lunedì 22 ottobre 2007

5° BLOCCO


PROGETTI 20-21-22-23-24




20. Dove Vanno Spermatozoi – D.V.S.
Where Spermatozoa Go – W.S.G.
Netart, Marzo 1999.


21. Album Oreste Uno – A.O.U.
Album Oreste One – A.O.O.
Intervento Editoriale, Luglio 1999.


22. Emozione Oro – E.O.
Gold Emotions – G.E.
Performance, Settembre 1999.


23. Rifiutindagine – Rifiut.
Trashinvestigation – Trash.
Intervento Urbano, Aprile 2000.


24. Disordinazioni Kassel – D.K. 97
Kassel Disorder 97 – K.D.97
Intervento Urbano, Aprile 2000.




20° Project
Pino Boresta, è allo stesso tempo un joker ed un artista che vuole pirateggiare il senso comune del pensare utilizzando il detournament in rete con progetti di webart e percorrendo la teoria del critico della Società dello spettacolo Guy Debord. Come mi ha detto lui stesso è affascinato da questo sistema di comunicazione così nuovo e democratico come il web e la netart. Pino è on line con due criptici e cinici progetti come è giusto aspettarsi da uomo cibernetico. "Dove Vanno Spermatozoi?" o meglio "Dove Vanno a finire gli Spermatozoi quando non raggiungono l’ovulo?" e "Hey!…My friend, what’s the matter?" Lo scopo è in primo luogo quello di rendere pubblico attraverso la rete Internet gli eventi della propria esistenza, creando di fatto un'unione romantica tra vita ed arte. Una situazione dove Boresta fabbrica per se stesso uno spettacolare scherzo senza limiti, dando vita ad una sorta di corto circuito secondo una linea di pensiero che sostiene che qualsiasi cosa può essere arte, esattamente come dal punto di vista Punk dove ognuno può percorrere e rivedere tutte le personali relazioni della propria esistenza in virtù di una connessione virtuale con la realtà per mezzo della propria macchina. Quindi, in accordo con il seguente punto di vista ed esperimento, lui mette in rete con il suddetto progetto, le sue fotografie quelle di suo figlio di suo padre di sua moglie ed una clinica prospettiva paranoide di un lavoro dove Boresta ha calcolato e trasformato tutti i suoi orgasmi in ore di vita. Tutto ciò ha qualcosa in comune con la creazione di una situazione che si può accostare all’humour noir e forse per questo attrae la popolazione di Internet che sta chattando via e-mail dando vita ad un lavoro in progress che non finisce mai.
Francesca De Nicolò

Qui il link del progetto: http://www.arteutile.net/boresta/boresta2.htm






21° Project
Il progetto dei due Album di Oreste Uno e Oreste Zero nasce all’interno delle omonime residenze per artisti (luglio 1998 e luglio 1997), luoghi d’incontro dove poter realizzare un’esperienza di scambio, di ricerca e di lavoro comuni. Organizzate da un gruppo di artisti comprendente, oltre a Boresta, anche Cesare Pietroiusti, Salvatore Falci, Lorenzo Benedetti, Claudia Colasanti, Bruna Esposito, Giancarlo Norese e Luca Vitone, ed in collaborazione con il Comune di Paliano e con l’Associazione Zerynthia, entrambe le edizioni di Oreste si sono tenute nella Foresteria Comunale di Paliano nel mese di luglio. Ad esse hanno partecipato quasi 300 persone, in prevalenza artisti italiani e stranieri (ma erano presenti anche alcuni critici e galleristi), ciascuno dei quali era invitato a presentare il proprio lavoro, a fornire spunti critici e di dibattito, nel tentativo di creare uno spazio di approfondimento e riflessione critica sull’arte e sul suo ruolo, e di favorire la nascita di gruppi di lavoro e di progetti collettivi. I due album di Oreste diventano quindi, pur attraverso l’approccio ludico scelto da Boresta, un modo per documentare e testimoniare quest’esperienze, per riviverle, sia attraverso le foto dei partecipanti, sia attraverso il diario delle residenze scritto in collaborazione con Cesare Pietroiusti, Giancarlo Norese e Salvatore Falci per la prima edizione e Claudia Colasanti, Viviana Gravano e Cesare Pietroiusti per la seconda. Il gioco proposto da Boresta è semplice: gli album sono organizzati come un normale album di figurine, salvo che sotto i riquadri vuoti, anziché nomi di calciatori, si trovano i nomi dei partecipanti di Oreste. Questi sono suddivisi in varie sezioni, a seconda della città di provenienza, del gruppo di appartenenza, del sesso o della professione. Fra una sezione e l’altra è inserito il diario – pressoché quotidiano – delle residenze: con lo stesso tono leggero che caratterizza tutto il progetto, sono raccontati gli eventi delle varie giornate, passando dagli aspetti più scherzosi e goliardici alle riflessioni su quanto è emerso nelle discussioni e nei dibattiti nati nel corso delle varie serate. È lo stesso Boresta l’autore di tutte le foto dei due album, foto che lui stesso ha fotocopiato, ritagliato ed inserito in buste in tutto e per tutto simili a quelle delle normali figurine e che ogni giorno, nel corso delle due residenze estive, ha distribuito (venduto) a tutti i compilatori dell’album – ovvero agli stessi partecipanti alle due edizioni Oreste. Non è la prima volta che Boresta utilizza le "figurine" come strumento di espressione artistica: lo aveva già fatto con progetti come Figurine Arte e i Magnifici 65, seppure declinandolo secondo modalità differenti. Attraverso l’utilizzo di questo strumento, così "leggero", ed allo stesso tempo presente nella memoria collettiva di ciascuno di noi, Boresta riesce ad affrontare anche temi di per sé "pesanti", seri: con i Magnifici 65 spinge ciascuno dei partecipanti a ripercorrere alcuni momenti della propria esistenza, a documentare eventi ed incontri privati; con Figurine Arte, invece, si confronta criticamente anche se giocosamente addirittura con il "sistema dell’arte", invitando i partecipanti a giocare con le riproduzione di alcune delle più celebri opere di arte contemporanea, scegliendole o scartandole o anche mescolandole l’uno con l’altra per creare nuove opere. C’è però un altro aspetto del gioco delle figurine che forse per Boresta è ancora più importante: esso, infatti, consente ed anzi invita all’interazione fra i partecipanti, costringendoli ad essere parte attiva e propositiva nel gioco stesso. In occasione della partecipazione del gruppo Oreste alla Biennale di Venezia, nel 1999, l’Album di Oreste Uno è stato presentato in un incontro tenutosi alla Libreria Patagonia di Venezia. In occasione delle due residenze è stato inoltre realizzato, in collaborazione con
www.undo.net, un sito dedicato al Gruppo Oreste, consultabile all’indirizzo www.undo.net/oreste.
Silvia Biagi

Qui il link con i nomi dei partecipanti:






22° Project
…questo studio sulla smorfia ha dato il via ad una serie di progetti culminati nella performance Emozione Oro (Gold Emotion), realizzata nel 1999 nell’ambito di Oreste 2, in cui grazie ad una forte capacità espressiva, l’artista ha attraversato tutti i propri stati emotivi fino ad irrompere in un pianto catartico.
Giulia Franchi


Pino Boresta nella performance Ecce Smorfia propone una sequenza di smorfie, tanto più strane e grottesche, quanto sembrano rispecchiare, esasperati, i nostri stati emotivi, le nostre vicende interiori, che restano incompiutamente manifeste nelle nostre espressioni contenute, decorose, ma purtroppo, spesso ipocrite. Boresta ci invita a lasciar esplodere le smorfie che si formano e ci deformano intimamente, a liberarle sfogando le nostre verità, ristabilendo, così, dialoghi più autentici con la società con cui ci si confronta quotidianamente. Al termine della performance il buffo si crina, il sorriso si spezza e progressivamente si stravolge in pianto profondo, desolato (è questo il 3° atto della performance chiamato per l’appunto Gold Emotion): è la più tragica delle tante possibili smorfie che dobbiamo imparare a usare e a leggere nei volti dell’universo cittadino, dimensione spersonalizzante, da ri-umanizzare attraverso il recupero delle consapevolezza che l’essere persona passa anche attraverso il recupero della consapevolezza che l’essere persona passa anche attraverso il grottesco, l’esasperato, il tenero, il ridicolo, il sofferente esprimersi di sentimenti tramite le smorfie che, per lo più inconsapevolmente, facciamo.
Maria Francesca Zeuli


Qui il link ulteriori info:

http://www.carthusia.net/limen/previous/2003/boresta.htm











23° Project
Rifiutindagine è una performance realizzata nell'ambito della manifestazione BIG Torino 2000 il 10, 12, 14 Aprile 2000. Con questa performance Boresta vuole proporre una ricerca che sia artistica e non scientifica, un modo diverso di avvicinarsi ai nostri scarti: nell'ambito della Biennale Arte Giovane di Torino Boresta ha realizzato, in tre diversi momenti, tre diverse indagini nei rifiuti di alcune zone del capoluogo piemontese. Con la collaborazione dell'AMIAT (Azienda Multiservizi Igiene Ambiente Torino) che forniva uomini e mezzi, Boresta ha scandagliato i cassonetti dei rifiuti di 3 zone socialmente ed economicamente differenti di Torino, accompagnato ogni volta da un gruppo di spettatori in pullman che seguivano l'evento in diretta attraverso una videocamera. Nel corso dell'intervento Boresta ha esplorato, analizzato e selezionato i rifiuti, conversando con i passanti e gli uomini dell'AMIAT, via commentando e confrontando i vari ritrovamenti. Una parte di questi è stata raccolta all’interno di cubi di plexiglas, le cui riproduzioni fotografiche, a dimensioni naturali, sono state poi esposte durante la presentazione con una conferenza stampa tenutasi al termine dei tre giorni alla Biennale Giovani. L’operazione artistica richiama indubbiamente alcuni aspetti già presenti in R.A.U. - Ritrovamenti Arteologici Urbani (anche in questo caso ad esempio alcuni microrifiuti sono stati incollati ed esposti su appositi raccoglitori), ma se ne differenzia per l'approccio "sociologico", esplicitato nella scelta di tre zone socialmente differenti della città. In questa performance, infatti, l’analisi dei rifiuti viene effettuata tenendo conto di queste differenze, e confrontando i ritrovamenti di una zona con quelli delle altre. Ne emergono dettagli ed aspetti curiosi che ci permettono di osservare da un punto di vista insolito le differenze di classe. L’intervento artistico di Boresta, infatti, va a vedere e scoprire cose che altrimenti resterebbero nascoste, storie che altrimenti nessuno racconterebbe, e, prendendo come punto di partenza quello che gli altri scartano, opera un ribaltamento delle prospettive usuali. Di questo "ribaltamento" fa parte, in un certo senso, anche il coinvolgimento attivo degli spazzini dell’AMIAT all’interno del progetto: è l’incontro fra due professioni, due vite, quella del netturbino e quella dell’artista, che normalmente hanno ben poco in comune, e che difficilmente si incontrano. Invece, nel corso delle tre "Rifiutindagini", Boresta, vestito da netturbino, fa parlare di arte gli uomini dell’AMIAT, interrogandoli nel contempo sul loro lavoro. Oppure si ferma a discutere con i passanti che lo osservano incuriositi e un po’ diffidenti, cercando di raccogliere la loro opinione sull’intervento: "Secondo lei questa cos'è?". Risposta: "Roba di rifiuti". Dalla riprese effettuate nel corso dei tre interventi è stato tratto anche un bel video di 15’.
Silvia Biagi


Qui il link per ulteriori info:

http://www.comune.torino.it/gioart/big/oldmaterial/oldsite/artisti/boresta.htm






24° Project
Per Disordinazioni ( e Disordinazioni Kassel 97 ) si intendono, secondo la definizione datane dallo stesso Boresta, "azioni estranianti e spaesanti, nelle quali il pubblico, involontariamente partecipante, si trova a confrontarsi con una situazione estranea agli schemi prestabiliti dell’abitudine". Il fine delle Disordinazioni è pertanto quello di portare alla messa in questione delle regole prestabilite, al ripensamento dell’ovvio, o, sempre per dirla con Boresta, alla "destrutturazione delle abitudini interattive, con gli altri e con l’ambiente". L’iniziativa fu avviata da Giuliano Lombardo già dal 1994, con l’intento di promuovere "azioni urbane non codificate", che vengono poi documentate attraverso i Bollettini di DisordinAzioni. Boresta partecipa al progetto di Lombardo, declinandolo però secondo la propria sensibilità e le proprie modalità operative (già sperimentate, ad esempio, in C.U.S. e D.U.R.): con Disordinazioni Kassel Boresta interviene all’interno della X Edizione di Documenta (giugno 1997), applicando in vari punti negli spazi della mostra le proprie "smorfie". Le ritroviamo sopra le didascalie delle opere, nel giardino del Fredericianum Museum, persino vicino alle opere di Gerard Richter (Boresta commenta giustamente: "posso dire di aver esposto accanto al grande artista tedesco"). E’ evidente che in questo tipo di operazione è implicita una forte critica sul mondo stesso dell’arte, autoincensante ed autoreferenziale, volutamente ermetico per i non addetti. Con il suo modo scanzonato ed ironico, Boresta compie un’azione dissacrante all’interno di uno dei massimi templi riconosciuti dell’arte contemporanea, laddove si dettano mode ed indirizzi e si condizionano scelte ed artisti.
Silvia Biagi




Esposizioni:



20. Dove Vanno gli Spermatozoi
Pubblicato sul libro "Oreste Uno", libri Zerynthia edizioni Charta 1998.
Presentazione ad "Oreste alla Biennale", Venezia 1999.
Pubblicato on-line sul sito Arteutile, Internet 2002.
Pubblicato sul libro "Teoria e tecnica dell’artista di merda", edizioni Valter Casini 2004.



21. Album Oreste Uno
Residenza artisti "Progetto Oreste Zero", con l’Ass. Zerynthia, Paliano (Roma) 1997.
Residenza artisti "Progetto Oreste Uno", con l’Ass. Zerynthia, Paliano (Roma) 1998.
Presentazioni "Progetto Oreste" tra il 1998 ed il 1999; Opera Paese a Roma, Percorso Vita a Bologna, Archivio via Farini a Milano.
Presentazione ad "Oreste alla Biennale", libreria Patagonia, Venezia 1999.
Residenza artisti "Oreste Due", Abbazia dei Cappuccini di Motescaglioso (Matera) 1999.
Collettiva "Icone Russe", Centro Sociale Leoncavallo, Milano 1999.
Residenza artisti "Oreste Tre", Abbazia dei Cappuccini di Motescaglioso (Matera) 2000.



22. Emozione d'Oro
Personale, "Una smorfia per vivere meglio", Libreria Grandmelò, Roma 1994.
Collettiva "Mascherazioni", Galleria Campioli, Monterotondo, (Roma) 1995.
Residenza artisti "Oreste Due", Abbazia dei Cappuccini di Motescaglioso (Matera) 1999.
Collettiva "Città Di-Continua", Certosa di Potignano, Siena 2003.
Collettiva "Biennale di Porto Ercole", Forte Stella, Porto Ercole (Grosseto) 2003.
Collettiva "Guardami in faccia", Torretta Valadier, Roma 2004.



23. Rifiutindagine
Intervento Urbano Autorizzato "Big Torino 2000", Torino 2000.
Collettiva video "Contemporanea 05", Casa Masaccio, S. Giovanni Valdarno (Arezzo) 2005



24. Disordinazioni Kassel 97
Intervento Urbano Clandestino a Documenta X, Kassel 1997.
Pubblicato sul libro "Oreste alla Biennale", edizioni Charta 2000.


6° BLOCCO



PROGETTI 25-26-28-29-30




25. Disordinazioni Elettorali 01 – D.E. 01
Elections Disorder 2001 - E.D. 01
Intervento Urbano, Maggio 2001.


26. Ass. Internazionale Docciatori Indipendenti – A.I.D.I.Inter. Ass. Independent Shower Takers - I.A.I.S.T.
Performance, Giugno 2001.


28. "Hey!…My friend, what’s the matter?" – Hey!
"Hey!…My friend, what’s the matter?" – Hey!
Netart, Gennaio 2002.


29. Artisti & Co. – A.&Co.
Artists & Co. - A.&Co.
Quadri, Aprile 2003.


30. Testamenti – Testam.
Testaments - Testam.
Quadri, Aprile 2003.












25° Project
Affine, nelle modalità d’azione oltre che nel nome, a Disordinazioni Kassel, Disordinazioni Elettorali prevede però l’intervento diretto sul contesto urbano, attraverso la rettificazione – per usare un termine caro a Boresta – dei manifesti elettorali affissi per le strade in occasione delle varie campagne elettorali. L’effetto è garantito: dagli occhiali di Sgarbi trasformati in borestiane smorfie, alla faccina che emerge "Nel buio della politica" (così recita lo slogan), l’incontro fra la smorfia di Boresta e la boria elettorale regala innumerevoli immagini sorprendenti e "detournanti". Con questo intervento Boresta ci invita a tentare diverse e nuove modalità di relazione con l’ambiente urbano in tutti i suoi aspetti, fra i quali inevitabilmente la pubblicità. Attraverso il meccanismo della sorpresa, dell’inaspettato, costringe il passante a fermarsi, a riflettere criticamente su quanto rientra all’interno del proprio panorama visivo quotidiano, normalmente accettato supinamente in quanto esistente, e dunque abituale.
S.B.

Qui il link di una intervista:
http://pinoboresta.blogspot.it/2008/11/2004-salvatore-caruso.html











26° Project
Per questa performance dal titolato "Associazione Internazionale Docciatori Indipendenti", tenutasi nei giorni 27, 28 e 29 Giugno 2001 nell’ambito della rassegna Continuum 2001, organizzata a cura del Centro di Arte Contemporanea Inner Spaces Multimedia di Poznan in Polonia Boresta ha organizzato un evento particolare. All’interno delle docce dei bagni pubblici della città, alcune persone (sette in tutto) erano sorprese sotto la doccia negli atteggiamenti più strani: chi in costume da bagno con un ombrello, chi intento a leggere, chi completamente abbigliato, chi immerso vestito nella vasca e coperto di fiori, chi ancora avvolto in carta stagnola….Gli spettatori, dopo essere stati accompagnati da Boresta stesso fino alla soglia dei bagni pubblici, erano poi invitati a girarvi liberamente, per scoprire i vari "docciatori indipendenti" aprendo man mano le porte delle docce. Il lavoro di Boresta, nei toni ludici e scherzosi a lui consueti, si torna a concentrare, con questa performance, sugli aspetti più intimi e più quotidiani della nostra vita: come per il Progetto Unghie Arte, anche qui un atto legato all’igiene personale, e per definizione privatissimo, viene reso pubblico e stravolto attraverso modifiche che, sottraendogli ogni funzionalità, finiscono per renderlo ludico e puramente gratuito. E forse sta proprio in questa parola, "gratuità", uno degli elementi cardine di tutta la ricerca di Boresta: egli mira, attraverso il suo lavoro, a spogliare atti e gesti quotidiani del loro aspetto funzionale, utilitaristico, per restituirceli nella loro essenza più pura. È un’operazione sottilmente rivoluzionaria, perché va a scalzare uno dei fondamenti stessi della nostra esistenza ed organizzazione sociale: introducendo il principio di gratuità viene a cadere inevitabilmente il concetto di scambio, sul quale si regge ogni organizzazione sociale. Privati di uno scopo utilitaristico, di un fine o semplicemente di una funzione, i nostri atti acquistano spazi di libertà pressoché illimitati, consentono tempi di riflessione e di gioco altrimenti inimmaginabili. E proprio l’aspetto ludico è uno degli elementi fondamentali per la comprensione dell’opera di Boresta: come già per un progetto come CUS, l’invito al gioco coincide con l’invito alla leggerezza, all’interpretazione dell’esistenza in una chiave appunto giocosa, che viene resa possibile attraverso la semplice introduzione di un elemento spiazzante, inaspettato o estraneo al contesto. L’idea di leggerezza torna anche nella modalità stessa in cui era stata organizzata la performance: molto era stato volutamente lasciato all’improvvisazione: ai sette docciatori, infatti, scelti in loco fra un gruppo di volontari, erano state date indicazioni appositamente vaghe, in modo da lasciare il massimo spazio al gioco, all’improvvisazione, alla spontaneità. I partecipanti/spettatori sembrano aver peraltro compreso ed apprezzato gli intenti ed il significato della performance: divertiti, sorpresi, ma anche estremamente coinvolti.
Silvia Biagi











28° Project
"Hey!…My friend, what’s the matter?" è il dramma di un suicida che si tuffa nel vuoto, il dramma di un testimone che nell'incertezza del momento lo osserva, lo fotografa e lo lascia morire, il dramma di una giuria che deve emettere il verdetto finale: colpevole o innocente? Il lavoro di Pino Boresta offre all'utente quest'ultimo ruolo, scomodo come gli altri perché come gli altri impone una scelta, costringe a macchiarsi di una nuova colpa: l'assoluzione di un colpevole, la condanna di un innocente... Scelta difficile, che spinge molti a cercare una via d'uscita, che è poi lo stesso crimine che sono invitati a giudicare: l'omissione di soccorso, il rifiuto di un giudizio che, anche se negativo, darebbe sollievo ad un angosciante ed irrisolto senso di colpa.
Domenico Quaranta

Qui il link del progetto: http://www.pinoboresta.com/boresta.htm








29° Project
Il 3 aprile 2003, alle ore 18.30, presso il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma si inaugura la mostra "Artisti & Co.", nell’ambito della quale Pino Boresta, artista tra i più originali ed interessanti del panorama romano, presenterà al pubblico il suo A.Q.P.A.C. – o Archivio Quadrografico dei Personaggi dell’Arte Contemporanea. L’ A.Q.P.A.C. comprende una trentina di dipinti a olio su tela, raffiguranti altrettanti personaggi appartenenti al mondo dell’arte contemporanea italiana: artisti e critici come Germano Celant, Carla Accardi, Simonetta Lux, Renato Mambor, Mario Pieroni, Stefano Arienti, Cesare Pietroiusti, Eva Marisaldi, Bartolomeo Pietromarchi sono ritratti come le figurine di un immaginario album, con tanto di indicazione del nome, del cognome e del numero indicante l’ordine di compilazione. La mostra si propone pertanto come un invito collettivo al gioco, nel tentativo di coinvolgere il pubblico stesso nella compilazione dell’album, secondo una caratteristica che è tipica dell’agire artistico di Boresta. E d’altronde proprio in questo aspetto ludico ed insieme interattivo risiede il senso dell’intera operazione, che intende affrontare in maniera ironica ed allo stesso tempo dissacrante quel "sistema dell’arte", troppo spesso afflitto da egotismi ipertrofici ed eccessi di autoreferenzialità. Boresta d’altronde non è nuovo a questo tipo di operazioni, e lo stesso A.Q.P.A.C. nasce dall’evoluzione e dalla commistione di altri progetti, ed in particolar modo dagli album di Oreste, realizzati in occasione di alcune residenze estive per artisti, tenutesi negli anni scorsi nei dintorni di Roma. È nel corso di queste residenze che Boresta ha concepito l’idea dell’archivio dei personaggi dell’arte contemporanea, ed ha potuto allo stesso tempo acquisire le fotografie da cui sono tratti i dipinti. La scelta della pittura come medium nasce invece da un’esigenza dell’artista, che ritrova nella tecnica tradizionale dell’olio su tela la possibilità di esprimere una carica emotiva maggiore, non veicolabile per Boresta attraverso tecniche più nuove. La mostra al Museo Laboratorio è peraltro solo una tappa del progetto Artisti & Co., in quanto l’A.Q.P.A.C., come tutti gli archivi che si rispettino, non è chiuso, ma anzi destinato ad arricchirsi continuamente di nomi e volti: per questo la sera dell’inaugurazione sarà allestita all’interno del Museo Laboratorio una postazione fotografica, in modo che chi lo desideri potrà farsi immortalare ed entrare così a far parte dell’A.Q.P.A.C. stesso. Inoltre, per chi non potrà essere presente al momento dell’inaugurazione, esiste anche la possibilità di inviare una foto-tessera con nome e cognome scritti sul retro. Le immagini ricevute e le fotografie scattate all’inaugurazione andranno a confluire in quella che è la realizzazione finale del progetto, ovvero un album di figurine vero e proprio, intitolato, naturalmente, "Artisti & Co."
Silvia Biagi


Qui il link del comunicato ed un articolo sulla mostra:
  
http://www.luxflux.org/museolab/MOSTRE/boresta.htm
http://www.luxflux.org/n1/recensioni3.htm









30° Project
Pino Boresta, utilizza ricami per i suoi Testamenti, elaborazioni digitali. Ripercorrendo il filo duchampiano del ready-made e proseguendo lungo la dimensione sintattica kosuthiana del "concettuale tautologico", Boresta "gioca" sull’irriducibile dilemma tra esistenza fisica dell’opera e il ricorso al suo significato inserendo la personale visione critica sullo statuto dell’arte contemporanea.
Isabella Falbo


Non sospetti né aggressivi si propongono i Testamenti di Pino Boresta elaborazioni digitali stampate su tela e ricamate con fili, pensieri sciolti resi con abbondanza di segni e colori, con ironia incontenibile. Evidente il richiamo alla mitica vicenda di Re Mida e l’accostamento al sistema dell’arte contemporanea. La grande virtù e insieme l’immensa sciagura di rendere prezioso tutto ciò che tocca viene indicata con un misto di sarcasmo e gioco che segnala con efficacia e fair play la convenzionalità di certe scale di valori.
Giovanna Coppa



Esposizioni:


25. Disordinazioni Elettorali 01Intervento Urbano Clandestino M.E.R. (Manifesti Elettorali Rettificati), Roma 1996/2000.
Collettiva "Centro Documentazione Artisti Romani", Ass. Futuro, Roma 2001.
Collettiva "Italijanski autoportrei", Gallerie Costiere, Pirano (Slovenia) 2002.



26. Ass. Internazionale Docciatori Indipendenti
Collettiva "Continuum", Inner Space Multimedia, Poznam Polonia 2001.



28. Hey!…My friend, what’s the matter?"
Foto e testo del 1989.
Pubblicato on-line sui siti, Random.exibart. e Arteutile, Internet 2002.
Intervento Urbano Clandestino alla 50° Biennale di Venezia 2003.
Pubblicato on-line su svariati siti tra cui: Liberarti, Netartreview, Glowlab, Guida Sicilia, AMstudio, Mariemarion, Unopercento, Biannal B, Internet 2003/2006.



29. Artisti & Co.
Collettiva "HUA" i miei migliori amici , Artoteca-Associazione 0, Milano 2001.
Personale "Artisti & Co.", MLAC dell’Università La Sapienza, Roma 2003.
Collettiva "Torre d’avorio", Castello Marcantonio, Cepagatti (Pescara) 2004.
Collettiva "Premio Celeste", Galleria L’Albero Celeste, San Gimignano (Siena) 2004.



30. Testamenti
Personale "Artisti & Co." MLAC dell’Università La Sapienza, Roma 2003.
Collettiva "La febbre dell’oro", Palazzo della Duchessa, Miglianico (Chieti) 2003.
Collettiva "Multiplo_3", N.O. Gallery, Milano, 2005.
Collettiva "Godart 2007" Museo laboratorio, Città Sant’Angelo (Pescara) 2007.


Macro Pizzi di Pino Boresta

Fratelli d’Italia







Dovrei alzarmi ed andare ma qualcosa mi impigrisce trattenendomi all’infinito. Continuo così ad ascoltare Pizzi Cannella che in video inscena una finta telefonata e dice che lui dipinge per urgenza, dipinge a memoria, o meglio a limitazione della memoria, dipinge cattedrali ora! Ma ama la muraglia cinese ed i ghiacciai. Vorrebbe vederli ma dice che lui è un bradipo e non si sposterà mai, anche perché l’orologio fermo per almeno due volte al giorno segna l’ora esatta. Dice che lui fa il pittore perché è un mestiere e considera la pittura la strada maestra ed il gioco più alto. Dice che ama tutti gli artisti che li considera tutti fratelli, ma ama di più quelli che hanno un ossessione. Ring ring ring ring… Che ossessione! Chi è?








Ah! il video che continua in loop. Mi ero appisolato, ma ora devo andare, siamo rimasti in pochi e sono il solo qui seduto. Il MACRO MATTATOIO per la personale di Piero Pizzi Cannella si sta svuotando ed io ancora non ho visto i quadri. Mi alzo, entro, mi fermo, guardo come se fossi di fronte al Gran Canyn. Sono lì, li vedo, sono grandi, sono neri, sono belli, bravo Pizzi, ma quello lì con lui… è Danilo Eccher.
Forse parlano della grande tela passeggiante di Piero a Villa Medici, oppure del museo di Danilo che sembra non decollare, nonostante il prezzo del biglietto ad un unico 1 Euro. Faccio due passi alzo la testa e vedo travi e putrelle di ferro sopra di me, mi arrampico e guardo giù nel tentativo di avere un'altra visione sulle cose e sui fatti. Ma poi non lo faccio, chissà perché?








Vi ricordo che aspetto sempre vostre segnalazioni e notizie sui fatti strani dell’arte


salepepe_99@yahoo.it



Pubblicato su "Juliet" n. 133 June 2007



In foto; Muraglia cinese, Museo MACRO, Piero Pizzicanella, Danilo Eccher.

giovedì 2 agosto 2007

Isola io di Pino Boresta

























Marketta più marketta meno


L’i-sola sono io. “Io sono diversa da voi”, “Io faccio un altro mestiere, faccio l’artista concettuale”, “Io ho fatto questo e quello”, “Io ho lavorato con Tizio e Caio”, “Io frequento Pinco Pallino”, “Io ho interessi diversi da voi”, “Loro sentono che c’è un grande dislivello culturale”. Pur con tutte le ragioni del mondo cara Domiziana Giordano non credo che sia questo il modo migliore di porsi per dimostrare il proprio valore o quello di una categoria, sistematicamente derisa e bistrattata televisivamente. Ho ancora negli occhi e nelle orecchie la sconveniente e triste figura rifilata al bravo Adrian Tranquilli dall’insospettato Piero Chiambretti che si spacciava per uno sensibile all’arte contemporanea, che si tratti di un'altra marketta? Probabilmente appena la lampadina si accende e si va in onda è troppo forte e irresistibile la tentazione di farsi due risate alle spalle dell’artista di turno cascato nel tranello. La strada della Giordano non è quella giusta, ma bisogna riconoscergli il coraggio che molti altri non hanno.
Sicuramente Vanessa, Eva, Annie, Liliana, Bruna, Myriam, Grazia, Monica, Paola, Cesare, Alfredo, Stefano, Sergio, Renato, Tommaso, Paolo, Lorenzo, Luca, Salvatore, Massimo, Marco o Matteo si sarebbero comportati in maniera più adeguata, aiutando forse a una più corretta comprensione dell’arte odierna. Spesso artisti validi ed affermati rifiutano di partecipare a trasmissioni televisive, ma molti di più sono quelli che vi andrebbero volentieri, ma non hanno le chiavi giuste per entrarvi. Credo che se da una parte sia sbagliato a snobbare il mezzo televisivo d’altra bisognerebbe fare più attenzione a chi si delega il compito di avvicinare l’arte al grande pubblico. Credo che non sia lontano il giorno in cui spunterà l’artista d’assalto, capace di farsi rispettare e pronto a ribattere colpo su colpo con prontezza e sagacia. Ma è questo quello che vogliamo? È questo quello che serve all’arte? E soprattutto: a chi gioverebbe tutto ciò?
















Pubblicato su "Juliet" n. 132 April – May 2007

In foto; Domiziana Giordano, Piero Chiambretti, un opera di Adrian Tranquilli.

3 al prezzo di 1 di Pino Boresta

Pitttore pitttore metti....

Oggi vi propongo tre consigli al prezzo di uno.

Primo; cari amici artisti non andate mai dal braccio destro di un direttore di museo se non avete alla vostra sinistra qualcuno sufficientemente famoso. Lo sapevate che si può detenere l’esclusiva di certe manifestazioni artistiche? Al museo MACRO di Roma una certa Gioia (ma che di gioia non ne dispensa molta se non hai il pedigree) mi ha detto che non potevano e volevano organizzare eventi d’arte urbana (o street art) perché nella capitale vi era già la Fondazione Olivetti che lo faceva. E allora, dico io diamo più fondi a chi non si pone questi problemi e da ospitalità e libertà d’azione a tutte le forme d’arte sperimentale senza timore di invadere campi altrui come il museo MLAC dell’Università la Sapienza di Roma. La democrazia va sostenuta non credete?



Secondo; cari amici pittori non portate mai a un gallerista i vostri quadri, al limite e meglio un paio d'etti di mortadella, cosi non rischierete di essere morsi. Diversi anni fa avevo preso contatto con la gallerista Oddi Baglioni di Roma che per telefono mi aveva invitato a farle vedere qualcosa. Pensai che piuttosto che scartoffie, la cosa migliore fosse portare tre quadri 50x70. Non lo avessi mai fatto…. Neanche fossi entrato con una bomba. Appena mi ha visto entrare in galleria con questi, come cane rabbioso, mi ha praticamente azzannato alla gola e inviperita mi ha strillato di sparire immediatamente. “Si vede che è amante degli artisti concettuali!” direte voi, mentre io son pittore? O no? Mha!…



Terzo; cari amici artisti non annunciate mai la nascita di un vostro figlio con la felicità in volto a un critico che per scelta non li ha voluti, potreste sentirvi rispondere “Io odio i bambini per questo non ne ho mai voluti”. E poi dicono che sono gli artisti quelli privi di tatto, che tristezza…cara Laura.


Pubblicato su "Juliet" n. 131 February – March 2007

In foto; MACRO Museo, mortadella, Anisia Boresta.

mercoledì 1 agosto 2007

AAAA cercasi di Pino Boresta



























Cercasi disperatamente Pipilotti

Lo sapevate che per diventare artisti interessanti basta frequentare le persone giuste? Diverso tempo fa a una inaugurazione si formò un piccolo circolo di persone, tra questi anche il noto critico romano Ludovico Pratesi al quale ho sentito sostenere che secondo lui il lavoro di Paolo Canevari (artista romano della seconda generazione dell'ex pastificio di Via Ausoni) era diventato molto più interessante da quando era diventato il compagno di Marina Abramovic. La cosa mi ha alquanto stupito visto che poco tempo prima lo stesso critico, curatore della quadriennale di Roma, era stato letteralmente appiccicato al muro da Paolo, ma non per farne un opera come ha fatto qualche anno dopo il Maurizio nazionale con il De Carlo popolare, bensì perché si sentiva giustamente preso in giro per non essere stato invitato alla manifestazione, nonostante gli fosse stato promesso. Infatti, Pratesi solo pochi mesi prima, sosteneva che non trovava il suo lavoro sufficientemente maturo per partecipare all’evento romano, ma io che ho sempre apprezzato il lavoro di Canevari (anche se non gliel’ho mai detto) devo affermare in verità che non trovavo nel suo lavoro cambiamenti sostanziali che potessero giustificare una presunta improvvisa e pretestuosa maturazione. E chi sa, forse anche io se me la facessi con Pipilotti Rist finirei per diventare all’occhio di molti critici, curatori, galleristi un artista interessante? Quindi artisti immaturi, questo è quello che dovete pubblicare nel prossimo annuncio se volete diventare interessanti in virtù di una fulminea maturazione del vostro lavoro:
“AAAA cercasi Big artisti per relazione, eventualmente platonica, esclusi perditempo.”
















Pubblicato su "Juliet" n. 130 December ’06 – January ’07

In foto; un opera di M. Cattelan (M. De Carlo), Marina Abramovic e Paolo Canevari, Pipilotti Rist.

Chi può dirlo? di Pino Boresta




“Ehi, ho una nuova lamentela”

“Ehi, ho una nuova lamentela” Così recita il titolo dell’opera di un mio amico, artista bolognese immeritatamente scomparso, o per meglio dire ritiratosi dalla scena “artistica italiana” troppo presto, Andrea Sperni. Probabilmente qualcuno avrà avuto modo di conoscerlo o ne ricorderà sicuramente le opere. Rammento che uno dei motivi che contribuirono fortemente alla sua decisione di allontanarsi da questo mondo, fu il fatto di aver sperato per un certo periodo di essere scelto come artista dalla gallerista milanese Emy Fontana. Infatti, in un primo momento sembrava gradire molto il suo lavoro, ma poi gli preferì una certa Alessandra Spranzi. A differenza di altri artisti della galleria di questa scelta non sono mai riuscito scoprirne il motivo ed ancora oggi mi domando cosa l’avrà mai determinato. Con il senno del poi sarebbe interessante sapere se Emy pensa ancora di aver fatto la scelta giusta. Sicuramente nessuno ci darà mai una risposta, posso solo dire con certezza che la gallerista non cambierà mai la sua idea. Sostengo questo perché non ho mai sentito nessun gallerista italiano confessare un proprio sbaglio, ma piuttosto vantarsi di essersi rifiutato di esporre nella propria galleria artisti che sono poi diventati Alighiero Boetti, Fabio Mauri, Aldo Mondino etc. Forse Sperni non avrebbe mai raggiunto la notorietà di questi artisti o forse si! Chi può dirlo? Ma una cosa è certa, la delusione cocente per quello che era il mondo che lui aveva scelto ha determinato l’uscita di scena di un artista che avrebbe potuto fare e dire molte cose interessanti. Bhe, io queste cose posso dirle…. anche se le sanno molti altri, ma non tutti sono disposti ad essere presi continuamente a pesci in faccia. Del resto ognuno ha la sua dose di orgoglio ed io di incassatori come il sottoscritto ne incontro sempre meno.

Pubblicato su "Juliet" n. 129 October – November 2006

In foto; Opera di Andrea Sperni, Emi Fontana.