompensa.

Foto di Rita Restifo 






Ore 17:30

Tavola Rotonda con artisti ed esperti di street art che rispondono a una o più di una delle seguenti domande che aleggiano nel dibattito artistico contemporaneo:

La Street Art è arte contemporanea?
La Street Art è arte d’avanguardia?
La Street Art è arte fuori dagli schemi?
La Street Art è arte contro l’Art System e viceversa?
La Street Art è arte più vicina e comprensibile al pubblico?
La Street Art è arte che nasce da esigenze artistiche, o di altro genere?
La Street Art è arte che possiede forti contenuti sociali più di quella ufficiale?
La Street Art è arte che sta rischiando di essere esaltata solo per il suo aspetto decorativo?
La Street Art è arte che sta rubando spazio all’arte cosiddetta ufficiale?
La Street Art è arte che sta subendo un tentativo di speculazione?
La Street Art è arte di protesta che per essere tale deve essere illegale?
La Street Art è arte di opposizione che per essere tale deve essere clandestina?


Breve introduzione di Pino Boresta.

Parteciperanno: Egidio Emiliano Bianco, Tiziano Tancredi, Omino71, Andrea Natella, Stefano Salvi, Rita Restifo, Giorgio de Finis, Simona Capodimonti, Matteo e Rachele Bartoli, CANZ e il collettivo Arte da Rubare, Carlo Gori.

– Durante la Tavola Rotonda chi volesse partecipare al dibattito che seguirà subito dopo potrà prenotarsi seduta stante presso il desk.


Ore 19:00

Apertura al dibattito. Moderano: Tiziano Tancredi, Egidio Emiliano Bianco e Pino Boresta.
Questa è una delle parti più importanti di tutta la giornata dove il pubblico avrà la possibilità di esporre il proprio punto di vista, un aspetto di questi “incontri” e “dibattiti” che viene frequentemente trascurato e che in questo caso abbiamo voluto riportare al giusto valore.
Tutti coloro che interverranno potranno inviare in seguito uno stralcio scritto della loro esposizione che potrebbe servire per una eventuale pubblicazione di un bollettino degli atti del convegno.





* Qui tutti i donatori del crowdfunding “SOS-SFRATTO”:

Valentina Tanni, Marco Enrico Giacomelli, Francesco Melone, Luca Bidoli, Gian Maria Tosatti, Flavio Carbonaro, Barbara Ambrogi, Armando Porcari, Delphine Valli, Silvano Manganaro, Matteo Peterlini, Alessandro Facente, Anna Abba, Davide Dormino, Corrado Belti, Angelo Bellobono, Antonio Arevalo, Egidio Emiliano Bianco, Claudia Colasanti, Fabriezio Del Signore, Lorenzo Canova, Alessio Ancillai, Alessandro Gianvenuti, Pablo Echaurren, Marco Fiorentini, Raffaele Gavarro, Andrea Carbutti e moglie, Arturo Amitrano, Cesare Pietroiusti, Liuba, Giulia Franchi, Stefano W. Pasquini e studenti, Simona Innocente, I Santini Del Prete, Pierpaolo Federico Rospo, Daniele Villa, Massimo Marzo, Kristien De Neve, Saverio Verini, Leonardo Maltese, Matteo Brogi, Augusto Caracciolo, Paola Valori, Luciano Gerolamo Gerini, Pino Buffa e Stefania de Mitri, Marco Salvaggio, Antonio Colantoni, Christian Omodeo, Eron, Arianna Di Cori, Mirko Vignozzi, Rachele e Matteo Bartoli, Eugenio Sidoli e moglie, Luca Prete, Rita Restifo, Daniele Binci, Cecilia Bartoli, Alessio Saso, Gianna Muller, Lino Baldini, Gugliemo Gigliotti, Cristiana Cobianco e comitato per Elia, Tommaso Evangelista, Naoya Takahara, Fiorenzo Zaffina, Mary Angela Schroth, Raffaello Paiella, Jacopo Baruchello, Laura della Gatta, Mario Tosto, Eleonora del Brocco, Nicola Di Caprio, Nello Teodori, Tiziano Tancredi, Flavio Favelli, Giorgio Benni.

Comunicato Pubblicato su:  CdW-Tutto MostreCagliari Art MagazineArtribune, Exibart.

venerdì 18 giugno 2021

Quando c'era "ARIA"


Quando c'era "ARIA" una rivista che non era come tutte le altre, che non faceva quello che fanno tutte le altre, che non si finanziava come tutte le altre, che non sceglieva chi pubblicare come tutte le altre, la cui redazione non era composta come tutte le altre, che non mostrava le opere come tutte le altre, che non mostrava gli artisti di tutte le altre, che non parlava come tutte le altre. Una rivista d'arte che non si presentava mai come tutte le altre, ma che era fatta sopratutto per tutti gli altri, per tutti quegli altri artisti che questo lo hanno capito e per questo ci hanno apprezzato.


Non-si-sa-poi-cosa



All’inizio fu “Rosso” poi “Non-si-sa-poi-cosa” questi i temi dei primi 2 numeri della nuova rivista “ARIA underground” che è stata presentata alla Fondazione Volume a luglio. 

Questa iniziativa editoriale nata dal gruppo ARIA “Artisti Romani Riuniti in Assemblea” riunitosi intorno a due artisti romani (Alfredo Pirri e Cesare Pietroiusti), ha deciso di portare avanti il proprio progetto anche quando del gruppo ARIA non-si-è-più-saputo-nulla. 

I componenti della redazione quasi tutti artisti (Angelo Bellobono, Arianna Bonamore, Pino Boresta, Tania Campisi, Carlo De Meo, Franco Nucci, Cristiana Pacchiarotti, Gianni Piacentini, Mario Tosto) sono presenti tra le pagine della rivista a dire ogni volta la loro con immagini, brevi testi o altri linguaggi insieme a tutti gli artisti di cui sono state selezionate le opere tra le molteplici spedite alla redazione, senza discriminazioni di sorta e nel tentativo di dare spazio ai lavori migliori. 























È questa una rivista dove a farla da padrone è l’immagine e le parole e i testi non mancano ma anzi sono ricercati e voluti, l’unica cosa che viene evitata sono le pippe mentali dei critici che spiegano quanto è bella e importante una certa opera. 

In questa rivista invece sono gli artisti (più o meno famosi) a dire la loro, a parlare di arte con scritti ed immagini inviando il loro inedito contributo in linea con il tema ogni volta scelto. 














Si vengono così a formare delle pagine magistralmente composte che sono quasi delle opere assestanti a tiratura limitata ed in alcuni casi addirittura uniche, come per le dieci copie riprodotte su lucido dove su una pagina predisposta viene chiesto di volta in volta ad altrettanti generosi artisti affermati di realizzare un intervento unico. 

È questa, infatti, l’unica fonte di sostentamento dato che la rivista viene distribuita gratis e in alcuni casi spedita a musei fondazioni e gallerie. 

Titolo e tema del prossimo numero “A reason to go out of home”, spedite il vostro lavoro (redazionearia@gmail.com) e non siate permalosi se non verrete scelti al primo tentativo perché chi la dura la vince (così almeno dicono). 

pino boresta
























Pubblicato su;  ("Juliet" n. 159  October - November  2012)



















































In foto: 
- Invito della Presentazione di ARIA alla Fondazione Volume.
- Presentazione del primo numero di ARIA al MACRO. 
- Pino Boresta durante la presentazioni di un nuovo numero di ARIA.
- Fotocomposizione dei componenti della redazione di ARIA in ordine da sinistra a destra: I fondatori, Tania Campisi, Arianna Bonamore, Pino Boresta, Gianni Piacentini (non fondatore), Cristiana Pacchiarotti, Carlo De Meo, Giorgio de Finis (non fondatore). Mancano Mario Tosto socio fondatore ritiratosi, e mancano Angelo Bellobono, Franco Nucci e Roberto Piloni che in qualche modo hanno collaborato per un breve periodo.
- Alcune foto della redazione finale durante un incontro al MAAM.

mercoledì 26 maggio 2021

Il corpo di boresta

 














IL CORPO DI BORESTA

Roma Micro Arti visive – 27 maggio / 30 giugno 2021

Pino Boresta torna a far parlare di sé, attraverso il corpo e i suoi residui

Secondo episodio del progetto IL BORESTA CHE NON TI ASPETTI

da un’idea di Pino Boresta e Paola Valori 

Roma - Da domani, giovedì 27 maggio 2021 nello spazio Micro Arti Visive prende il via la mostra “Il corpo di Boresta” secondo episodio di un lungo progetto di sei mesi – “Il Boresta che non ti aspetti” - dedicato all’outsider Pino Boresta.

L’evento, che inaugura alle ore 18,00, segna da un lato, la continuità espositiva e la forza dirompente della galleria di Paola Valori da tempo attiva sul territorio, e dall’altro, rappresenta l’ennesima provocazione di Pino Boresta, artista che ancora una volta porta in scena una dimensione fuori dalle righe del suo linguaggio artistico, con l’esposizione dei propri “residui” corporei: sperma, unghie, capelli, sangue.

Scioccante e volutamente “sconveniente”, il lavoro di Pino Boresta (classe 1962) che aveva già scandalizzato la Bologna degli anni ‘90 nel contesto della galleria Il Graffio - allora con il testo critico di un giovane Bartolomeo Pietromarchi - oggi, continua a far parlare di sé esponendo anche i profilattici usati e incollati, all’interno di un allestimento white cube minimale composto da teli, pannelli, stoffe e tovaglioli bianchi, diversi oggetti, recipienti e barattoli che ricalcano lo stile di un laboratorio, con provette e contenitori, superfici con chiazze di sangue, tutto per documentare quasi con piglio ossessivo, lo scorrere del tempo, del suo tempo.

Rispetto ad altri lavori, il senso della ricerca di Boresta sta nella “raccolta del tempo”, lo sottolinea il curatore Raffaele Gavarro, contestualizzando Boresta nell’alveo delle esperienze degli anni ‘70: “Se guardando i Residui corporei di Boresta inevitabilmente viene in mente Manzoni, Acconci, o quanti nella storia dell’arte hanno usato materiale biologico per dare forma all’opera, o anche solo per ‘condirla’, aggiungerei un altro aspetto che è il tempo. Le tracce di sperma, i peli, le unghie e annessi vari, sono infatti un vero e proprio autoritratto di Boresta nel tempo. Meglio, un autoritratto essenziale, informe e disturbante, come del resto è tutto il suo lavoro”.

Allora, se rispetto agli artisti di quegli anni, il senso del suo linguaggio vuole essere certificare la propria presenza, sono le testimonianze che lascia come traccia a documentarne l’essenza; documenti “scomodi”, maleodoranti e sudici di una realtà sempre in dissolvenza che è quella umana e anche la sua.

Non è un caso, quindi, se il prossimo episodio del progetto, per un totale di sei passaggi in galleria (fino a dicembre 2021), sarà dedicato al tema del “Testamento di Boresta”, e non è accidentale se nella performance della vernice di giovedì 27 maggio, l’artista, sulla falsariga delle “sculture viventi” di Manzoni, rilascerà ironicamente un certificato scritto a chi dei partecipanti alla serata vorrà, a sua volta, lasciare una traccia di sé donando una ciocca di capelli, pronta ad essere incorniciata e inserita nell’archivio del Progetto R.C. – residui corporei dell’artista, veri e propri “reperti” di tracce umane.

Per l’occasione l'artista ribadisce il suo interesse per l'Arte Relazionale, è così che il “barbiere” Boresta farà accomodare i visitatori su un trono, una elegante poltrona in sky rosso vintage anni ’70, e dall’alto di quella posizione, opererà un taglio, raccogliendo così anche il tempo e la traccia dei capelli altrui: un’operazione questa, che per certi versi ha anche il sapore di un’arte partecipata. Il giorno del finissage si assisterà alla performance nella quale saranno invece il curatore e la gallerista a tagliare tutti i capelli all’artista. 

Diversamente da ciò che accadde nel 1998 in occasione della mostra a Bologna. Questo quello che scrisse Pietromarchi “Con questa serie di lavori, Boresta sospende il lavoro "relazionale" per esporsi direttamente ponendoci di fronte alla sua sfera più personale, siamo introdotti nella sua sfera privata, violandone quelli che sono considerati i limiti oltre i quali non è permesso introdursi. Attraverso questa operazione veniamo trasformati in voyeurismi non di una singola azione ma di una intera esistenza, posti di fronte ad una cruda rappresentazione documentaria delle azioni e ad uno spoglio feticismo del residuo”.

Dopo Bologna, quindi, è la volta di Roma, una città dove il dibattito artistico e critico è spesso infuocato e dove siamo pronti anche a reazioni forti e di turbamento. Misurando la temperatura di Roma, la mostra farà ancora una volta discutere? Dividerà la città tra le critiche degli esperti e quelle dell’opinione pubblica, come già è successo con il provocatorio grido “Io vivrò” di Boresta durante la conferenza stampa della Biennale di Venezia nell’edizione del 2013? Cosa vuole dirci ancora Boresta? È ancora l’arte l’unico mezzo in grado di destare le coscienze?

Sono esattamente questi gli interrogativi che si propone un’operazione come questa, e tutti stanno al centro dell’indagine della galleria Micro Arti Visive, uno spazio romano ormai forte della sua esperienza di lungo corso che non soltanto non si tira indietro ma anzi, spinge avanti la ricerca di Boresta: così come è successo nella prima esposizione con i pranzi in galleria performativi, invitando curatori, critici e giornalisti serviti dallo stesso artista, che anche questa volta rompe gli schemi.


IL CORPO DI BORESTA dal 27 maggio al 30 giugno 2021 Secondo episodio del ciclo “IL BORESTA CHE NON TI ASPETTI” a cura di Raffaele Gavarro  MICRO | ARTI VISIVE - Roma, Viale Mazzini 1  / Riferimenti organizzativi: Paola Valori 347 0900625


Opening giovedi 27  giugno dalle ore 18:00