venerdì 1 ottobre 2021

Pino Boresta! Presente!

 Pino Boresta! Presente!















Pino Boresta! Presente! 

“Il gioco è già giocato e abbiamo perduto”. L’unica cosa che si può provare a fare è seguire proprio il consiglio di Goffredo Fofi cercando di mettere in piedi delle situazioni serie che partano da noi stessi. È quello in cui tento di impegnarmi io tutti i giorni, o almeno ci provo, per quel poco che posso fare, con piccole e semplici azioni che denuncino questo stato di cose. Azioni come gli “ArtBlitz”, Opere come i miei “Testamenti”, Interventi Urbani come il “Progetto CUS”, Performance clandestine come “Libri in Cerca di Autore” e qualche arringa di denuncia pubblicata qui e lì, cosa potrei fare di più? Si lo so, sono solo piccoli gesti che si palesano in sporadiche occasioni, e che si determinano solo in alcune circostanze riguardanti ristretti contesti. Situazioni il più delle volte minoritarie, ma come potrei diversamente affrontare più efficacemente le molte maggioranze manipolate con le poche o quasi assenti risorse a mia disposizione? 



Purtroppo oggigiorno la cultura è usata per distrarci e non farci pensare, sommergendoci con parole inutili, suoni inutili, immagini inutili, invadenti e dannose. Perché come dice sempre Fofi: non vogliono che pensiamo, perché hanno paura che ci svegliamo e ci accorgiamo di essere nella merda, e sapere di non poter fare un cazzo per cambiare tali condizioni ci getterebbe nella disperazione più totale. Come dargli torto? Siamo ostaggi di un sistema economico/politico che ci vuole rimbecillire vendendoci e facendoci credere qualsiasi cosa. Non possiamo fare molto per combattere e tanto meno sperare di vincere, ma possiamo almeno esserne coscienti, ma forse anche questo è ben poca cosa, specialmente se il dialogo in qualche modo si interrompe e le provocazioni non vanno a segno. Cosa fare, allora, quando ci si ritrova senza più neanche un nemico? È in questo momento che nasce quella disperazione che porta a quelle forme di frustrazione tutte tipiche di molti artisti e che si palesano nelle mie opere e in quelle di molti altri, correndo ogni volta il rischio di divenire patetici e noiosi. 















Del resto il rischio di essere catturati inconsapevolmente nella rete, senza che ce se ne accorga, è sempre presente, poiché dobbiamo ricordarci che il successo è spesso transitorio: i media hanno continuamente bisogno di sangue fresco, carne nuova e facce originali da consumare e poi buttare via. Gli americani li chiamano gli “has-been”. E quindi a questo punto non ci rimane che mettere in atto il decalogo in 4 punti di Goffredo, anche se io è già da molto tempo che lo faccio, e cioè “resistere, studiare, fare rete e rompere i coglioni”.  Ma soprattutto io credo sia importante esserci, cercare di essere presenti al proprio tempo e farsi trovare pronti quando incominciano l’appello.
“Pino Boresta!” 
“Presente!”  
“Caricate le armi! Puntate! Attenti! Fuoco!” 
“Prigioniero morto. Sentenza eseguita”
“Amen”.

pino boresta

Omaggio a Goffredo Fofi



Ho scritto questo articolo in risposta al seguente post su Facebook di Andrea Rossi. Mi sembravano riflessioni interessanti da condividere anche con coloro che mi seguono qui su Corriere del Web.

Pino Boresta nonostante il tuo intervento sia certamente il più sensato e concreto di quelli emanati fino adesso (tanto da rendere ancora più imbarazzante quello del celebre artista napoletano che, poverino, non viene ancora considerato dalla scrittura della storia contemporanea), non sono del tutto d'accordo sul fatto che il martirio sia l'unica via per la sincerità oggi. Almeno non pubblicamente: entro certe misure, si può creare un circolo virtuoso di arricchimento reciproco senza rinunciare a nulla. Il martirio è più una necessità interiore che non pubblica (in un altro post hai citato Modigliani, Gauguin e Van Gogh: pessimi esempi di artisti "inutili")*, se pubblica è solo un altro modo dialettico di porsi nei confronti di sistemi consolidati. Educare è meglio che contrapporsi. 
Andrea Rossi


* Questo l'altro post in questione: "Certo è che pensando alla vita di molti artisti come: Caravaggio, Vincent van Gogh, Paul Gauguin, Egon Shiele, Frida Kahlo, Amedeo Modigliani, Chaim Soutine, Piero Manzoni e questi sono solo i primi che mi vengono in mente. Viene da chiedersi ma la loro era una vocazione all'arte o una vocazione al martirio?"

Questo articolo pubblicato anche su Corriere del Web. 

Sistemi marci

       Sistemi marci




Marci sistemi di potere


"Ma chi ti rappresenta?". Questa spesso la prima domanda che si sentono rivolgere giovani calciatori (o meglio le loro famiglie quando se lo possono permettere) costretti a pagare procuratori e altri faccendieri per giocare in squadre blasonate nel quale poter mettere in mostra il proprio talento. Questo ha fatto vedere ieri LA7 nel programma “Non è l’Arena” di Massimo Giletti. Un mondo del calcio italiano ormai marcio fino al midollo già da molto tempo, e che ci ha fatto toccare il fondo con l’eliminazione dell’Italia alla prossima Coppa del Mondo nel 2018 in Russia. E se guardiamo il medagliere dei Campionati Europei di calcio, ci accorgiamo che lo abbiamo vinto una sola volta nel lontano 1968, mentre altri Paesi più piccoli del nostro e che investo in questo sport enormemente meno risorse di quanto facciamo noi hanno risultati di gran lunga migliori dei nostri. Questo lo stato deprimente di come vanno le cose qui in Italia, e non solo nel calcio. È per questo che vi rimando a questo mio articolo uscito su Artribune il 15 febbraio 2018  (http://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2018/02/dibattito-opinione-pino-boresta/) dove dico la mia riguardo la sconfortante situazione italiana del sistema dell’arte contemporanea, incapace di premiare chi veramente lo merita. E a nulla serve lamentarsi con le istituzioni estere quando, come spesso succede, si dimenticano di invitare artisti italiani a manifestazioni internazionali importanti, perché anche in questo campo abbiamo troppo spesso sbagliato nel portare la squadra più debole e meno talentuosa. Artisti che hanno fatto strada non in virtù delle proprie capacità ma grazie alle storture tutte italiane dell’Art System strapieno di faccendieri e altre strane figure senza scrupoli e senza anima interessati solo alla parte economica, esattamente come succede nel calcio dove quello che conta è fare soldi, soldi, soldi e niente più.

pino boresta






Questo articolo pubblicato anche su Il cannocchiale.


 

Gli italiani imparino a votare



METODO PONZIO PILATO di Ascanio Celestini
Il popolo è un bambino, non è portato per la democrazia.
Se vuole le racconto una storia.

Si ricorda Ponzio Pilato? Era un intellettuale.
Un giorno prese due delinquenti appena arrestati 
li portò in piazza e si rivolse al popolo
“Scegliete voi tra questi due chi deve essere condannato 
e a chi si può restituire la libertà”

Il popolo è un bambino,
non ci capisce niente.
il popolo è schiavo
munge le vacche, tosa le pecore, zappa la terra.
Il popolo non sapeva rispondere.

Allora Ponzio Pilato disse: "Vi ti do un aiutino.
Alla mia destra c'è Barabba,
alla mia sinistra c'è Gesucristo, adesso lo sapete.
Chi volete condannare a morte?”

Ma il popolo è un bambino.
Va allo stadio, sente le canzonette,
guarda le tette in televisione.
Il popolo tacque ancora.

Allora Ponzio Pilato aggiunse "Vi ti do un aiutino
Gesucristo è Dio sceso in terra,
risuscita i morti e cambia l’acqua in vino,
invece Barabba è un ladro di polli.
Adesso sapete anche questo
A chi volete salvare la pelle?”

E il popolo disse “Salviamo Barabba”,
e se ne torno alla terra e allo stadio,
alle pecore e alle canzonette, alle vacche e alle tette.
Perché il popolo vuole il ladro di polli.
Se ne frega Gesucristo viene nel mondo a lavagli i peccati.
Il popolo vota il ladro di polli 
Il ladro di polli  diventa sindaco,
diventa presidente del consiglio e Papa, amministratore di condominio e re.
Il popolo è un bambino,
se gli chiedi di fare una scelta, fa la scelta sbagliata.

Allora che cosa avrebbe dovuto fare il povero Ponzio Pilato?
Poteva dire “La democrazia è un pregiudizio, se voi salvate Barabba io salvo Gesucristo”
Oppure poteva spararsi un colpo alla testa.
E invece si lavò le mani.
Capisce che gesto straordinario?
Si lavò le mani
Per dire che non si può combattere l’ignoranza del popolo,
ma è ancora possibile combattere contro lo sporco.

La democrazia è indifendibile ma per l’igiene ci si può ancora impegnare!
Capisce?

Anche lei non si affligga.
Il popolo è un bambino e la democrazia non fa per lui.
Se c’è qualcosa che la preoccupa, pensi all’igiene.

Il governo sfascia la scuola pubblica?
Lei sa cosa può fare? Segua il metodo Ponzio Pilato.
Si lavi i denti!
Usi il collutorio, passi il filo interdentale.
La scuola andrà in rovina,
ma il tartaro sarà sconfitto.

Migliaia di posti di lavoro salteranno entro la fine dell’anno,
milioni di lavoratori precari,
famiglie che non riescono a pagare il mutuo.
Sa cosa può fare?
Pensi al metodo Ponzio Pilato.
Si faccia una doccia! Scelga un sapone neutro.
Se non si rispetta la dignità dei lavoratori,
lei almeno rispetti il ph della pelle.

Conosce i dati sulla criminalità organizzata?
Ha mai riflettuto sull’inquinamento dell’aria e dell’acqua?
È indignato vuole intervenire?
Usi il metodo Ponzio Pilato.
Si pulisca le unghie! Basta la punta di un coltellino.
Affronti una battaglia alla sua portata.
La barbaria è inarrestabile,
ma il nero sotto le unghie può essere arginato.

Lei è mai stato in Francia?
Non ci vada. Resti a casa a vedere la televisione.
Esca solo per andare in chiesa, allo stadio e al supermercato.
La domenica sono aperti tutt’e e tre.

Me le rivelo un segreto: i francesi non hanno il bidè!
Gliene rivelo un altro: i francesi hanno fatto la rivoluzione.
Ha capito il nesso?

Le do un aiutino:
in Italia non abbiamo fatto la rivoluzione, ma usiamo il bidè.
Ha capito.

La nostra scelta l’abbiamo già fatta.
Non c’interessa la libertà.
Noi preferiamo pulirci il culo


Il popolo deve imparare a votare?

Utilizzo questo spassosissimo scritto di Ascanio Celestini per cercare di capire la nostra attuale intricata e quasi paradossale situazione politica, allora:
Ammesso e non concesso che il popolo sia quello dei M5S e LEGA, Ponzio Pilato dovrebbe essere il nostro Presidente Mattarella, prima carica dello Stato che però a me sembra, piuttosto che lavarsene le mani, stia facendo tutto e di più, e questo mi parrebbe un bene, dimostrando che ci vuole bene.  Ma il punto che non sono riuscito a risolvere, o meglio, il personaggio da non poco conto, della storia che non ho identificato è la figura di Gesù Cristo. Forse potete aiutarmi voi? Chi potrebbe essere o dovrebbero essere il Salvatore del popolo italiano? Non credo che qualcuno pensi a Renzi o Berlusconi o al povero Cantone tirato in ballo per la qualsiasi con tanto di twitter “Raffaele Santo subito”. Potrebbe essere Cottarelli? A me sembra una responsabilità un po’ grossa anche per lui. Per cui, chi sa? Forse per una volta potrebbe aver ragione proprio quel Popolo. E quindi un po' più di libertà questo giro potrebbe passare proprio per una bella lavata di culo, ma mi raccomando ricordatovi una volta fatto di lavarvi anche le mani, visto che per fortuna il Pilato/Mattarella grazie a Dio (che ancora dobbiamo capire chi è, sia nella storia, che nella vita) lui non l’ha fatto. Ma nessuno ha detto che non possiamo farlo noi, o forse era questo il messaggio di Ascanio?

pino boresta


ps
Il racconto è tratto dal libro “Io cammino in fila indiana” edito da Einaudi.
la foto e una mia opera Omaggio ad Ascanio Celestini.

Questo articolo pubblicato anche su Corriere del Web e Il cannocchiale. 

Arte Non Arte


Omaggio a Vladimir Vysotskij












Arte e/o Non Arte

Oggi sono stato a un vernissage dove si svolgeva una di quelle performance un po’ così, che se ti dovessi dire che mi ha emozionato, direi di no, che se ti dovessi dire che mi ha incuriosito, ti direi di no. Non è riuscita ad annoiarmi e neppure a innervosirmi. Insomma, una di quelle performance che ti lasciano in testa il nulla più totale perché non ti fanno riflettere su niente se non sulla loro inutilità. Mi chiedo a cosa servano queste forme di arte anestetizzanti che nulla creano e nulla distruggono, a cosa serve oggi questo tipo di arte che non temo definire, anestetica per non dire tediosa fino alla morte. A un certo punto ho pensato che sarei potuto entrare in scena io e schiacciare tutto e tutti, ma perfino questa volta non mi meritavano, tanto più che neanche ero irritato come spesso mi capita nel vedere certe cose. Ero stato anestetizzato a tradimento pure io dalla performance, per cui a un certo punto senza aspettare la fine di questa sorta di nulla imperante, chiamata da alcuni “performance”, o che tale pretendeva di essere, zitto, zitto, quatto, quatto, me ne sono andato, non senza domandarmi “Arte o non arte questo è il dilemma”. Eppure, come disse una volta il grande Carmelo Bene “Ma l’arte è tanto grande, e la vita così breve”.

pino boresta

Questo articolo pubblicato per la prima volta sabato 11 agosto 2018 su Corriere del Web e anche su Cagliari Art Magazine. 

I'am comunist

 Il mio commento inviato ad un Amarcord di Giancarlo Politi e la sua risposta.










Pino Boresta (commento)

Gentile Giancarlo Politi ho letto il suo ultimo amarcord il 18°. Anzi in realtà li ho letti tutti e li conservo in una cartellina su Yahoo, fin dal primo quando ancora non erano numerati ed il n. 6 è stato nominato due volte: il primo parla di Alberto Burri e il secondo invece di Bruno Bischofberger, quindi in realtà quest’ultimo inviato, se ho fatto bene i calcoli, dovrebbe essere 19° e non il 18°. Ma non è questo il motivo per il quale le scrivo, purtroppo queste mie inutili precisazioni sono una sorta di malattia della quale le chiedo venia. La realtà dei fatti è che ho trovato i suoi amarcord bellissimi e ogni volta che li leggevo sono stato sul punto di scriverle, ma poi un po’ per pigrizia, un po’ per impegni e un pizzico di timidezza mi sono sempre fermato prima. Questa volta nulla ha potuto fermarmi (grazie anche al fatto che sono a casa ammalato, incriccato con la schiena), e volevo dirle che, non so bene il perché, ma mi sono ritrovato un po’ nello spirito e nello stile di vita di quegli artisti cecoslovacchi che lei ha cosi ben descritto. Forse perché il mio lavoro da collaboratore scolastico (bidello) è molto simile a quello del guardiano di museo, forse perché il mio disincanto e le mie aspettative nei confronti dell’arte e del sistema, che ho spesso criticato, mi avvicina filosoficamente a quegli artisti, forse perché quando ho scoperto Jiri Kolar me ne sono subito innamorato avendo in gioventù, nelle mie sperimentazioni artistiche, lavorato con il collage in maniera molto simile a quella del grande maestro Jiri, che all’epoca non conoscevo. Insomma io credo che i ricordi, specialmente quelli di certe persone, sono ORO, oro colato indispensabile e necessario, e quanto più sono sinceri e veri tanto più sono preziosi, e suoi lo sono, e per questo la ringrazio. E poi oggi era uno di quei  giorno un po’ così come quando sei affranto per qualche motivo che non sai bene il perché, ma quando leggendo il suo amarcord sono arrivato alla parte dove racconta dello sventato incidente diplomatico con la sua affermazione “I am comunist.” mi sono messo a ridere cosi forte che i miei famigliari incuriositi sono venuti tutti in camera (dove sono io con il pc) per capire cosa era successo. Concludo salutandola e se vuole un giorno le racconterò di quell’unica volta che ho avuto il piacere di parlare con lei (che non credo lei ricordi) nel parcheggio interno della Fiera di Bologna, riguardo anche il mio album delle figurine degli artisti che avevo/ho realizzato. I miei più cordiali saluti. (Pino Boresta)


Giancarlo Politi (risposta)

Caro Pino,
ti ringrazio molto per il tuo contributo. Mi ricordo vagamente, come in una nebbia, che forse c’era, delle figurine di Bologna. Anche perché io sono stato ossessionato una vita per realizzare, sulla scia degli albi di Panini, l’albo degli artisti. Avevo anche raccolto alcune centinaia di foto (a partire da Mondrian, Klee, Kandinski, Balla, Fontana, Burri, Rauschenberg, sino agli ultimissimi di allora: molte pubblicate sulla copertina del volume di Flash Art 40 anni. Se non lo hai e ne ritrovo delle copie te lo spedisco). Però la grande distribuzione non mi accettava questi albi per le edicole, dubitando della loro vendibilità (e certamente aveva ragione), quindi avrei dovuto pubblicarli insieme a Flash Art. E il gioco dello scambio finiva. Ma avrei dovuto farlo ugualmente. Mi resta dunque il rimpianto di non averlo fatto. Assieme a poche altre cose, perché se mi guardo indietro o anche solo il magazzino di Trevi, mi stupisco di aver potuto fare tante cose. Spesso senza molti mezzi, ma la necessità di fa aguzzare l’ingegno. Guarda Napoli, le persone più creative del mondo. Dalle varie edizioni di Flash Art (tedesca, francese, spagnola, polacca, cinese, russa e ancora oggi, con grande successo, la edizione ceca e slovacca). E Art Diary, una idea dell’epoca assolutamente vincente, una sorta di internet ante litteram che mise in contatto artisti, gallerie, musei, collezionisti di tutto il mondo che non si conoscevano. E poi decine di libri, con Baudrillard, Lyotard, Toni Negri, Paul Taylor, ecc. e cataloghi (insuperato ancora quello di Aperto ’93, con testi di Julia Kristeva, Maffesoli, Bourriaud, Galimberti, Akira Asada, Slavoj Zizek, Vaclav Havel. E Mike Hubert, americano, una grande promessa della critica d’arte internazionale, morto giovanissimo di Aids). E poi Tirana Biennale e Prague Biennale. E l’esperienza incredibile del Trevi Flash Art Museum (ma di cui sono amaramente pentito; spesi un patrimonio, 2.5 miliardi di allora in dieci anni) pensando di portare l’arte contemporanea in Umbria. Invece a Trevi (come in tutta la provincia italiana) interessa la sagra della bruschetta e del sedano. Mi fece riflettere un signore, tal Marino Gentilucci, che tra l’altro era anche un pittore dalla buona mano, che un giorno a Trevi mi fermò e mi disse: caro Giancarlo, ricordati che qui a Trevi non abbiamo bisogno di nulla. Proprio di nulla. E me lo disse con aria risentita. La gente perbene, giustamente, non ama gli sconquassi e l’anarchia dell’arte contemporanea: io avevo portato un asino dentro il museo, performers trasgressivi e rumorosi, artisti apocalittici e proprio di fronte al Duomo. Grazie a Marino Gentilucci capii allora che giustamente il sedano e la bruschetta avevano vinto. E lasciai il Trevi Flash Art Museum purtroppo ad un incapace, che in poco tempo ne distrusse la bella reputazione che si era fatta, almeno tra gli addetti ai lavori. Ma con un grande insegnamento. Mai portare l’arte dove non è richiesta. Voler imporre l’arte è un atto di nazismo, fascismo e stalinismo. Mentre l’arte deve essere una conquista. A volte faticosa. (Giancarlo Politi)


Pubblicato anche qui:   http://www.cagliariartmagazine.it/amarcord-gino-de-dominicis/ 


Libri in Cerca d'Autore


Libri in Cerca d'Autore di Pino Boresta





















Per chi non l'ha visti, per chi non è andato e per chi in questi giorni inseguiva una sua chimera. Vi informo che al Macro Asilo continua la caccia a libro, anzi la caccia al tesoro, e durerà tutto il mese di giugno, per cui venite al Macro Asilo, aprite gli occhi e non tornerete a casa a mani vuote.

#SALE DEL MUSEO
1 > 30 giugno 2019
Libri con la copertina rettificata.
Libri con nuove e inaspettate istruzioni d’uso all’interno.
Libri che diventano opere d’arte.
Libri abbandonati all’interno del museo.
Libri che chiunque trova può portare via.
Libri che hanno bisogno di voi per maturare un nuovo significato.

Info su progetto:
https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/fiere/2017/11/l-c-a-a-17-libri-in-cerca-di-autore-loperazione-clandestina-di-pino-boresta-ad-artissima-2017/




















Volete sapere cos'è il progetto “L.C.A. - Libri in Cerca d’Autore” venite venerdì 30 novembre alle ore 18:00 alla galleria Bianco Contemporaneo e tutti i vostri dubbi/enigmi si dissiperanno o potrebbero addirittura moltiplicarsi, ma non è questo il bello dell'arte contemporanea?

Comunque giusto come antipasto proverò a fornirvi qui qualche indicazione ed eguaglianza:

- Se è vero che chiunque, acquistati un readymades, diventa l'autore di quell'opera. Questo succede sicuramente con un libroincercadautore, perché sei tu a deciderlo.

- Se è vero che i "readymades" costituiscono ormai "arte" assodata, i "Libri in Cerca d’Autore" giocano un gioco complesso e clandestino, spingendo l'arte concettuale fino ai suoi limiti.

L.C.A. = Mettere in discussione lo status di firma "unica" dell'artista nella cultura fluida di massa di oggi.
L.C.A. = Una forma di de-personalizzazione dell’artista.
L.C.A. = Propone a chiunque di diventare artista.
L.C.A. = Strategia linguistica.

- Quando Pino Boresta non sarà più, se mai è stato qualcosa, i personaggi che saranno intervenuti su L.C.A. saranno ancora in circolazione, molto probabilmente nei circuiti dell'arte contemporanea.

Oreste è maggiorenne

      Oreste è maggiorenne
















Oreste è maggiorenne

«Mi stai chiedendo come funziona l'orologio. Limitiamoci a controllare l'ora».
Questo dice uno dei personaggi del film intitolato "Sicario".

E questo dico io a tutti coloro che mi chiedono cosa fosse "Il Progetto Oreste":
"Mi stai chiedendo come funzionava Oreste. Limitiamoci a studiare cosa ha fatto"

Vi sembrerà contraddittoria e inaspettata questa mia affermazione che sembra rifiutarsi di studiare il funzionamento di Oreste e volersi concentrare su quello che ha fatto, per un gruppo di artisti che si è rifiutato di organizzare opere e mostre. Ma dico io, come si può cercare di capire qualcosa se prima non si conosce neanche cosa ha fatto?  Tanto più che quello che ha prodotto Oreste all'interno del sistema dell'arte potrebbe sembrare quanto di più aleatorio possa mai essere stato fatto, se non altro da un intero gruppo di artisti tutti insieme. Ma vi assicuro che non è così. E proprio perché non è così questo progetto continua a destare una crescente curiosità. 
Per cui diventerà fondamentale come questo sarà gestito nell'immediato futuro, anche dopo questa importante presenza al MAMbo con "No, Oreste, No!"

Oreste è diventato maggiorenne già da diversi anni, ed è forse giunto il momento che decida come affrontare il futuro. Ma per fare questo è necessario costruire, un corpo composto da varie entità. Una di queste è sicuramente l'archivio che non deve essere solo conservato, ma va prima di tutto arricchito e completato, poi ordinato e sistematizzato ed infine gestito e utilizzato, possibilmente non a fini e tornaconti personali, ma in modo che vengano messe in luce le diverse anime e i diversi aspetti di Oreste. 

Questo perché come molto bene scrive Marco Scotti su Dossier 4 di Ricerche di S/Confine del 2018:

Questa lunga ma fondamentale traccia permette di contestualizzare in particolare il ruolo centrale dell’esperienza veneziana. Già Vittorini (2016) aveva sottolineato come in retrospettiva l’intero progetto riflettesse «un momento specifico dell’evoluzione del pensiero e della cultura occidentale che negli anni Novanta ha innescato cambiamenti irreversibili specialmente nelle dinamiche di comunicazione, di negoziazione della conoscenza e di interazione tra le persone» momento in cui l’utilizzo appunto di spazi on-line e strumenti quali le newsletter per creare reti e contatti aprivano nuove prospettive di ricerca. Un problema centrale rimane tuttavia il recupero e la lettura delle fonti e l’individuazione di una metodologia per una storia di Oreste. Gli stessi artisti che in diverso modo avevano partecipato a diversi momenti dell’esperienza hanno restituito differenti punti di vista. Pino Boresta ad esempio in un articolo sulla rivista Juliet, parlando della difficoltà di inquadrare e classificare una simile esperienza, ricorda come Oreste «ha realizzato, residenze estive, laboratori, pagine Web, riunioni, viaggi, convegni, incontri, discussioni, chat, libri, cene, eventi, presentazioni ed esposizioni, ma mai una mostra. Forse questo è la sua grande forza, la mossa più azzeccata, il suo maggior pregio, il vero testamento» (Boresta 2008) La ricostruzione storica collegata cerca di definire i ruoli di tutti gli attori della vicenda a partire dal luglio 1997: l’associazione Zerynthia, in particolare Dora e Mario Pieroni, l’amministrazione di Paliano «che mise a disposizione la foresteria di Palianello per una residenza estiva di artisti visivi e non solo» (Boresta 2008), e Cesare Pietroiusti, che tra gli artisti ha da subito un ruolo particolarmente attivo. Questa dimensione collettiva - e i suoi attori - non possono non essere ricollegati alla scelta di partecipare - su invito - alla Biennale di Venezia:


Questo articolo pubblicato anche su Il cannocchiale. 


Per coloro che volessero approfondire l'argomento vi rimando a questo mio articolo uscito su artribune:

https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2019/06/mostra-progetto-oreste-mambo-bologna-pino-boresta/