mercoledì 30 gennaio 2013

La strategia del perdente


Pino l’eccezion(al)e
intervista a cura di Daniele Capra


Farsi invitare alla più importante delle biennali: la madre di tutte, quella di Venezia, iniziata più di cento anni fa nella città lagunare, diventata ora. Qualsiasi persona dalla provata fiducia nella ragione sa che un approccio come quello di Pino Boresta è automaticamente destinato a fallire. L’artista romano infatti, ha lavorato insistentemente per anni per sollecitare curatori e critici affinché lo invitassero alla kermesse lagunare, ma con la cura di operare in maniera diretta, antipatica e non salameleccosa. Il blitz, lo schiamazzo, la contestazione in dibattiti pubblici, tutti interventi di disturbo in cui sono – programmaticamente – sbagliati gli approcci, le modalità, i toni. Potremmo dire, anzi, che se ciò non avvenisse (se cioè avessero esito positivo le sue richieste) egli si priverebbe del piacere che spesso hanno i bambini cattivi di rovinare con un pastrocchio gli ordinati quaderni dei primi della classe. E poi è troppo scontato sviluppare delle strategie vincenti. Provate voi ad immaginare come siano delle strategie perdenti. Ecco Boresta è quel genere di personalità: è essenzialmente un artista che ama porre domande, rompere sonoramente i cabasisi, come scriverebbe Camilleri. Anche l’intervista che segue ne è la dimostrazione.



DC: Dentro o fuori il sistema che differenza fa?
PB: In prospettiva futura nessuna, ma oggi quando un artista viene proposto attraverso canali di particolare autorevolezza all'interno del sistema, ciò fa sempre sì che il suo lavoro riceverà approvazione o quantomeno una forte attenzione, a prescindere dal fatto che sia apprezzato o meno dai più.

DC: Ma l’arte è un lavoro di relazione…
Sì, ma ciò decreterà ogni volta l’inevitabile e ripetuta sconfitta di chi – pur avendo alle spalle un lavoro significativo – dovrà rassegnarsi ad affrontare sempre una sorta di sfiducia sistematica, che comprometterà la qualità e la quantità di attenzione necessaria ad una comprensione adeguata del suo lavoro.

DC: Ma allora vuoi semplicemente cambiare il sistema?
PB: Semplicemente! Ti pare poco? Bisognerebbe farla finita con queste logiche opportuniste utilizzate ogni volta per confezionare Biennali e Quadriennali a vantaggio dei soliti artisti ammanicati sostenuti da un ristretto corporativo nucleo di gallerie fondazioni ed istituti!


DC: Quindi il Padiglione Italia di Sgarbi è benvenuto!
PB: Mah! Non lo so, di sicuro io non pensavo certo ad una formula come quella di Vittorio Sgarbi! Ma più a quella ugualmente criticata che adotterà la Quadriennale – che mi ero permesso di suggerire il 4 ottobre 2008 parlandone con Roberto Pinto, Emanuela De Cecco, ed altri, nell’intervallo della presentazione di un libro della Subrizi – dove saranno degli artisti ad invitare altri artisti. Anche se visto l’andazzo dei fatti che mi riguardano ultimamente non credo che le cose cambieranno gran che per me.

DC: Non penso che per te sia importante diventare noto, quanto piuttosto far ragionare la gente attorno ai meccanismi di inclusione/esclusione.
PB: Si! Esatto!


DC: E hai cominciato subito con azioni pubbliche. Quando è stata la prima?
PB: Una tra le prime fatte è quella dove ho fatto quell’intervento estemporaneo di cui ti ho raccontato, nel quale ho promosso il mio progetto Firma Boresta. L’occasione era la presentazione del libro di Carla Subrizi Perché Duchamp alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

DC: Non ricorderai nemmeno cosa hai detto…
PB: Si! Perché me lo sono scritto su un fogliaccio lì per lì che ancora possiedo. “Sono qui per parlare di Duchamp e dell’importanza della sua opera, ma purtroppo non ho preparato nulla e inoltre hanno parlato e dovranno parlare persone sicuramente più accreditate di me. Io però ho un sogno, anzi no! Ho fatto un sogno, un sogno dove il Duchamp con una parrucca bionda mi esortava dicendomi “vai vai alla conferenza di Carla Subrizi che ha scritto e presenta un bel libro su di me”. Pertanto su mandato del grande Marcello sono qui in veste di parassita, parassita dell’arte, nel tentativo di far diventare una petizione un opera d’arte. Voglio valutare se una raccolta firme può divenire opera d’arte, ma anche verificare fino a che punto oggi un artista non sostenuto e promosso dai soliti volti noti, critici e galleristi potenti, possa ancora incidere ed influenzare questo dibattito ampliandolo nelle sue dinamiche come sicuramente ha fatto Duchamp, e a cui credo sarebbe piaciuta questa mia idea. O forse no?”

DC: Forse no! E poi?
PB: Ho poi distribuito i miei volantini e raccolto qualche firma.

DC: Cosa ti rimane ora del progetto
PB: Tutto! Ma quello che ancora oggi mi domando è a chi un curatore quale Daniel Birnbaum, intellettualmente onesto e corretto, come sostengono, abbia chiesto informazioni su un certo artista Pino Boresta, che gli aveva inviato un grosso pacco con quasi 1000 firme, pubblicazioni e materiale vario riguardante una curiosa iniziativa che consisteva in un auto petizione per essere invitato alla sua Biennale di Venezia?

DC: Magari non le ha nemmeno viste di persona…
PB: So di certo che l’ha ricevuto e visto, in caso contrario sarebbe molto strano per un curatore serio.

DC: Magari il tuo lavoro lo interessava o magari gli faceva semplicemente schifo!
PB: Bravo! Esatto, magari gli interessava o magari gli faceva schifo ma sicuramente avrà chiesto a qualcuno vicino a lui che meglio conosceva il panorama artistico italiano, e cosa gli avrà detto non lo saprò mai ma posso immaginarlo visto poi come sono andate le cose.


DC: Lo ripeto. Avresti dovuto approfittare di quell’incapace di Sgarbi…
Che vorresti dire che se non sono riuscito ad infilarmi alla biennale nemmeno con Sgarbi non ho nessuna speranza di riuscirci?

DC: Sì!
PB: Forse hai ragione ma io credo che al padiglione Italiano curato da Vittorio Sgarbi avrebbero dovuto partecipare solo artisti che fanno un certo tipo di lavoro, artisti che fanno un lavoro che esce fuori anche nel caos più totale di mille opere e che anzi del caos si nutrono.

DC: Dovevi chiedere a lui!
PB: L’ho fatto e mi ha pure telefonato, ma poi mi ha detto che non lo convincevo, ma forse è un buon segno. Io nel partecipare non avrei di certo avuto nulla da perdere, che volete che me ne importi a me di attaccare la mia opera appiccicata ad altre mille, quando io come un parassita le attacco addirittura sopra le opere degli altri. Cosa volete che me ne importi a me di dover competere per accaparrarmi un po’ di attenzione del pubblico dell’arte tra centinaia e centinai di opere di quasi trecento artisti, quando da diciotto anni attacco nelle strade delle città i miei adesivi con la mia faccia alla merce distratta dei passanti cittadini e competendo tutti i giorni con la massiccia invasione pubblicitaria con la quale le città sono aggredite e violentate. Lì si che rischio di perdere la mia battaglia, e ogni giorno mi prendo la mia rivincita.


DC: Questo però non ti ha portato da nessuna parte…
PB: Ma per esempio mi ha portato a te… tu sei nessuno?

DC: Quindi Venezia rimarrà solo un sogno?
PB: Ma io c’ero al padiglione e ci sono tutt’ora guardate bene!

DC: Cosa hai fatto?
PB Ho srotolato il mio manifesto in PVC I want Pino Boresta to the Venice Biennial ed è rimasto lì appeso abusivamente tutto il giorno dell’inaugurazione. In molti lo hanno visto e possono confermare non ultima un’entusiasta Laura Palmieri.

DC: C’è qualcosa che ti è piaciuto dell’ultima Biennale di Venezia?
PB: Della Biennale mi è piaciuto il padiglione della Spagna intitolato L’inadeguato quando l’ho scoperto pensavo fosse dedicato a me. Infatti, non capisco perché non ci sono pure io tra gli invitati agli eventi. Pensa uno dei miei articoli che ho scritto sulla rivista Juliet, con la quale collaboro da diversi anni, si intitola L’inattuale, curioso no?


DC: Non sei l’unico a lamentarti allora…
PB: Sono esattamente dentro e sulle tematiche delle quali si dibatte ultimamente nell’arte oggi, avendo in tanti anni di lavoro, contribuito affinché venissero allo scoperto, ma mi sa che hai ragione tu… sono proprio antipatico e sbaglio tutti gli approcci visto che anche lì, tra questi, non mi vogliono e non vogliono darmi visibilità.

DC: Ma no, sei il solito dietrologo!
PB: Invece è come se ci fosse qualche oscura figura che trama contro di me e fa si che io non ci sia lì dove è importante esserci. Mania di persecuzione?

DC: Sì!
PB: Può darsi, ma quando anche qualcun altro ti dice e conferma alcune delle cose che pensi, incominci a credere che forse le tue valutazioni non siano del tutto sbagliate.

DC: Ma non sei stufo di lamentarti?
PB: Ma te l’ho detto gli altri lo fanno perché vogliono ottenere qualcosa io lo faccio perché fa parte dell’opera. Vogliono che smetta! Vogliono che smetta di fare l’artista? Beh se Cattelan smette, come ha detto, anche io smetto di fare l’artista. È l’effetto trascino, ma se poi penso che lui però qualche soddisfazione se la sia tolta mentre io no, quasi quasi mi viene voglia di ripensarci! Ah ah!

DC: E quindi?
PB: Facciamo così: mi do tempo altri due anni e se non riesco a essere invitato alla prossima Biennale mi suicido!



           Pino Boresta Ultimatum





Intervista pubblicato su; "EQUIPèCO" n. 30 del 2011

In foto: Andrea Camilleri fotocomposizione, Roberto Pinto - Emanuela De Cecco fotocomposizione, Carla Subrizi, Vittorio Sgarbi, Intervento CUS a Londra, Allestimento del Padiglione Spagnolo della 55° Biennale di Venezia, La mia opera dal titolo “Ultimatum”.


martedì 9 ottobre 2012

Parole Enpleinair


Un ArtBlitz Enpleinair di Pino Boresta



Parole, parole, parole.


Appuntamento:
CHIAMATA PER L’ARTE
Roma sabato 29 settembre 2012 dalle 12.00 alle 18.00
MAXXI Museo delle arti del XXI secolo.



Appello:
Importante giornata di mobilitazione nazionale organizzata per discutere della gravità della situazione che tutti insieme ci troviamo a dover affrontare.



Hanno parlato en plein air :
Marco Altavilla, Giuseppe Appella, Stefano Arienti, Patrizia Asproni, Lorenzo Benedetti, Frida Carazzato, Fabio Cavallucci, Laura Cherubini, Marina Covi, Giacinto Di Pietrantonio, Raffaele Gavarro, Lorenzo Giusti, Guido Guerzoni, Alberto Guidato, Salvatore Lacagnina, Luigi Martini, Anna Mattirolo, Beatrice Merz, Massimo Minini, Alessandro Montel, Nomas Foundation, Chiara Parisi, Cristiana Perrella, Mario Pieroni, Bartolomeo Pietromarchi, Alfredo Pirri, Michelangelo Pistoletto, Adriana Polveroni, Ludovico Pratesi, Antonella Renzitti, Angela Rorro, Pierluigi Sacco, Giuseppe Stampone, Massimo Sterpi, Teatro Valle Occupato, Angela Tecce, Massimiliano Tonelli, Daniela Ubaldi, Valentina Vetturi.


Ha dipinto en plein air:
Pino Boresta.


Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai.




                    Qui di seguito le foto dell’azione:


               










giovedì 23 febbraio 2012

Elenco ArtBlitz 2007/2011

Art Blitz


Cronistoria

1° Voglio una Biennaleeee!
2° Antidemocrate
3° Come in un film di Godard
4° Parassita dell’arte
5° Why not?
6° La 24 ore di Pino Boresta
7° Un Sovvertitore
8° Fluxus Blitz di Pino Boresta
9° Per chi non c’era
10° Esserci per scomparire
11° C’è troppo silenzio nei Musei



I titoli e date

1° V.B.P.07 - Venezia Biennale Performance 8/06/2007.
2° P.T.08 - Performance Triennale 25/05/2008.
3° P.Q.08 - Performance Quadriennale 18/06/2008.
4° P.G.N.08 - Performance Galleria Nazionale 4/10/2008.
5° A.R.P.09 - ArtO’ Roma Performance 3/04/2009.
6° F.P.09 - Faenza Performance 19/04/2009.
7° V.B.P.09 - Venezia Biennale Performance 4/06/2009.
8° A.R.P.10 - Auditorium Roma Performance 26/02/2010.
9° M.P.10 - Miart Performance 26/03/2010.
10° V.B.P.11 - Venezia Biennale Performance 13/06/2011.
11° A.R.P.11 - ARIA Roma Performance 11/12/2011.


I luoghi

1° VBP07 - Arsenale alla 52° Biennale di Venezia.
2° PT08 - Palazzo della Triennale di Milano.
3° PQ08 - Palazzo delle Esposizioni di Roma.
4° PGN08 - Galleria Nazionale Arte Moderna a Roma.
5° ARP09 - Palazzo dei Congressi di Roma.
6° FP09 - Teatro Masini e altri vari luoghi a Faenza.
7° VBP09 - Piccolo Arsenale alla 53° Biennale di Venezia.
8° ARP10 - Auditorium di Roma.
9° MP10 - Fieramilanocity a Milano.
10° VBP11 - Padiglione Italia Arsenale 54° Biennale di Venezia.
11° ARP11 - Teatro Valle Roma.




1° ArtBlitz - 8/06/2007


Arsenale Biennale di Venezia








Voglio una Biennale!

Arsenale della Biennale di Venezia 8 giugno 2007.

Cronistoria:
Questo è quello che ho scritto ad un amico dopo uno dei primi artblitz:
Ciao caro mi ha fatto piacere incontrarti a Venezia. Non so se anche tu avrai sentito come me tutte le lamentele sul padiglione italiano. Le solite ed immancabili, come ogni volta certo! Ma quando io dicevo che non sarebbe cambiato niente, a tutti quelli che lamentandosi volevano solo strumentalizzare l’assenza del padiglione italiano, avevo ragione o no? Chi se lo ricorda ora? Possibile che non esistono artisti validi e meritevoli che avrebbero potuto esporre al posto dei soliti noti, forse bravi? A chi piacciono, ma non certo meritevoli di partecipare a 3 biennali consecutive quando ci sono artisti ben più meritevoli che non trovano mai il pertugio giusto. Come vedi è sempre la stessa storia, non importa quello che fai, ma bensì chi hai l’opportunità di frequentare. È per questo che quest’anno ho fatto una performance abusiva all’Arsenale che ho documentato anche con delle foto. Sono salito in cima ad un’alta scala e ho gridato “Voglio fare anche io una Biennale, voglio una Biennaleeee, voglio una Biennaleeeee, voglio una Biennaleeeee, voglio una Biennaleeee” . Rifacendo il verso al grande Ciccio Ingrassia, che impersonava un folle, che sale in cima ad un albero e strilla “Voglio una donnaaaa, Voglio una donnaaaa, Voglio una donnaaaa," nel famoso film di Federico Fellini “Amarcord”, ho ritenuto opportuno dire così la mia.
Pino Boresta







Nel numero 42 Exibar.onpaper (speciale Grantour) agosto/settembre 2007.
Così scrive la redazione di Exibart.onpaper alla pagina 30 fotofinish a riferimento di una foto che mi vede abbarbicato in cima a una lunga scala infissa alle mura dell’Arsenale durate il vernissage della 52° Biennale di Venezia mentre strillavo “Voglio una Biennaleeeeee!”:
Altro concerto ha improvvisato il sempre spassoso Pino Boresta che, non vergognandosi di essere venuto in laguna con tanto di prole, ha adocchiato una scala, vi è salito ed ha cominciato ad urlare "Invitate anche me alla Biennaleeeee".































In foto: Arsenale di Venezia, Ciccio Ingrassia (disegno digitale), Io su scala foto opera composizione (foto fatta da Soele Boresta).

2° ArtBlitz - 25/05/2008

Palazzo della Triennale di Milano




















Antidemocrate

Palazzo della Triennale, Milano.


inCONTEMPORANEA la rete dell’arte

Ore 14.30 - 19.00 Sabato 24 Maggio 2008
convegno Identità artista (sala Lab)
a cura di AR.RI.VI (Archivio Ricerca Visiva)
Interventi di Aurelio Andrighetto, Pino Boresta, Anna Valeria Borsari, Piero Cavellini, Cuoghi & Corsello, Barbara Fassler, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Marcello Pecchioli.

Cronistoria:
Ecco è arrivato il mio momento mi chiamano per fare il mio intervento. Mi alzo vado vicino alla cattedra. Da alcune fotocopie che avevo preparato leggo stralci dei miei articoli pubblicati sulla rivista Juliet che poi regalo al pubblico. Alla fine dopo aver letto l’ultimo salgo in piedi su una sedia ed urlo a squarciagola più volte “Voglio una Biennale, voglio fare una Biennale, Voglio una Biennale, voglio fare una Biennale…”, al termine applausi, raccolgo qualche firma per il mio progetto “Firma Boresta - La petizione diventa un opera d’arte” http://pinoboresta.blogspot.com/2008/10/firma-boresta.html, e quindi torno seduto ad ascoltare gli altri interventi.

































Cosi descrive l’accaduto Carla Ferraris su teknemedia il 3 giugno 2008.

Chi è dunque l’artista? Barbara risponde con una metafora di stampo duchampiano: “Un viandante che mette in discussione l’arte, spingendola fino a confini sempre più distanti”. E la disquisizione si approfondisce ed accende nel momento in cui Pino Boresta esprime la propria posizione in merito, tramite, una relazione performativa del proprio concetto d’identità artistica, salendo su una sedia ed urlando “Voglio una Biennale, voglio fare una Biennale”; per Boresta l’arte è privilegio antidemocratico, nicchia insormontabile per pochi eletti, jet-set snobistico per critici, curatori e galleristi detentori del sistema artistico contemporaneo. E la performance si conclude con una petizione/provocazione per la candidatura di Pino Boresta alla prossima Biennale di Venezia, con conseguente raccolta di firme tra i presenti in sala.


In foto: Palazzo della Triennale di Milano, Io che urlo foto opera composizione.

3° ArtBlitz - 18/06/2008


Palazzo Esposizioni di Roma





18/06/2008 16.58
Mostre: al via Quadriennale
Da domani al 14 settembre un centinaio opere di giovani artisti
Notizia (ANSA) - ROMA, 18 GIUGNO 2008
Con un centinaio di opere realizzate da altrettanti giovani artisti, parte la 15/a edizione della Quadriennale, da domani al 14 settembre. La rassegna, che torna nella sede storica di Palazzo delle Esposizioni, ha vissuto la vernice per la stampa, movimentata dalla protesta dell’artista Pino Boresta, che ha contestato il mancato invito alla rassegna gettando volantini con la scritta ‘Basta con i soliti raccomandati’ e un invito a firmare ‘per mandare Boresta alla Biennale di Venezia 2009′.

Come in un film di Godard

Ho la gola secca e la bocca asciutta, avverto una forte sensazione di disidratazione senza avere in realtà sudato. Appena giro l’angolo decido di entrare nel primo bar che incontro chiedendo un bicchiere d’acqua. Il giovane barista nonostante la confusione è lesto, deve essersi accorto di qualcosa; bevo, ringrazio ed esco. Percorro una cinquantina metri e si ripresenta la stessa arsura, il nasone (così chiamate le fontanelle romane) di Piazza Venezia è troppo lontano decido cosi d’approfittare di un altro bar nei paraggi che a Roma non mancano. Questa volta entro con più tranquillità… esco e riprendo il cammino cercando di calmarmi. Anche questa è andata, non è stato facile ma ce l’ho fatta. Avevo calcolato tutto nei minimi particolari.
Arrivo in anticipo alla conferenza, non distribuisco i volantini e mi vado a sedere in fondo alla sala.




I primi a parlare sono il presidente della Quadriennale e le autorità, che pur se scontati risulteranno più esaustivi dei 5 curatori (Chiara Bertola, Daniela Lancioni, Lorenzo Canova, Claudio Spadoni e Bruno Corà) preoccupati ad esibirsi secondo un rigoroso ordine alfabetico invece di parlare in sostanza della mostra. Sono lì seduto e come in un film di Godard, vivo, rivivo cento volte la stessa scena. L’ho studiata a fondo ma ogni volta che la riesamino mi vengono le palpitazioni; riesco a rilassarmi solo piegando qualche volantino. Ci siamo! É arrivato il mio momento, stanno chiedono se ci sono domande da parte del pubblico, io dal fondo della sala mi alzo, agito le braccia e senza aspettare il microfono ad alta voce faccio presente che ho una domanda da fare. Catturata l’attenzione dei presenti domando “Vorrei sapere perché non mi avete invitato?”, c’è qualche risata e qualche applauso che prontamente stoppo reclamando invece più fatti. Attendo qualche istante in cui regna il silenzio e proseguo con la contro mossa studiata per tutelarmi dall’eventualità che uno dei 5 curatori tentasse con una risposta spiritosa di declassare l’evento contestatorio a farsa, e aggiungo; “Anzi! Non me ne frega niente, tanto rispondereste con le solite idiozie”. Allo stesso tempo lancio il primo gruppo di volantini che nell’attesa avevo smazzato e piegato uno si e uno no in modo che tirandoli non rimanessero appiccicati come avviene di solito.





Come da copione il tutto sarebbe dovuto finire qui gettando ancora volantini e niente più, invece il tempo da me stimato per il blitz si dilata oltre le mie aspettative cogliendomi impreparato e con gli occhi di tutta quella gente puntati su di me, per fortuna Lorenzo Canova uno dei curatori pensando di dire una cosa fica/intelligente decide di rispondere ugualmente “Perché il tuo lavoro non ci piace”. Andandogli in contro lancio altri volanti e gli domando “Perché tu che cosa sai di me? Cosa conosci del mio lavoro?”. Non risponde. Improvvisamente qualcuno grida “acchiappalo acchiappalo” ! Questo scatena il mezzo fondista che è in me e scappo all’altro lato della sala approfittando di questo extra time per gettare altri volantini che non avevo preparato, lo faccio a piccoli mucchietti per evitare il solito inconveniente. Quando voglio posso essere molto veloce quasi come Arturo Bandini, o almeno così mi sentivo. Nel frattempo i difensori della patria si organizzano e mi accerchiano, decido cosi di recuperare il mio zaino e di consegnarmi ad uno dei custodi che tento di tranquillizzare con un bacio sulla guancia, ma lui si ritrae. Raggiunto anche dall’agente in divisa della security vengo scortano a braccio fin fuori al palazzo. Nel breve tragitto il vigilante in divisa mi domanda “Ma perché fai queste cose?” Gli rispondo che forse non l’avrebbe mai compreso e non era di certo quello il momento migliore per spiegarlo, ma un giorno lo avrei fatto. Mi ritrovo così fuori dal palazzo sulla scalinata di marmo agitato ma soddisfatto, avevo fatto quello che andava fatto e John Fante sarebbe stato orgoglioso di me. Sulla strada del ritorno cerco di immaginare il resto della conferenza: Uno dei curatori prende la parola e spiega che le scelte sono sempre personali e ci sarà sempre qualcuno che verrà escluso. Allora qualcuno dal pubblico fa presente che chi è deputato a decidere ha il dovere di scegliere gli artisti migliori e non gli amici o amici degli amici, parenti, raccomandati o i primi leccapiedi che ti gironzolano intorno. Bisogna andare in giro per gli studi, informarsi e premiare chi lo merita realmente e non coloro che rientrano nella logica di convenienze personali. Se ciò fosse avvenuto sarei stato perlomeno felice di aver fatto nascere delle riflessioni in occasione di una sterile conferenza, ma non è andata così. Mi hanno invece raccontato che subito dopo che sono uscito quasi tutti hanno cominciato ad andare via senza trovare il coraggio di fare domande, uno dei curatori pensando di essere spiritoso ha detto “Questo non l’abbiamo organizzato noi” e qualcuno dal pubblico non ad alta voce ha risposto “Peccato è stata la cosa più interessante di tutta la conferenza”.




p.s.

Non mi sarei mai aspettato in seguito di ricevere attestati di stima e solidarietà non solo dalle persone presenti ma anche da chi semplicemente gli era stato raccontato ciò che era accaduto alla conferenza stampa della Quadriennale. Finanche da alcuni giornalisti che hanno sostenuto di non aver posto domande dopo la mia uscita forzata anche perché amareggiati da com’ero stato trattato per aver posto solo un’ingenua, ingenuissssima direbbe Verdone, domanda (ma tale doveva essere per avere un’efficacia performantica). Domanda dalla quale a detta di molti sarebbe potuto nascere con i curatori, se fossero stati intelligenti e pronti di spirito, un interessante dibattito, invece di farmi portare via a braccio come un criminale per aver lanciato qualche volantino. Ma ho saputo in seguito che c’e stato chi tra il pubblico a gridato “Non toccatelo! Lasciatelo stare è Pino Boresta!” so! Soddisfazioni anche queste, grazie caro Piccio.

In foto: Palazzo delle Esposizioni di Roma, foto opera composizione di Jean-Luc Godard, foto opera composizione dei 5 critici curatori della Quadriennale, foto opera composizione di John Fante.

4° ArtBlitz - 4/10/2008

Galleria Nazionale Arte Moderna di Roma






Parassita dell’arte

Il mio intervento alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma il 4 ottobre 2008 in occasione della presentazione del libro di Carla Subrizi “Introduzione a Duchamp”.













“Sono qui per parlare di Duchamp e dell’importanza della sua opera ma purtroppo non ho preparato nulla e inoltre hanno parlato e dovranno parlare persone sicuramente più accreditate di me.
Io però ho un sogno anzi no! Ho fatto un sogno, un sogno dove il Duchamp con una parrucca bionda mi esortava dicendomi “vai, vai alla conferenza di Carla Subrizi che ha scritto e presenta un bel libro su di me” Quindi su mandato di Marcello sono qui in veste di parassita, parassita dell’arte nel tentativo di far diventare una petizione un’opera d’arte. Voglio appurare se una raccolta firme può divenire opera d’arte, ma anche verificare fino a che punto oggi un artista non sostenuto e promosso dai soliti volti noti, critici e galleristi potenti, possa ancora incidere ed influenzare questo dibattito ampliato nelle sue dinamiche come ha fatto Duchamp a cui credo sarebbe piaciuta questa mia idea. Ho forse no! Per questo motivo considero in realtà questa mia azione più che uno dei soliti sterili attacchi al sistema dell’arte un’indagine di questi. Pertanto vi ruberò ancora solo pochissimi istanti distribuendo un volantino se poi qualcuno volesse aderire alla mia petizione io sarò qui per il resto della conferenza oppure potrete farlo via e-mail o su Internet.”







Pino Boresta


In foto: Galleria Nazionale d’Arte Moderna, copertina del libro di Carla Subrizi, foto opera composizione di un ritratto di Duchamp.