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lunedì 29 dicembre 2014

Prodromi FB. In principio un grido.

Firma Boresta 2007/2009 

Pino Boresta ci ha confessato che spesso i suoi progetti nascono e partono da una rivolta interiore a fatti che accadono intorno a lui che fanno scattare una molla che mette in azione tutta una serie di azione ed eventi che a tappe successive lo portano a realizzare i suoi progetti ed azioni che spesso durano anche degli anni. Qui di seguito l’artista ci svelerà generosamente (quello che in genere gli artisti tendono gelosamente a non rivelare mai) come nasce il suo lavoro durato 2 anni da lui chiamato FIRMA BORESTA.


FB Prodromi 2005/2007 


Prodromi del progetto "Firma Boresta" e le sue origini. 


Qui di seguito una delle copie del messaggio da me inviato a una molteplicità di indirizzi via email e pubblicato in calce nella sezione riservata ai commenti alle notizie su Exibart il giorno 23/04/2005.

Giovedì 5 maggio 2005, 12:43
Da: "salepepe9598@libero.it"
A: "scenaverticale" , "scgvkomel" , "schettinom" , "schifani.e" , "schole" , "S_dear" , "s_spaccini" , "s364" , "sabridg30" , "sabrinazannier" , "sagittario" , "sagramusicaleumbra" , "salaespace" , "salerno_matteo", , "salvatie" , "salvatorezappa" , "salvemini" ...... altro 



























Oggetto: Raccolta firme x Boresta e Sraccolta firme per il Padiglione Italia - Biennale Venezia 2005

Collezione Boresta www.placesofart.com/pino_boresta.htm - 4k
Mi permetto di segnalarvi la seguente iniziativa cui sento il dovere di promuovere perché giustizia venga fatta.
Vi ringrazio per il tempo che vorrete dedicarmi.
Pino Boresta

Cari amici,
questa è una raccolta firme per far si che all'artista Pino Boresta vengano date più opportunità per esporre il proprio lavoro, opere, interventi urbani, progetti sperimentali, etc. sia nelle sedi delle seguenti associazioni; Associazione Acacia, Associazione Galleristi d'Arte Moderna e Contemporanea, Associazione Viafarini, Associazione arte giovani, sia in altre Associazioni, Fondazioni, Gallerie private, Musei, o altri spazi ed enti istituzionali e non. Magari con l'apporto e l'aiuto del curatore e critico Francesca Pasini e molti altri. Ho intenzione di inviare ed indirizzare questo elaborato anche a Davide Croff, attuale Presidente della Biennale di Venezia.
Mio obbiettivo è far sì che nei mie confronti, ma soprattutto nei confronti del mio lavoro che porto avanti da tanti anni (da molti apprezzato ma non disposti a sostenerlo per le solite ragione che è inutile che io ribadisca nuovamente, visto che tutti le conoscono bene) vi sia la giusta e dovuta attenzione che ritengo meriti. Che il Padiglione Italia torni invece a essere sede ufficiale della nostra rappresentanza nazionale non me ne po' fregare de meno, visto che come vanno le cose in questa nostra italietta dell'arte contemporanea si correrebbe solo il rischio di peggiorare ulteriormente le possibilità di un'eventuale partecipazione a coloro che lo meriterebbero realmente. Pertanto esorto tutti coloro che hanno ricevuto la lettera che riporto al termine della seguente a non firmare l'appello ivi riportato ma vi consiglio invece vivamente di sottoscrivere questo.
Perché il presente documento abbia valore legale è necessario raccogliere un minimo di 10.000 firme. Per questo potete preparare un foglio contenente una griglia per la raccolta delle firme che vi prego di stampare e far compilare a tutte le persone interessate all'argomento estendendo la sottoscrizione a più persone possibili.
Una volta completato è fondamentale che il foglio originale venga restituito via posta al seguente indirizzo. Pino Boresta via Garibaldi ................. per ulteriori informazioni chiama il 339........
Confido nel vostro entusiasmo per portare a compimento questa operazione che richiede grande sforzo da parte di tutti voi, ma che sarete sicuramente contenti di affrontare come "amanti e sostenitori dell'arte contemporanea".
A questa iniziativa aderiranno musei, critici, associazioni, gallerie, collezionisti e semplici appassionati che spero confermino il loro appoggio intellettuale.
Per ottenere 10.000 firme è sufficiente riempire 200 fogli con 50 sottoscrizioni, la matematica non è un opinione a differenza di quello che succede in arte.
Sono quasi certo che ce la faremo.

Grazie per il vostro contributo

Pino Boresta un artista








__________________________________________________

Questa la lettera a me arrivata via email



Lunedì 4 Aprile 2005 18:31
Da: "Artegiovane Milano" <artegiovanemilano@artegiovane.com>
A: "Pino Boresta salepepe9598@libero.it"

Oggetto: Raccolta firme per il Padiglione Italia - Biennale Venezia 2005

Collezione Peruzzi www.collezioneperuzzi.it
Mi permetto di segnalarvi la seguente iniziativa a cui mi sento di aderire in toto.
Vi ringrazio per il tempo che vorrete dedicarci.
Vittorio Peruzzi














Cari amici,
vi trasmetto il documento che - insieme all'Associazione Acacia, all'Associazione Galleristi d'Arte Moderna e Contemporanea, all'Associazione Viafarini e a Francesca Pasini curatore e critico - abbiamo elaborato ed indirizzato a Davide Croff, attuale Presidente della Biennale di Venezia. Nostro obbiettivo è far sì che il Padiglione Italia torni ad essere sede ufficiale della nostra rappresentanza nazionale.
Perché il documento abbia valore legale è necessario raccogliere un minimo di 10.000 firme. Per questo abbiamo preparato un foglio contenente una griglia per la raccolta delle firme che vi prego di stampare e far compilare a tutte le persone interessate all'argomento estendendo la sottoscrizione a più persone possibili.
Una volta completato è fondamentale che il foglio originale venga restituito via posta o via fax, al numero 02......... oppure 02........
Confido nel vostro entusiasmo per portare a compimento questa operazione che richiede grande sforzo da parte di tutti noi, ma che siamo contenti di affrontare come "amanti e sostenitori dell'arte contemporanea".
A questa iniziativa hanno aderito musei, critici, associazioni, gallerie, collezionisti e semplici appassionati che ci hanno confortato con il loro appoggio intellettuale.
Per ottenere 10.000 firma è sufficiente riempire 200 copie del foglio allegato!!!
Sono quasi certo che ce la faremo.

In allegato trovate copia della lettera e scheda da scaricare.

Grazie per il vostro contributo

Il Presidente di Artegiovane Milano
Paolo Agliardi






















Questa la lettera in allegato:

Al Presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Davide Croff

La Biennale di Venezia, a differenza di quelle nate successivamente, oltre che dalla mostra del Direttore, è caratterizzata da quelle dei Padiglioni, che rappresentano, a tutti gli effetti, le singole nazioni.
L’Italia, in quanto paese ospitante, aveva un Padiglione più ampio per presentare sia gli artisti italiani, sia la mostra del Direttore, che negli anni si è estesa alle Corderie e, dal ’99, a molti altri spazi dell’Arsenale. Ma, dal ’99, con la prima edizione di Harald Szeemann, il Padiglione Italiano è confluito nella mostra generale.

Dare più spazio al progetto del Direttore, ha rinnovato il prestigio della Biennale di Venezia, che è la madre di tutte le Biennali, ma l’assenza di un nostro Padiglione ha creato una disparità nella discussione critica, altrettanto importante, tra l’Italia e i singoli paesi.

Tutti quelli che hanno sede storica, ai Giardini di Sant’Elena, hanno mantenuto il proprio Padiglione, mentre quelli che non erano rappresentati, e che ad ogni edizione aumentano, si dotano di un Padiglione temporaneo in città.
L’unico paese che non ha più un proprio Padiglione è l’Italia.

Un’incongruenza clamorosa: è normale che vi sia particolare attenzione agli artisti del paese che ospita rassegne quali Documenta, Manifesta e altre Biennali; invece, a Venezia, dove ogni paese è chiamato a proporre le ricerche più avanzate, l’Italia non ha più una sede per farlo.

Non è una sparizione senza conseguenze: tuttora ha grande valore il premio assegnato al miglior Padiglione, un premio dal quale l’Italia è di fatto esclusa, visto che non c’è un luogo adeguato, dove dar conto della propria ricerca.

La dialettica tra le scelte del Direttore e quelle dei Commissari Nazionali non risponde solo al modello storico della Biennale veneziana, è anche una testimonianza del dialogo tra diverse identità nazionali, che sta alla base dell’attuale criterio di riconoscimento artistico.

La Biennale di Venezia è l’occasione più importante che abbiamo in Italia per partecipare ad un simile dialogo, non possiamo sottrarci a questo compito.







Chiediamo pertanto al Presidente Croff:
  1. Che il Padiglione Italia torni ad essere la sede di rappresentanza nazionale.
  1. Che venga istituita una commissione nazionale di critici, curatori, direttori di musei e specialisti del settore che nomini, per ogni edizione, un Commissario Nazionale al quale affidare il Padiglione Italia, come avviene in tutti i paesi presenti alla Biennale di Venezia.
Solo così si può ristabilire un equilibrio nella partecipazione degli artisti italiani, solo così le autonome scelte del Direttore e del Commissario documenteranno un reale confronto critico sulla selezione italiana.


Qui di seguito la ricostruzione delle pubblicazioni su Exibart.onpaper nella rubrica di Angelo Capasso






Exibart.onpaper n. 23 giugno – luglio 2005
rubrica “capasso e le stelle” sezione “Lettere”

Ciao caro Angelo,
Sono dei pesci ma mi sento più pollo. "Ci trattano come polli in batteria!?" Questo gridava oggi un vecchietto del paese parlando di politica. Questa la frase ascoltata casualmente da me oggi e che riflette perfettamente lo stato d'animo provato quando ho ricevuto l'e-mail "Raccolta firme per il Padiglione Italia - Biennale Venezia 2005". Con quale coraggio questo manipolo di critici, galleristi, direttori di associazioni che non mi ha mai cagato (e mi conoscono bene loro come anche molti altri in Italia che sostengono pure di apprezzare il mio operato) vengono a chiedermi di aiutarli? Sarò pure un artista di merda, ma non sono ancora cerebroleso. Per questo ho deciso d'intraprendere un'azione e diffusione parallela di raccolta firme con una petizione a mio favore dove chiedo più opportunità per presentare il mio lavoro (di cui ti ho inviato una copia). Ebbene vorrei sapere cosa dicono le tue stelle riguardo questa mia nuova iniziativa più drammatica che provocatoria.
Pino Boresta

Ciao caro Pino,
L'arte è democratica, ma si muove su un campo di battaglia. Ognuno ha le proprie armi e ogni vittoria si ottiene "per forza o con frode" dice Machiavelli. O meglio "Ciascuno a suo modo" direbbe il buon Sciascia. Non credo nella disponibilità democratica degli spazi e degli incensamenti gratuiti. La tua iniziativa rientra in uno stile personale che per opportuna delicatezza non intendo mettere in discussione, anche se il "consiglio delle stelle" è ovviamente di lasciare i polli e le lamentele tra le dentiere dei vecchietti. La questione del Padiglione Italia è una questione seria ed ha a che fare proprio col problema che sollevi tu: quello di dilatare gli spazi. Ma tu non te ne sei accorto, mi pare. In questo momento storico, da noi "sprovincializzare" significa riuscire a guardare con un orizzonte più concentrato e ristretto per non perdere quanto di utile esiste sul territorio. L'Italia non tanto come stivalotto della razza italica, ma in quanto zona geografica dove vivono e operano artisti di origini diverse. L'Italia come "luogo d'affezione" (autocito un mio saggio di qualche anno fa). Sarei anzi dell'idea che la stessa politica "provincialista" (ahimé) ma provincializzante riguardasse non solo la questione Biennale, ma anche altri anelli del sistema dell'arte: penso ad esempio al modo con cui si superano gli imbarazzi nella scelta dei curatori affrettandosi a tirar fuori nomi esotici; alla questione gravissima degli spazi sulle riviste d'arte, dove gli artisti che operano da noi esistono con un rapporto 1 a 5; o a quei comportamenti assoggettati definitivamente allo strapotere americano del tipo "ti racconto ogni giorno che succede a New York" in stile emigrato-valigia-di-cartone anni '50 che ancora fa effetto su una classe di operatori rimasti a Woody Allen (tra l'altro, lo stesso Allen ha abbandonato New York per ambientare il suo ultimo film in Europa). Il Padiglione Italia sicuramente favorirebbe il collezionismo. Così come una maggiore attenzione nei confronti delle risorse esistenti sul territorio. Non è un discorso di parte il mio. Ti assicuro che gioisco per una bella mostra, chiunque sia a parteciparvi o a curarla. Sono critico non per invidia, ma per amore. È bene essere incazzati, ma attenzione alla bile.
Angelo Capasso





Exibart.onpaper n. 24 agosto – settembre 2005
rubrica “capasso e le stelle” sezione “Lettere”

Caro Capasso,
Ho letto con attenzione la tua risposta a Pino Boresta sul numero scorso e non sono d'accordo. Concordo invece con Boresta. È verissimo che il comportamento abituale di questi gonzi che chiedono il sostegno alle loro iniziative in nome della collettività alla fine fa bene solo a loro. Non c'era mica bisogno di raccogliere le firme per dare voce ad un dissenso che alla fine ha espresso pure Buttiglione. Se il Ministro della Cultura del governo Berlusconi dice le stesse cose di quelli che raccolgono le firme, la cosa mi puzza. Magari raccolgono le firme per un Referendum e poi dicono di non andare a votare. (Ah complimenti, per gli Interni Moderni da Volume!).
Francesca Maglietta

Cara Francesca,
L'affare s'ingrossa. Sapevo che l'argomento avrebbe incuriosito molti, e ti assicuro che sarebbe necessario un numero speciale di Exibart per dare voce a quanti ci hanno scritto sulla questione Padiglione Italia. "Italia si, Italia no, Italia gnam, la terra dei cachi", la questione è complessa: mi ripeto, non so se basterebbe soltanto rifondare uno spazio che si chiami ITALIA, per assicurare che il successo degli artisti d'oltralpe (e poi sostanzialmente nel mondo anglosassone) riguarderebbe anche gli Italiani solo in base ad una casa comune. Io non sono a favore dei partiti unici. Del resto pensaci bene: chi dice che non si ripeterebbe per mille altre volte. Lo imponiamo per legge, come la percentuale minima delle donne al governo. Guardati attorno. Quanti artisti degli ultimi trentenni hanno fama internazionale? Si contano sicuramente sulle dita di una mano (o due, magari possiamo aggiungere un piede, ma preferisco sempre avere un arto libero per l'arte). Siamo in un paese governato dall'ecumenismo della Chiesa cattolica e dall'Internazionalismo socialconfuso. Interessante il tuo riferimento all'astensionismo, forse Rutelli e la Chiesa Cattolica dimenticano che il primo astensionista della storia si chiama Ponzio Pilato. In entrambi i casi, chi mi conosce sa che mi professo a favore della monarchia inglese in Italia, da sempre, e del punk di Franco Califano a Londra. God Save the Queen.


Angelo Capasso


Exibart.onpaper n. 27 dicembre 2005 – gennaio 2006
rubrica “capasso e le stelle” sezione “Oroscopo”

Capricorno. In una email collettiva, l'artista incazzato Pino Boresta chiude il suo manifesto di guerra con "Boia chi molla", storico grido di battaglia degli squadristi. In questa riconciliazione bipartizan degli slogan, da tempo, vorrei istituire un "Me ne frego!" di Sinistra.
Angelo Capasso


Exibart.onpaper n. 30 maggio – giugno 2006
rubrica “capasso e le stelle” sezione “Oroscopo”

Pesci. Se vi sentite un pesce fuor d'acqua è per l'incontro della Luna con Marte, ormai installato nel vostro segno da giorni. Vi sentirete anche affaticati. Non preoccupatevi, anche l'artista incazzato di "Boia chi molla" è sfinito, e ha mollato.
Angelo Capasso


Articolo pubblicato su “Juliet” n. 129 ottobre – novembre 2006


Boia chi molla” é di destra o di sinistra?

Non bisogna perdere nemmeno una opportunità per avere un po’ di visibilità, lo sappiamo bene tutti che ogni ghiotta occasione va sfruttata al meglio e il Giancarlo Politi è troppo furbo ed intelligente per farsi sfuggire simili occasioni. Eppure chiamare un esposizione “Padiglione Italia out of biennale” le avrà dato realmente un valore aggiunto? Inutile ciurlare nel manico (o come si dice) perché in realtà la cosa più interessante sono state le partecipazioni, tanto è vero che potrei spiegarvi una per una tutte le motivazioni, da quella affettiva a quella più squisitamente economica a quella di solo opportunismo etc., che hanno determinato ogni singola scelta dei rispettivi curatori e i suoi quattro moschettieri artisti (questo si che sarebbe stato un bel titolo per una mostra “1 critico x 4 moschettieri”, vedi bastava chiedere a me) compreso il misterioso giallo del critico – Andrea Bellini - che ha scelto di invitarne solamente 3, poi diventati addirittura 2. Ai più attenti non sarà di certo sfuggito. Volete sapere perché? Non vi resta che leggere sin da questo numero il piccolo spazio fisso intitolato proprio “Boia chi molla”, tra le notizie spray. Vi troverete tutto quello che avreste voluto sapere ma che gli altri non hanno il coraggio di dirvi. Ehi ragazzi!…altro che il libro di Damien Hirst, vi spiego io come stanno le cose. Anzi esorto tutti coloro che abbiano nuove verità e notizie scottanti a inviarmele in modo che questo nuovo spazio su Juliet diventi una sorta di monitoraggio del sistema, una specie di ARTreport che sveli arcani e misteri. Moggi, Giraudi, Artcupole dell’arte tremate. Proviamo per una volta a smantellare e resettare quello che oggi sembra essere diventato un clichè da rispettare? Per dirla scientificamente, il problema dell’arte oggi in Italia è l’attuale sistema culturale che effettua decisioni attuando una selezione deformante sulla base del possibile sfruttamento economico sociale dell’artista scelto come persona fisica e non nel suo lavoro. Intendo dire che ho notato come spesso le caratteristiche ritenute necessarie dall’art system per attrarre rapidamente l’attenzione di tutti quei soggetti che determinano il risultato, spesso illusorio del temporaneo successo, sembrerebbero essere considerate da un po’ di tempo sempre le stesse, e cioè la condizione economico-sociale del soggetto. Ho notato addirittura come questo, ultimamente, avviene spesso seguendo una regola proporzionale in base alla quale l’ascesa è tanto più rapida quanto più forti sonno le due componenti. Ciò determina una totale assenza di attenzione nei confronti di coloro che non essendo sfruttabili, quindi inutili e non funzionali ai loro programmi, vengono emarginati con una ostruzione sistematica in quanto ritenuti anche dannosi e forvianti. Salvo essere eventualmente riesumati postumi in caso di sopravvenuta utilità funzionale agli interessi divenuti manovrabili. E questa la chiamano democrazia dell’arte? Quando Angelo Capasso (su exibart.onpaper) dice che “l’arte è democratica ma si muove su un campo di battaglia” si sbaglia perché oggi in Italia “l’arte non è democrazia” ma “l’arte è privilegio”. Io credo che in quello che lui ha definito “campo di battaglia” ognuno utilizza le armi che ha disposizione tuttavia se sugli aerei non metti i piloti più bravi ma quelli più raccomandati e ricchi, che si sono comprarti il posto, difficilmente si può vincere una guerra, non credete? Ma che minchia sto dicendo? Quelli furbi non fanno neanche la guerra, vanno avanti fino al via e ritirano le 20.000 (come diceva un famoso cartoncino degli imprevisti del monopoli). E le nostre sconfitte in campo internazionali aumentano.
Ma qualcuno forse se ne sta accorgendo.
Non è un caso che l’articolo di una giornale, a forte tiratura faccia vedere, con tanto di grafico, come il 50% di quelli che trovano lavoro nel mondo è grazie a parenti e amici mentre in Italia questa percentuale sale addirittura al 85%. Sarà forse per questo che io non riesco a trovare un gallerista che mi sostenga? Non è un caso che finalmente da più parti si cominci a rivelare che nella totalità dei concorsi che vengono fatti in Italia per rivestire ruoli di ricercatore o qualsiasi altra posizione non sono mai i migliori a vincere, e tra quelli scelti i raccomandati sono sempre oltre il 90%. Sarà forse per questo che l’unico premio da me vinto è un concorso anonimo dove la scelta era determinata solo ed esclusivamente dalla qualità dell’opera? Non è un caso se in un sondaggio di una trasmissione televisiva quando si è chiesto se l’Italia sia il paese dei privilegiati il 95% ha risposto Si! Sarà per questo che ogni qual volta ho proposto ad associazioni, fondazioni ed istituzioni dei miei progetti mi sono sentito rispondere che l’idea era interessante ma non avevano risorse da potere mettere a mia disposizione? E poi mi vengono a chiedere di firmare le loro petizioni!….. Incominciavo a pensare che presto il cinismo galoppante del sistema non mi avrebbe più dato la possibilità di lamentarmi e vi assicuro che ne ho ben donde visto che continuano a farlo a gran voce tutti coloro che non ne avrebbero nessun motivo. Come dici? Ecco qui l’ennesimo sfigato? Si!…me l’ha scritto un certo Piero Golia in risposta ad un e-mail dove vi era il link di un mio lavoro di net-art che gli era giunto. “Sei solo uno sfigato” mi ha detto.
Ma chi è l’artista sfigato?
Quanti ce ne sono stati nella storia dell’arte?
E mi chiedo questo, cercando di non scomodare un Piero Manzoni qualsiasi. Se un artista come Maurizio Cattelan in un intervista afferma che considera il suo primo periodo come quello di un artista sfigato cosa devo fare? Devo prenderla come un complimento? Devo cercare di diventare un allievo di Alberto Garutti? O devo pescare un altro cartoncino degli imprevisti sperando che questa volta sia quello che dice “Andate sino a Largo Colombo, e se passate dal Via! ritirate le 20.000 lire” ?
Pino Boresta 


Sunto tratto dal comunicato ufficiale.
Domenica 3 luglio, a partire dalle ore 11 e sino alle ore 20, al Trevi Flash Art Museum (Trevi PG, Palazzo Lucarini) si inaugura il PADIGLIONE ITALIA out of Biennale. Il PADIGLIONE ITALIA out of Biennale nasce come forma di protesta dimostrativa e attiva nei confronti del Presidente della Biennale di Venezia, Davide Croff e delle due curatrici della Biennale stessa, Maria De Corral e Rosa Martinéz, per non aver ripristinato il Padiglione Italia che, sin dagli inizi della storica rassegna, ha rappresentato sempre una vetrina e una grande opportunità, sia nazionale che internazionale, per gli artisti italiani. L'aver soppresso questo Padiglione (che sembra venga ripristinato e, speriamo, in maniera ampia e autorevole), ha significato un totale disprezzo nei confronti del paese organizzatore e finanziatore dell'evento. Ha anche significato una totale mancanza di sensibilità e professionalità da parte del nuovo Presidente Davide Croff, certamente ottimo manager ma pessimo conoscitore del sistema dell'arte italiano e internazionale. In ogni grande rassegna (Documenta, San Paolo, Corea, ecc.) il paese organizzatore e finanziatore dell'evento si ritaglia un significativo spazio per i propri artisti. Attitudine che qualsiasi osservatore internazionale comprende, giustifica e anzi avalla. Chi non capisce che il paese ospitante e finanziatore abbia qualche diritto più degli altri?

Elenco curatori e artisti invitati a PADIGLIONE ITALIA out of Biennale

LUCA BEATRICE: Marco Cingolani, Valentina D'Amaro, Massimo Kaufmann, Aldo Mondino
ANDREA BELLINI: Piero Golia, Gabriele Picco (Gianni Caravaggio)
MAURIZIO COCCIA: Mario Consiglio, Giorgio Lupattelli, Elisa Macellari e Alessandro Tinelli
CHIARA LEONI: Nicola Carignani, Deborah Ligorio, Rä di Martino, Mario Rizzi
GIANLUCA MARZIANI: Matteo Basilè, Robert Gligorov, Rafael Pareja, Adrian Tranquilli
GUIDO MOLINARI: David Casini, Luca Trevisani, Nico Vascellari, Luca Vitone
FRANCESCA PASINI: Chiara Camoni, Marta Dell'Angelo, Marcello Maloberti, Marcella Vanzo
BARTOLOMEO PIETROMARCHI: Elisabetta Benassi, Rossella Biscotti, Jorge Peris, Lorenzo Scotto di Luzio
GIANCARLO POLITI: Carla Accardi, Getulio Alviani, Enrico Castellani, Gabo, Angelo Mosca
ALESSANDRO RIVA: Aldo Damioli, Marco Petrus, Luca Pignatelli, Paolo Schmidlin
MAURIZIO SCIACCALUGA: Davide Coltro, Giacomo Costa, Fulvio Di Piazza, Federico Guida

- solo per documentazione di riferimento -
FLASH ART NEWSLETTER
Domenica 3 luglio, alle ore 11 si inaugura il PADIGLIONE ITALIA out of Biennale al Trevi Flash Art Museum















All'inizio fu solo un grido, questo descritto su: 


Exibart.onpaper n. 42 (speciale Granour) agosto/settembre 2007 nella pagina Fotofinish 

Altro concerto ha improvvisato il sempre spassoso Pino Boresta che, non vergognandosi di essere venuto in laguna con tanto di prole, ha adocchiato una scala, vi è salito ed ha cominciato ad urlare "Invitate anche me alla Biennaleeeee".
Così scrive la redazione di Exibart.onpaper alla pagina 30 fotofinish a riferimento di una foto che mi vede abbarbicato in cima a una lunga scala infissa alle mura dell’Arsenale durate il vernissage della 52° Biennale di Venezia mentre strillavoVoglio una Biennaleeeeee!”:



























Il riepilogo di Chiara Li Volti pubblicato on line su “Culturlazio” il 29 Novembre 2007

La raccolta firme di Pino Boresta:
Accadde nel 1999. La Biennale di Venezia, quell’anno fu l’edizione di Harald Szeemann, “soppresse” il Padiglione Italiano, che confluì nella mostra generale, inglobata nel progetto del Direttore, esteso dalle Corderie fino agli spazi dell’Arsenale. L’Italia, paese ospitante l’evento, perdeva la possibilità di concorrere al premio assegnato al miglior Padiglione ma, cosa più importante, sembrava definitivamente destinata ad accettare il peso storico di una tradizione che lega il nostro paese ad un luminoso passato artistico, cui fa da contralto quella difficoltà, riscontrata in diversi campi, non solo culturali, di farsi driver di innovazione. Nel 2005 la protesta. Una lettera, aperta alla firma di quanti più possibili sostenitori - realizzata con la collaborazione di differenti associazioni culturali, curatori e critici d’arte - venne indirizzata al Presidente della Fondazione della Biennale di Venezia Davide Croff. Si richiedeva specificatamente la necessità di una rappresentanza nazionale e l’istituzione della figura di un Commissario al quale affidare il Padiglione Italia. In mezzo a tutto questo la richiesta apparentemente controcorrente di Pino Boresta. Artista provocatorio, diretto e sincero, nello stesso anno scrisse “di un’italietta contemporanea” mediocre, in cui l’animo della rappresentanza sarebbe stata invalso a fronte di un sistema dell’arte che fatica a premiare chi davvero meritevole di esserlo. Chiedeva infine di non sottoscrivere il precedente appello e, al contrario, firmare quello che avvalorava la sua stessa produzione, più che qualificata per concorrere alla Biennale medesima. L’ultima biennalità ha dimostrato tuttavia che a nulla è valsa la pretesa di Pino Boresta, a dispetto di un Padiglione Italia che, con tutte le critiche di contorno, è comunque tornato al suo posto. Ma Boresta persiste. Sabato 1 Dicembre, in collaborazione con l’Associazione Culturale Aevum, inserito nel ciclo di eventi espositivi “Mario a un anno” (dal nome del quartiere che ne è sede: Monte Mario), l’artista dà ufficialmente il via al suo secondo tentativo: FirmaBoresta è una campagna di firme in favore della sua partecipazione alla Biennale prossima. Questa volta, alla posta elettronica, preferisce fin da subito la Piazza reale, quella di Nostra Signora di Guadalupe. Per la tradizionale agorà mostra un’antica predilezione, a cominciare da quegli interventi sul suolo urbano che sono la natura più spiccata della sua espressione artistica. Adesivi su cui campeggiano le sue smorfie o piccoli Documenti Urbani Rettificati sono i due esempi più significativi della sua irriverenza. Boresta sembra voler rispolverare l’eredità di un Marcel Broodthaers nel momento in cui sceglie l’arte per farne vettore di consenso personalistico, quando l’artista belga ne faceva veicolo di approvazione culturale aggirando le istituzioni ufficiali e, anzi, emulandole, facendone il verso. Come non fare allora del progetto di Boresta una lettura dissacrante delle ultime tendenze del fare politica, dalla partecipazione locale ad un’interazione vis a vis con i firmatari che, vista la sede inusuale dell’evento, si presuppone poco abbiano a che fare con le questioni di “inclusività” nel sistema dell’arte contemporanea. A seguire una seconda parte dell’evento verrà inaugurata negli spazi dell’associazione: “Netart No-Logo C.U.S.” come estesa visibilità del marchio, l’ostentazione del proprio personalissimo brand. Pino Boresta intreccia il resoconto visivo di uno dei suoi interventi “Cerca e usa la smorfia” (C.U.S.) ad alcuni brani tratti dal saggio “No Logo” di Naomi Klein “bibbia del movimento anti globalizzazione”. Dal cittadino che firma la sua protesta al nettadino che visita il sito in cui il progetto “No-Logo C.U.S.” continuerà ad esistere, Boresta non lascia fuori nessuno.

Chiara Li Volti


















Testo pubblicato on line sui siti Exibart, Undo.net, Teknemedia, Mentelocale, Romaguide e diversi altri ed un estratto anche sulla rivista d’arte Juliet n. 136 febbraio/marzo 2008.

Comunicato stampa della mostra “Firma Boresta” di Tania Vetromile con il resoconto e riepilogo dei fatti. 

Firma Boresta inaugurazione sabato 1 dicembre – 20 dicembre 2007
Il progetto Firma Boresta”, è una campagna per la raccolta firme in favore della partecipazione di Pino Boresta alla prossima Biennale Internazionale di Venezia. L’operazione muove dall’esplicito diniego di Boresta a firmare e sostenere una campagna promossa nel 2005 da alcuni noti personaggi del sistema dell’arte italiana in favore della partecipazione di artisti italiani all’importante kermesse d’arte veneziana. Motivando, attraverso una lettera pubblica, con la totale sfiducia nei confronti dei meccanismi di selezione degli artisti insiti nel nostro sistema dell’arte contemporanea, Boresta si è lasciato coinvolgere in un divertente botta e risposta che, fra il serio ed il faceto, ha indotto l’artista a perorare la sua causa attraverso un plebiscito popolare. Il progetto Firma Boresta, in cui è evidente un’esplicita componente di protesta, implica ulteriori evidenze contenutistiche e formali. Il coinvolgimento dello spettatore anzitutto, in questo caso chiamato a firmare e, se lo desidera, a farsi fotografare - decidendo così di comparire nell’opera che l’artista realizzerà al termine della sua raccolta – è uno degli aspetti che contraddistingue la ricerca artistica di Boresta, tesa ogni volta nella ricerca di nuove forme d’interazione con lo spettatore, coopartecipe nella costruzione di modalità alternative di vivere quotidiano. Diversi anche i rimandi che possono essere rintracciati nell’attualità: il problema della meritocrazia, la sensibilizzazione dei cittadini alla presa di coscienza delle sovrastrutture di controllo, cittadini questa volta chiamati in causa, attraverso il gioco ironico dell’artista, su un terreno che, seppur totalmente loro estraneo per interessi e contenuti di merito, appare viziato di insidie largamente diffuse. Non da ultimo l’aspetto legato all’auto-referenzialità, predominante nell’operazione artistica di Boresta e utilizzato come elemento di rottura nei confronti della società globalizzata e consumista/consumistica: dalle famose “smorfie adesive”, disseminate nel contesto urbano, dei Documenti Urbani Rettificati (a contaminare manifesti, verbali di multa, cartelli stradali) ai piccoli adesivi in cui, sotto la propria faccia, l’artista chiede di lasciare un messaggio. Per l’occasione è stato presentato il progetto di Net art No-logo C.U.S., ideato da Pino Boresta e realizzato in collaborazione con l’associazione Aevum. Pino Boresta associa le immagini-documento di uno dei suoi interventi urbani più popolari “Cerca e usa la smorfia” (C.U.S.) a brani tratti dal saggio della scrittrice canadese Naomi Klein No logo, già definito quale “bibbia” del movimento anti globalizzazione. Il volto- smorfia di Boresta, da anni disseminato nelle strade di Roma e di altre città italiane, inteso come ironico e irridente “marchio” o “logo” dell’artista svincolato da qualsiasi logica economica e di mercato, diviene mezzo di opposizione all’invadente industria dei marchi e delle firme che quotidianamente cerca di imporre ai “consumatori” il proprio condizionamento pubblicitario. Con il progetto No-logo C.U.S. destinato alla fruizione sul web, luogo per eccellenza dell’”interconnessione”, viene innescato un possibile contatto tra le riflessioni contenute nel testo della Klein e la possibilità, mediante un’operazione artistica come “Cerca e usa la smorfia” di Boresta, di riaffermare l’individualità del singolo, riappropriandosi al tempo stesso dello spazio urbano attraverso un intervento “disordinante”, tendente ad attivare un rapporto diretto con l’osservatore, non più passivo consumatore ma partecipante attivo invitato a scrivere ciò che pensa riguardo alla pubblicità e alla sua invadente presenza nella vita delle città.

Tania Vetromile





L’evento dell’artista Pino Boresta si è svolto con una Performance alle ore 16.30 a Roma in Piazza di Nostra Signora di Guadalupe e alle ore 18.30 con una Installazione sempre a Roma in via fratelli Gualandi n. 29. I due progetti inediti sono stati realizzati in collaborazione con l’Associazione Culturale Aevum, a cura di Tania Vetromile, Donatella Apuzzo e Marta Seravalli.


In foto: 
Alcuni momenti dei vari eventi ed interventi nel corso dei due anni in cui il progetto "Firma Boresta" ha partecipato ufficialmente o clandestinamente, un volantino e poi ci sono delle mie Foto Composizioni di alcuni personaggi coinvolti indirettamente o citati all'interno degli articoli usciti in merito al progetto che qui riportato in ordine di apparizione : (Davide Croff e Francesca Pasini), (María de Corral e Rosa Martinez), Angelo Capasso, (Niccolò Machiavelli, Leonardo Sciascia, Franco CalifanoWoody Allen), Damien Hirst, Maurizio Cattelan, Giancarlo Politi

ps
Tutto quello che è successo in seguito è ormai storia ed ampiamente documentato.
Qualche info in merito al progetto anche ai seguenti link:

Qui gli ArtBlitz correlati con il progetto "Firma Boresta" per la diffusione e distribuzione dei volanti:












Questo il progetto di Net Art No-logo C.U.S., ideato da Pino Boresta e realizzato in collaborazione con l’associazione Aevum in occasione della presentazione del progetto "Firma Boresta"

martedì 25 maggio 2010

WHY NOT ME
















“Why not me to the Venice Biennial?”
a cura di Pino Boresta

ArtO' International Art Fair in Open City
Words and ideas: Sala Talks Palazzo dei Congressi Roma EUR
Ore 1200 – 14.00 Venerdì 3 Aprile 2009
Presenti: Cecilia Casorati (critica d’arte), Patrizia Mania ( storica e critica d’arte, Università della Tuscia), Daniele Capra (critico d’arte “Exibart”), Barbara Martusciello (critica d’arte), Marcello Carriero (critico d’arte, docente Università Tor Vergata, Roma), Caterina Iaquinta (storica d’arte), Giuliano Lombardo (artista).
Moderatore: Pino Boresta












Nell’incontro dal titolo “Why not me to the Venice Biennial?” che si è tenuto alla Fiera ArtO’ il 3 aprile alle ore 12:00 al Palazzo dei Congressi di Roma EUR, a mia cura e coordinamento, alcuni critici e storici d’arte nonché artisti sono stati invitati a discutere di un tema attuale e sempre molto dibattuto come quello delle scelte degli artisti per la Biennale di Venezia, partendo e prendendo spunto proprio dal mio ultimo progetto “Firma Boresta”, i quali oltre a rispondere a una legittima domanda che io stesso mi sono posto “La petizione può diventare un opera d’arte?” altre ne sono emerse prepotentemente.

· Perché certi artisti pur essendo bravi non faranno mai una Biennale di Venezia?
· Perchè certi artisti pur non meritandolo fanno anche più di una Biennale di Venezia?
· Dobbiamo rassegnarci a questo stato di cose?
· Un artista può candidarsi per partecipare a una Biennale di Venezia o deve sempre far finta che non sia interessato?
· Esistono canali alternativi a quelli conosciuti nel “sistema dell’arte” per proporsi per una Biennale di Venezia?
· I giochi sono sempre fatti, nel momento stesso in cui viene scelto il direttore della Biennale di Venezia o esistono dei margini di azione?
· Conta o no il lavoro di un artista per essere invitato alla Biennale di Venezia?

A queste domande si sono poi aggiunte quelle dei relatori e del pubblico presente e le vostre che potrete inviare ad salepepe_99@yahoo.it contribuendo così alla complessa molteplicità e ricchezza di opinioni utili anche in previsione di una eventuale pubblicazione.



















Soele Boresta intervista Pino Boresta



























Pa!?!, sei sicuro che questa che hai fatto sia un opera d’arte?Certo che lo è cara mia… cosa vuoi che sia? Questa domanda potrebbe essere posta al riguardo di qualsiasi opera e operazione artistica dei nostri giorni. Io credo che ogni opera o intervento artistico ha un tempo giusto e uno sbagliato per vivere, io in funzione della mia storia personale e di quella contingente che respiro ho ritenuto questo il momento perfetto, ma non è detto che lo sia stato.

Tu in quest’opera chiedi aiuto agli altri, come provocazione contro il sistema, ma in realtà i più credono che sia un’azione che mette in luce solo te, che ne pensi?Non ne sarei così certo, questo è solo quello che potrebbe sembrare o apparire a una prima superficiale analisi, sono convinto che il tempo mi darà ragione e tu sei il mio delegato




In questo mondo dell’arte, snob, suscettibile, sospettoso ed egocentrico come tu mi ripeti spesso, in che modo è stata accolta questa tua nuova provocazione artistica?Devo dire che è andata molto meglio di quello che avevo previsto. Ho raccolto quasi 1000 adesioni senza dovermi sbattere troppo, e spesso erano loro stessi a chiedermi di firmare, mentre io mi limitavo a distribuire il volantino che in molti hanno gelosamente conservato. Del resto te ne sarai accorta pure tu le volte che insieme a Mairo o da sola mi sei venuta ad aiutare?



Si! E allora come mai quella volta che hai lanciato i volantini alla conferenza stampa della Quadriennale di Roma ti hanno portato via a braccia e quasi ti volevano arrestare? Il giorno dopo ne hanno parlato pure i giornali.Amore mio, non ti preoccupare era solo una performance un azione studiata a tavolino. In questo mestiere avvolte occorre compiere gesti e azioni che ti vorresti risparmiarti ma che diventano necessari se vuoi dare voce a quello in cui credi. Del resto chi non risica non rosica non lo sai? E poi c’e stato pure chi tra il pubblico a gridato “Non toccatelo! Lasciatelo stare è Pino Boresta!” so! Soddisfazioni anche queste, grazie caro Piccio dei Stalker.



Ma perché tutti gli altri artisti non fanno quello che fai te?Gli artisti non sono tutti uguali e il loro comportamento e dettato dalle proprie capacità e attitudini, infatti, la diversità di quello che dicono, di quello che fanno e di come lo fanno rende tutto più interessante, è il bello della diretta non credi?

Come nei reality?Brava! Esattamente così, e bisogna fare molta attenzione al montaggio, ricordatelo sempre.

Perché la gente avvolte reagiva in maniera strana alla tua richiesta di firmare per mandarti alla Biennale?Ma! Sai la gente è strana, del resto se io sono strano perché non possono esserlo pure loro, ne hanno tutto il diritto, e anche se la raccolta delle firme è avvenuta quasi sempre nei luoghi e nelle occasioni frequentate dal ristretto pubblico dell’arte, molti hanno creduto e credono che raggiungere un certo numero di firme mi dia diritto di pretendere e reclamare realmente l’invito alla Biennale Venezia, e chi sa forse hanno ragione!




























Tu mi dici che da ogni esperienza c’è qualcosa di buono da imparare tu cosa hai imparato da questo progetto?É vero! Purtroppo no so bene che cosa questa esperienza mi abbia realmente insegnato, forse è stata un’opportunità per constatare, scoprire e verificare che sono circondato da varie categorie di amici e nemici indipendentemente dal fatto che abbiano deciso di firmare o no. In un primo momento avevo pensato di aver scoperto che in realtà esistevano due categorie di amici e due di nemici più una svariata gamma di conoscenze; amici sinceri quelli che firmano, amici fasulli quelli che non firmano, nemici furbi quelli che firmano, nemici stupidi quelli che non firmano, e che tra i vari conoscenti sia che firmano o no pensavo vi fossero un sacco di sprovveduti, impreparati, incompetenti, inesperti, ingenui, ignoranti, opportunisti, ipocriti, ma anche un sacco di persone di fine intuito, gente intelligente, competente, esperta, colta e intenditrice, chiaramente parlo solo per ciò che concerne le competenze riguardo all’arte contemporanea sia ben chiaro. Ma ora credo che questa era un analisi troppo semplicistica. Ora spero solo che non abbaia ragione chi sostiene che pensare semplice spesso ci si azzecca.


Allora quelli che firmano sono i buoni e gli altri i cattivi?No! Bella mia non è così, e non è quello che volevo dire, anzi è più che legittimo che molti si rifiutino di firmare specialmente chi non capisce quello che gli si chiede. Sicuramente sono rimasto dispiaciuto, quando a rifiutarsi è stato qualche amico. Ma questa che mi fai è una domanda che continua ancora a rimbalzarmi da una parte all’altra della mente e che sta dando vita ad una serie di riflessioni interessanti che mettono a dura prova il mio pensiero schizofrenico facendomi credere cose diverse e opposte tra loro. Ho provato a scrivere qualcosa al riguardo, ma è venuta fuori una versione confusa e non sufficientemente matura, quindi ho deciso di aspettare che tu cresca mi aiuterai a trovare la risposta giusta, o almeno quella più intelligente.



Mi ricordo che un ragazzo alla fiera d’arte di Viterbo ti ha chiesto “Ma cosa pensi di dimostrarci con un’operazione come la tua?” Ma poi è arrivata quel auto blu ad alta velocità che quasi ci investiva, dopo abbiamo scoperto che dentro c’era Vittorio Sgarbi. Cosa avresti risposto al ragazzo?Non lo so, forse che c’è sempre un modo per non arrendersi? Forse che anche se non si hanno i santi in paradiso si può trovare il modo per farsi ascoltare? Forse certificare che si può ancora trovare il coraggio di dimostrare quello in cui si crede realmente? Ma soprattutto dare prova di disporre di prontezza di riflessi nel schivare coloro che ti vogliono schiacciare che nel mio caso non è certo Vittorio.



Pensi realmente che il direttore della Biennale di Venezia avrebbe dovuto invitarti?Certamente! Perchè tu pensi che non me lo meriti?
Daniel Birnbaum è un bravo critico e tutti affermano che sia molto attento a quello che succede intorno a lui, ma questo non è sufficiente a garantire a un bravo artista la partecipazione alla Biennale di Venezia, sono altri i meccanismi che fanno scattare l’invito. Ho capito fin da subito che l’importante era affrontare il tutto senza la più flebile bastarda fiammella di speranza, ma non so se ci sono riuscito.

Allora il mancato invito lo vivi come un fallimento?Per ogni domanda esiste una risposta, ma ora non c’è più tempo per rispondere a questa domanda perché è ora di andare a letto.
Fine




















Un successo fallimento o fallimento successo?

Non so se questo mio lavoro “Firma Boresta” faccia parte di quelle operazioni definite di critica sociale utilizzate come strumento di partecipazione. Credo pero che piangersi addosso non serva a nulla e sia necessario canalizzare le proprie frustrazioni nel modo migliore. Per questo ho pensato ad una protesta il cui processo stesso per attuarla diventi un operazione artistica. Trovo che elevare la lamentela a vera e propria forma d’arte sia oltre che divertente anche un occasione creativa meritevole di essere indagata fino in fondo. Lavorando intorno a questa idea ho dato vita al progetto ed il via alla raccolta delle firme per una petizione a mio favore affinché fossi invitato alla 53° Biennale di Venezia. Ho quindi realizzando una serie di azioni e prodotti come bandiere, volantini, adesivi, manifesti, CD, inserzioni pubblicitarie, e molto altro non tanto per raggiungere un obbiettivo fallito in partenza ma piuttosto nel tentativo di fallire il meglio possibile. Quindi un progetto nato per fallire, che raggiunge lo scopo dimostrando il suo assunto finale, e che si compie pur avendo tentato di tutto perché ciò non avvenisse.


















Dunque, non un fallimento, ma un successo su tutta la linea in quanto non è sufficiente sperare di sbagliarsi affinché un sogno si avveri. E io rispondendo a Franco Battiato potrò continuare a pensare “Almeno, n’avessi avute di occasioni perdendole”.
Pino Boresta



PINO CONTRO I MULINI A VENTO

“Sventurata la terra che ha bisogni di eroi.” B.Brecht, Vita di Galileo

Fantastica e coraggiosamente testarda l’operazione di Pino Boresta di chiedere di essere preso in considerazione per la madre di tutte le biennali, quella veneziana. A cavallo tra situazionismo, performance, happening, baraccata circense e operazione concettuale. Non proprio una spina nel fianco, ma un insistito solletico alla critica che - talvolta con la puzza sotto il naso - celebra, nella selezione degli artisti da invitare, il rito di affermazione delle proprie ambizioni intellettuali, se non, meno dignitosamente, quelle individuali. E di fatti, nonostante i tanti artisti che affollano la città lagunare (ma capita anche per Documenta o altre manifestazioni), siamo soliti ricordare la Biennale in base al curatore. Quella di Szeemann, di Bonito Oliva o di Bonami. E così faremo per quella di Birnbaum, o per le mostre dei commissari dell’italico Padiglione. Gli artisti, probabilmente soccomberanno alla critica.


























Pare opportuno, inoltre, valutare se una presenza alla Biennale può incidere nella carriera di un artista. Ovviamente talvolta sì, talvolta no: cioè non sempre. Il che ci induce a dire che - forse - non è nemmeno così importante fare parte di quel carrozzone se poi non si mette in moto un circolo virtuoso. A contare è quindi, oltre alla qualità intrinseca del proprio lavoro, la capacità di saper approfittare dell’opportunità per mirare ad una critica ed un collezionismo internazionale, a un mercato ai vertici, piuttosto che alla farfallina veneziana nella propria collezione di mostre da sfoggiare. D’altro canto è facile, avere in mente degli artisti che hanno fatto successo che sono stati in biennale, ma dovremmo pure considerare le decine di schiappe che giacciono irrimediabilmente nel dimenticatoio!
Diciamocelo, sembra una lotta contro i mulini a vento quella di Pino alla Biennale. Ma allora perché proporsi ed insistere, quasi eroicamente, con la propria candidatura, raccogliere firme, fare pubblicità, scrivere lettere, come da molto sta facendo con spirito battagliero? Essenzialmente per idealismo, per spirito gonadoclasta, per il piacere di rompere le palle, con finta ingenuità. Per discutere, divertirsi, incazzarsi. Per confrontarsi e possibilmente mettersi a soqquadro. Anche solo for art’s sake.
Daniele Capra




Il primo scritto è il comunicato e testo pubblicato all’interno del catalogo di ArtO’ nel mese di marzo 2009. Gli altri documenti erano invece tutti presenti all’interno della cartellina stampa distribuita all’incontro.

In foto:
- Alcuni momenti del mio intervento nella sala del Palazzo dei Congressi di Roma.
- Le foto dei vari relatori in quest’ordine: Marcello Carriero, Cecilia Casorati , Daniele Capra, Barbara Martusciello, Giuliano Lombardo, Caterina Iaquinta, Patrizia Mania.
- Alcuni momenti della raccolta firme del progetto “Firma Boresta”. 
- Figurina dell’Album di Oreste Uno di Picco Carceri.
- Foto di Vittorio Sgarbi, Daniel Birnbaum, Franco Battiato. 
- Opera installazione dal titolo “Pino Boresta contro i mulini a vento”.