sabato 3 ottobre 2009

La 24 ore di Pino Boresta


Successo al 2° Festival arte contemporanea di Faenza







Domenica 19 aprile 2009


h 02:00 Suona la sveglia.


h 02:30 Mi vesto, esco, monto in macchina e parto.


h 08:45 Arrivo a Faenza.


h 09:00 Spalmo per la città le mie smorfie qua e là.








h 10:00/11:00 domenica 19 aprile 2009


Auditorium Santa Umiltà


Coming Shows; la Biennale di Bergen


con Solveig Ovstebo, Marieke Van Hal


spettatori circa 15/20


Incontro Pier Luigi Sacco che mi presenta Bernd Fesel.


Ascolto in silenzio tutta la conferenza.
















h 11:00/12:00 domenica 19 aprile 2009


dove ISA Ballardini


Dentro l’opera


con Luca Trevisan e Andrea Bruciati


spettatori circa 30/40


Entro vado in fondo alla sala vicino al fonico e alla sua strumentazione e parodiando lo spot pubblicitario della trasmissione “Anno Zero” salgo su una sedia e urlo a squarciagola “AAHOOOOOOOOOOOOO!........” Sbigottiti e attoniti tutti gli astanti si voltano verso di me e io grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?”. Andrea Bruciati visibilmente divertito dice “Magnifico!”. Scendo dalla sedia e me ne vado e uscendo penso "Bene! Il ghiaccio è rotto e la prima è andata.”


































h 11:00/12:00 domenica 19 aprile 2009


dove MIC


Le biennali e il sistema dell’arte


con Carlo Bach, Jadranka Bentini, Silvia Evangelisti, Giuliano Gori, Annie Ratti


modera Cloe Piccoli


spettatori circa 200/250


Entro vado in fondo alla sala mi metto seduto in penultima fila, con il foglio del programma in mano chiedo al vicino conferma della sessione in atto, quindi faccio un bel respiro mi alzo in piedi su una sedia e urlo a squarciagola “AAHOOOOOOOOOOOOO!........” l’intero uditorio seduto nel lungo corridoio si volta di scatto all’unisono (è stato bellissimo sembrava la scena di un film), quindi grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Poi strillo la stessa cosa in inglese. Mentre scendo dalla sedia e sto per andare via scatta un applauso, guardo l’orologio e mi dico: “Se mi sbrigo prima di mezzogiorno faccio in tempo a farne un'altra”.



Questa ripensandoci è stata forse la più emozionante non per l’applauso, ma per la prospettiva dalla quale mi sono goduto la scena.





























h 11:00/12:00 domenica 19 aprile 2009


dove ISIA


Auditorium Santa Umiltà


con Bernd Fesel, Donato Giuliani, Simon Roodhouse, Pier Luigi Sacco


modera Stefano Baia Curioni


spettatori circa 20/30


Entro vado in fondo alla sala vicino al fonico e alla strumentazione salgo su una sedia e urlo a squarciagola “AAHOOOOOOOOOOOOO!........” Tutti i presenti si voltano verso di me e allora grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Ripeto lo stessa cosa in inglese. Pier Luigi Sacco sconcertato e molto preoccupato si alza di scatto e mi viene incontro ma prima che possa raggiungermi io sono già fuori verso la prossima meta.



Molto bene, anche questa è fatta, ma ora i telefonini degli organizzatori incominciano a squillare all’impazzata da tutte le parti “Attenti c’è un pazzo che va in giro a strillare durante le conferenze” “ma chi è?” “Booh! Un certo Pino Foresta” “ No! Boresta non Foresta” “ Che facciamo? Chiamiamo la polizia, la sicurezza?” “ No! É meglio di no sarebbe peggio, lasciamolo fare infondo è innocuo è solo uno outsider, non è un pericolo lo conosciamo… facciamo solo in modo che se ne parli e si sparga la voce il meno possibile. Diamo inoltre direttive a chi redige i comunicati che non si faccia il minimo accenno al fatto, deve essere come se nulla fosse successo” “Hai ragione se facciamo finta di nulla e niente viene pubblicato tutto sarà dimenticato presto” “Ok! bene facciamo così”


Questo dialogo non è frutto di un intercettazione ambientale ma solo il prodotto della mia fantasia, ogni riferimento a fatti luoghi e persone è puramente casuale.
















h 12:00/13:00 domenica 19 aprile 2009


dove Teatro Masini


Le biennali degli artisti


con Cesare Pietroiusti intervistato da Angela Vettese


spettatori circa 400/500


Arrivo alla Piazza della Molinella ma a causa della pioggia mi dicono che il meeting si sta tenendo dentro al teatro. Entro, e mi guardo intorno, il teatro è bellissimo e quello che racconta Cesare è sempre interessante, vorrei godermi tutto di più ma sono lì per uno scopo ben preciso e non posso transigere, il lavoro viene prima di ogni cosa me lo ha insegnato il mio maestro. Intravedo una poltrona vuota la scavalco dal retro vi salgo sopra e strillo con quanto più fiato ho in gola


AAHOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!........” centinaia di occhi spalancati dall’intera platea, logge, loggette e loggione vengono puntati su di me, e quindi grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Poi la stessa cosa in inglese. Cesare Pietroiusti entusiasta dice “Fantastico!... però non l’ho riconosciuto” . Io nel frattempo avevo fatto la mia solita uscita repentina come da copione anche se questa volta mi soffermo poco fuori perché volevo rientrare per seguire il resto dell’intervista. Uno degli inservienti uscendo e scorgendomi nell’androne del teatro mi dice “Guarda che stanno rispondendo alla tua domanda”. Così mi affretto a rientrare e in effetti, la Vettese sollecitata da uno spettatore stava dicendo qualcosa del genere; “In fondo partecipare a una Biennale di Venezia non è cosi decisivo per la carriera e il successo di un artista visto che tantissimi artisti che hanno partecipato sono poi scomparsi nell’oblio più assoluto”.



Angela ha sicuramente ragione, è per questo che io faccio di tutto per non correre questo rischio, e anche questo articolo ne è la prova. Avrei voluto però anche rispondergli che almeno loro l’occasione l’hanno avuta, ma questo botta e risposta non faceva parte del mio copione performativo, per una correttezza auto impostami non volevo togliere spazio ai personaggi ufficialmente invitati al festival. Del resto io la mia proposta all’organizzazione per una partecipazione ufficiale l’avevo fatta, visto che per 2 anni ho portato avanti un progetto che consiste in una petizione a mio favore per essere invitato alla Biennale di Venezia e della quale si era molto parlato e scritto. Li avevo informati che avevo raccolto 1000 adesioni, e che l’intera documentazione era stata spedita a Daniel Birnbaum (curatore della prossima Biennale di Venezia) ma ho ricevuto un email di risposta dall’organizzazione del festival che mi ha comunicato che era troppo tardi per inserirmi nella programmazione ormai definitivamente chiusa. Ma come dice Einstein è tutto relativo perché circa un mese dopo, esattamente il 9 aprile 2009, solo 7 giorni prima dell’inizio del festival esce un articolo su Exibart che annuncia “Il festival dell’arte Contemporanea di Faenza, guidato da……aggiunge nuove frecce all’arco del suo programma……Lorenzo Fusi……Arto Lindsay e Tomas Saraceno ……Hector Zamora e la pluribiennalista Lara Favaretto… Sissi e Bertozzi & Casoni”. Caro Albert quanto hai ragione.









h 13:00/15:00 domenica 19 aprile 2009


dove Piazza della Molinella


Pausa pranzo


Incontro Cesare Pietroiusti nell’info Point e non mi faccio sfuggire l’occasione per chiedergli perché al termine del suo intervento (al quale ho assistito) non ha voluto firmare la mia petizione dicendomi che ne avremmo parlato dopo.


Potevo accettare il diniego di tutti quelli che (come H.H. Lim, ABO, Francesco Rutelli, Domenico Nardone, Pericle Guaglione Lucilla Catania, Massimo De Carlo, Daniele Puppi, Enzo Cucchi, Roberto D’Agostino, Thorsten Kirchhoff, Teresa Macrì, Elisabetta Benassi, Dobrilla De Negri, Anna Valeria Borsari, Renato Mambor, Roberto Pinto, Emanuela De Cecco, Oliviero Diliberto, Piero Mottola, Danilo Eccher, Stefano Arienti, Giulia Cavallaro, Guido Curto, Sabrina Mezzaqui) si erano rifiutati di firmare, ma non potevo accettare il suo senza una spiegazione, e chi conosce la mia storia sa bene il perché.


Mi ha detto che non poteva firmare perché se c’era uno che lo meritava più di me quello era lui e molti altri prima di me, io gli ho risposto che forse aveva ragione, ma purtroppo l’idea l’avevo avuta io, e non poteva comportarsi come tanti altri rosiconi che mi hanno detto la stessa cosa ma che poi hanno simpaticamente firmato come Gianfranco Notargiacomo o Giovanni Albanese, sostenendo che trovavano l’idea geniale. Ho risposto a Cesare che se l’idea l’avesse avuta lui e mi avesse chiesto di firmare io non l’avrei firmata una volta, ma bensì 2,3,4 volte perché io lo stimo e lui sa. Il resto della discussione è stato una serie di questioni sul mio e il suo lavoro del quale abbiamo tante volte discusso e di cui non posso certo parlarne in questa sede, eppure un'affermazione va analizzata, e cioè quando sostiene che non se la sentiva di firmare anche perché parlando di questo mio progetto con altri aveva avuto modo di conoscere persone che avevano aderito solo per cortesia, amicizia, gioco, divertimento e senza credere realmente nel valore del mio lavoro. Gli ho risposto che anche noi alla Quadriennale con il gruppo dei “Giochi del senso e/o Nonsenso” quando con l’operazione “Invito alla XII Quadriennale” abbiamo deciso di accettare tutti coloro che volessero esporre nel nostro spazio la loro opera non abbiamo fissato meriti di valore ne limiti di principio o moralità. Tante è vero che alcuni pensando di prenderci per il culo ci hanno portato di tutto. Ricordo un tipo che addirittura ci portò due boccioni di piscio che noi abbiamo regolarmente esposto in bella vista e tante altre provocazioni delle quali non ci siamo affatto posti il problema se esporre o no. Per cui questo vale pure per il mio progetto “FIRMA BORESTA”. Inoltre, chi se ne frega se uno firma per un motivo o per l’altro…del resto l’arte relazionale non è altro che lo specchio della vita e di quello che in questa succede, e questo è quello che volevo dimostrare. Figurati se un candidato politico si preoccupa del motivo per il quale qualcuno lo vota, l’importante è che lo facciano. Il voto di Cesare (come tutti gli altri del resto) non mi avrebbe sicuramente assicurato l’invito alla biennale, ma per me avrebbe avuto un significato speciale.




In ogni caso chi ha detto che la decisione reale di firmare di alcuni individui non sia quella che hanno detto a me piuttosto di quella raccontata a lui? In un paese dove gli exit poll non hanno mai azzeccato una previsione non si può fare certo affidamento su quello che dice la gente, ma piuttosto su quello che in definitiva fa, non credete? Ma ciò che più mi ha più ferito della lunga discussione con Cesare sono alcune cose uscite allo scoperto che hanno distrutto quello che per tanti anni ho creduto che lui pensasse di me e del mio lavoro quando nel 28 febbraio 1998 in una lettera di presentazione per un concorso ha scritto quanto segue: “Conosco Pino Boresta dal 1993 e, da allora, ho più volte, e per progetti anche impegnativi, lavorato insieme a lui. Fra l’altro, egli era uno dei componenti del gruppo “Giochi del Senso e/o Nonsenso” che ha ideato, organizzato e gestito l’operazione “Invito alla XII Quadriennale” (settembre-novembre 1996). In tutti questi anni di lavoro fatto in comune, ho avuto modo di conoscere e apprezzare da un lato il suo lavoro di artista, dall’altro le sue qualità umane. Il lavoro di Boresta è fortemente caratterizzato dalla dedizione ad una sperimentazione che, in modo ostinato e capillare, cerca dimensioni comunicative inesplorate, occasioni di provocazioni visive e intellettuali e il confronto con i contesti sociali più vari. Con la stessa attitudine di apertura e quasi di sfida comunicativa, Pino sembra muoversi a suo agio sia nelle strade della città che dissemina di tracce e di stimoli, sia nei luoghi espositivi propriamente detti, che con il suo intervento, diventano sempre un po’ meno ingessati e convenzionali. L’impegno e la dedizione testardi e anti-economici sono del resto anche segni della personalità di Pino, la cui generosità alla comunicazione non è costruita o affettatamente colta, ma profondamente insita in lui. Spesso in questo senso, mi è sembrato di notare che per Boresta l’apertura e la franchezza fossero in un certo senso inevitabili, e quasi impensabili e incomprensibili, invece, le attitudini e le situazioni costruite sulla chiusura e sulla predeterminazione dei ruoli e dei significati.”. Queste vicende servono comunque per diventare più forti e per questo io ringrazio il caro Cesare per le riflessioni e analisi ulteriori che grazie a lui sono sorte in questo progetto, secondo cui a detta di alcuni ha smosso diverse coscienze.
























h 15:00/16:00 domenica 19 aprile 2009


dove MIC


Le biennali degli artisti


con Monica Bonvicini, Massimiliano Gioni, Marina Sorbello.


spettatori circa 300/400


Entro e staziono infondo alla sala, tutte le sedie sono occupate. Ne prendo una da un sottoscala e la porto alla fine della sala. Incontro un sacco di amici Annalisa Cattani, Fabrizio Rivola, Adriana Torregrossa, Fabiola Faidiga, tutti in piedi alla fine della coda, c’è anche il simpatico e bravo Michele Robecchi al quale chiedo di farmi un po’ di spazio per piazzare la sedia. Faccio un bel respiro e pronti via! Salgo sulla sedia e urlo fortissimo “AAHOOOOOOOOOOOOOOO!........” Anche questa volta tutti sbigottiti e attoniti si voltano verso di me e allora grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Ripeto la stessa cosa in inglese scendo dalla sedia, ma questa volta non vado via perché mi esortano ad andare al desk per spiegare il mio gesto. Lanciata come una sfida ero quasi in procinto di andare nonostante avessi deciso di non farlo in base alle direttive performantiche che mi ero imposto, ma visto l’insistenza ero sul punto di andare quando Gioni ha stoppato il tutto preferendo continuare a parlare lui. Pertanto desisto e decido di raccogliere un po’ di firme e adesioni di coloro che erano li e continuavano a farmi domande.


Vedendo passare Pier Luigi Sacco che mi guardava fortemente irritato e indispettito, lo fermo chiedendogli il perché di tanto astio, infondo è solo una happening che animava il festival e che faceva riflettere. Gli faccio presente che quasi tutti lo trovavano piuttosto pertinente e in linea con il tema del festival e in molti casi rendeva la platea molto più attenta e questo era un bene in un festival di arte contemporanea dove si parla delle forme più avanzate di espressione. Se fosse stato Tino Seghal al mio posto sicuramente ne sarebbe stato felice, e poi su via, un po’ di leggerezza! In giro c’è di peggio di cui preoccuparsi; come chi si fa inculare dai cani, chi mostra il video mentre si fa scopare dal gallerista, o chi usa le donne nude come sopramobili, io invece urlo solo la mia verità che male faccio? Gli ho detto anche che mi dispiaceva che lui mi guardasse in cagnesco e che anzi mi sarei aspettato che si complimentasse con me con pacche sulle spalle perché rendevo così il suo festival più vivace e interessante, visto anche tutte le belle cose intelligenti, importanti e giuste che scrive. “Gli artisti migliori sono da altre parti e non hanno vita facile - Exibart.onpaper n. 48” . Non pensavo che venendo dalle sue parti gli dessi così fastidio. Come sempre le parole rimangono parole e i fatti sono un'altra cosa e io non ho mai chiesto aiuto a nessuno né a lui né ad altri ma un po’ di giusto e meritato rispetto sarebbe forse pure giunto il momento di concedermelo o no? Testimone d’eccellenza di tutta questa pacata e piacevole conversazione con Pier Luigi è stato Michele Robecchi che ha seguito da vicino e con interesse la diatriba sostenendo di avere un particolare interesse sull’argomento, la cosa mi ha fatto molto piacere, ma chi sa anche lui cosa pensa realmente, forse un giorno me lo dirà o lo scriverà? Chi sa?



















h 16:00/17:00 domenica 19 aprile 2009


dove Teatro Masini


Le biennali dei curatori


con Massimiliano Gioni intervistato da Carlos Basualdo


spettatori circa 500/600


Entro e mi fermo in fondo alla sala accanto al fonico. Noto che più di qualcuno degli astanti in piedi e dalle logge mi ha riconosciuto e comincia a sbirciarmi con la coda dell’occhio. Decido cosi di non fare nulla e chiedo al gentile fonico di utilizzare la sedia vuota del collega assente, me lo concede e per un po’ ascolto quello che dice Massimiliano che stava confessando di aver paura di passare alla storia per il curatore specializzato nelle biennali. Nel frattempo la situazione intorno a me si rilassata e capisco che è giunto il momento di agire; salgo sulla sedia e urlo più forte che mai “AAHOOOOOOOOOOOOOOOOO!........” Meno sbigottiti e attoniti delle volte precedenti tutti i presenti si voltano e puntano gli occhi verso di me e io grido come un invasato: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Anche questa volta faccio la versione in inglese. Carlos Basualdo si spaventa, ma non fa una piega, Massimiliano Gioni invece si lamenta perché era la seconda volta con lui presente e scocciato aggiunge rispondendomi “Non certamente cosi!”, gli ribatto che forse dovrebbe valutare una diversa alternativa d’approccio. Qualcuno dal pubblico ad alta voce gli chiede di rispondere alla mia domanda “urlata”, ma lui svicola sostenendo che lo avrebbe fatto dopo magari in privato perché a lui interessa tutto, gli chiedo “Anche io ti interesso?” Mi risponde “Certamente! Mi interessano tutti?”. Allora chiamo a testimone l’intera platea e dico; “Avete sentito cosa ha detto? È interessato a me e al mio lavoro, staremo a vedere”. A tutt’oggi non ho avuto sue notizie chi sa forse é il caso, nei prossimi giorni, che gli ricordi il mio email. Al termine dell’intervista Carlos chiede se ci sono domande e in molti aspettavano che io intervenga. Un signore davanti a me si gira e mi dice “Perché non interviene ora?” Gli rispondo “Perché conosco tutte le risposte?” .

























A seguito di ciò il 23 aprile 2009 alle ore 9.59 su Facebook mi scrive Stefano Pasquini


Devo dire che sono rimasto deluso dal fatto che non hai fatto una domanda a Gioni. Alla fine sei un timidone, tutto il teatro aspettava te.”



Rispondo il 23 aprile 2009 alle ore 11.57 sempre su Facebook


Non l'ho fatto perché conosco tutte le riposte e la mia performance-blitz non prevedeva questa aspetto di confronto. Io avevo proposto all'organizzazione di invitarmi ufficialmente ma non mi hanno voluto. Deludere le aspettative dei miei sostenitori è poi quello che riesco a fare meglio e devo dire che ne sono anche piuttosto orgoglioso.


Inoltre, credo, che sia ora che anche qualcun altro incominci a tirare fuori le palle, e il fatto che tutto il teatro aspettasse un mio intervento l’ho avvertito distintamente, ma è proprio per questo che non l’ho fatto… mai fare quello che gli altri si attendono da te, se si vuole stimolare qualche interesse bisogna evitare di essere prevedibili.


Se poi qualcuno vuole un confronto in quanto curioso di saperne di più organizzi pure un incontro io sarò molto felice di parteciparvi, ma figurati se quelli come Gioni e company accettano: hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare, per questo vado avanti per la mia strada, che non consiglio a nessuno di seguire.







h 17:00/18:00 domenica 19 aprile 2009


dove Teatro Masini


Coming Shows: Documenta 13


con Carolyn Christov – Bakargien intervistata da Carlos Basualdo.


spettatori circa 600/700


Mi accomodo su una poltrona in fondo alla sala accanto a due simpatiche ragazza contente che fossi lì perché ormai conoscendomi si sarebbero così risparmiate lo spavento dell’urlo iniziale. L’intervista a Carolyn è piacevole e con Carlos sono molto affiatati, a un certo punto improvvisano pure la macchietta del paziente e dello psicoanalista dove Carolyn fa la paziente e Carlos lo psicologo. La Christov chiarisce subito che non avrebbe parlato e detto nulla sulla prossima Documenta da lei curata ed era lì solo perché gli amici che l’avevano invitata non le avevano detto che le avrebbero fatto domande al riguardo. Pertanto incomincia a leggere dei testi scritti che però essendo in inglese prima li deve leggere e poi li traduce in italiano. Qualcuno a questo punto comincia ad alzarsi ed andare via, per questo capisco che è il momento di agire sia per lei che per me. Velocemente mi arrampico sulla poltrona e strillo “AAHOOOOOOOOOOOOOOOOO!........” Ancora una volta si girano tutti verso di me, ma stavolta mi stavano aspettando, cambio però il cliscè della domanda urlando così: “Per andare a Documenta cosa devo fare?”. Lei pacatamente e con flemma anglosassone mi risponde: “Devi leggere …” .e fa il nome di qualcuno di cui stava leggendo alcune citazioni. Mi rimetto seduto e penso che anche io avrei qualche scrittore da consigliarle e chi sa, forse, dopo lo farò.






















h 18:00 domenica 19 aprile 2009


dove Teatro Masini


C you 2010


con Claudio Casadio, Carlos Basualdo, Pier Luigi Sacco, Angela Vettese.


spettatori circa 400/500


Seduto sempre nello stesso posto ascolto la breve chiusura del festival con i soliti convenevoli e ringraziamenti di rito e l’annuncio del tema della terza edizione che sarà “L’opera”, saluti applausi e tutti via velocemente a casa.






Domenica 19 aprile 2009


h 19:30 Parto da Faenza



Lunedì 20 aprile 2009


h 01:30 Arrivo a casa a Segni (Roma)


h 02:00 Sono a letto e penso; censurino pure le mie incursioni ma speriamo che non distruggano le registrazioni audio video perché montate in sequenza tutte 7 con un minuto prima del blitz e un minuto dopo sono un opera fichissima che potrei donare proprio all’organizzazione del festival di Faenza per ringraziarli di non avermi invitato.



Pino Boresta




p.s.


Ho pubblicato una versione ridotta senza la lettera di presentazione del 28 febbraio 1998 su "Juliet" n. 143 June 2009. Qui la versione integrale.




In foto; Faenza, Solveig Ovstebo, Marieke Van Hal, Luca Trevisan, Andrea Bruciati, Carlo Bach, Jadranka Bentini, Silvia Evangelisti, Giuliano Gori, Annie Ratti, Cloe Piccoli, Bernd Fesel, Simon Roodhouse, Pier Luigi Sacco, Stefano Baia Curioni, Cesare Pietroiusti, Angela Vettese, Monica Bonvicini, Massimiliano Gioni, Marina Sorbello, Carlos Basualdo, Pino Boresta, Carolyn Christov Bakargien, Claudio Casadio.
















Un messia naif un po’ squalo











Qui i commenti ricevuti dopo l’azione faentina






APRILE




E-mail: 28 Aprile 2009, 20:16 Alessia Ricciardi


Una curiosità.
Ma Lei è quell'artista che ha interrotto la conferenza della Quadriennale di Roma?
L. Alessia Ricciardi




E-mail: 28 Aprile 2009, 20:24 Pino Boresta


Gentile Alessia Ricciardi


Si! Spero che questo non sia un problema, Scrivo anche sulla rivista d'arte "Juliet" dove se è curiosa potrà leggere qualcosa o sul mio sito blog. sotto i link.


cordiali saluti


pino


http://www.pinoboresta.net/


http://pinoboresta.blogspot.com/2008/10/firma-boresta.html




E-mail: 28 Aprile 2009, 20:39 Alessia Ricciardi


Mi chiami Alessia, senza cognome.
No che problema!
Lei ha avuto coraggio, solo lei, di dire che cosa davvero ci fosse.
Se mi manda un piccolo comunicato stampa, perchè quello che ha mandato non possiamo pubblicarlo, lo passo in redazione e lo metto sul nostro sito
A presto
Alessia (Redazione EosArte)






E-mail: 29 Aprile 2009, Pino Boresta


Praticamente è un seguito a questo intervento organizzato al convegno della Fiera ArtO di Roma


Da voi qui segnalato: http://www.eosarte.eu/?p=6493


“Why not me to the Venice Biennial?” presenti: Cecilia Casorati (critica d’arte), Guglielmo Gigliotti (critico d’arte Il Giornale dell¹arte), Patrizia Mania (storica e critica d’arte, Universita della Tuscia), Daniele Capra (critico d’arte Exibart), Barbara Martusciello (critica d’arte), Marcello Carriero (critico d’arte), Caterina Iaquinta (storica d¹arte), Giuliano Lombardo (artista). Moderatore: Pino Boresta.


Se lo trovi interessante ti invio traccia e testo completo dell’intervento fatto al festival di arte contemporanea di Faenza.


Fammi sapere


ciao


pino




E-mail: 29 Aprile 2009, 12:38 Alessia Ricciardi


Buongiorno Pino.
Faccia così, lo metta come commento all'articolo che mi ha segnalato, che porta la firma del nostro direttore, in questo modo, posso farlo passare.
Eos cerca di dare visibilità a tutti: sia nella maniera più classica con della pubblicità sia segnalando eventi. Io sono rimasta colpita dalla sua protesta, ne ho condiviso le idee, lei mi sta simpatico, crede in quello che fa. Se posso le do volentieri spazio.


A presto
L. Alessia Ricciardi




E-mail: 29 Aprile 2009, 11:01 Lucilla Candeloro


Ciao squalo pazzo, ci vieni ad urlare nelle orecchie per godart?


In bocca al lupo, a presto


Lucilla




Facebook: 29 Aprile 2009, 2:40 Flavio Carbonaro Solo


Sei grande!, spero di trovare un giorno il tuo coraggio. maestro.


Solo




Facebook: 29 Aprile 2009, 4:01 Giovanni Strada







SIAMOCONTE'!
G.+ R. StraDA DA performers







Facebook: 29 Aprile 2009, 15:27 Stefano Pasquini


1
100
1000
Boresta!




Facebook: 29 Aprile 2009, 8:48 Emanuela Barbi


GRAZIE PINO ! Un abbraccio




E-mail: 29 Aprile 2009, 17:31 Catterin Catia e C.


Salve Pino,


Abbiamo letto il racconto, se sei interessato lo pubblichiamo nella sezione Caffè Letterario di MokaWeb. Aspettiamo un tuo Ok per la pubblicazione.


Saluti dalla Redazione


MokaWeb By Arkesis s.a.s. di Catterin Catia e C.
http://www.mokaweb.it/




E-mail: 30 Aprile 2009, 11:10 Pino Boresta


OK! benissimo grazie


saluti







pino boresta






Facebook: 30 Aprile 2009, 13:36 Pino Buffa


Ci sono volute 2 momenti di lettura per finire tutto..... questo é
PINO BORESTA oggi domani sempre
farei carte farse per avere i filmati datti da fare CIAO




E-mail: 30 Aprile 2009, 17:47 Catterin Catia e C.


Salve Pino, ti segnaliamo che il tuo racconto è on-line.


Saluti e a risentirci per un'eventuale futura collaborazione.


MokaWeb By Arkesis s.a.s. di Catterin Catia e C.
www.mokaweb.it




MAGGIO




Facebook: 3 Maggio, 16.17 Carà Francesco


Carà Francesco: Qualcuno tempo fa disse a proposito di Andy Warhol, essere stato il primo che, attraverso la dissacrazione dei beni di consumo, fu capace di rendere l'artista stesso protagonista della sua opera mediando il passaggio dalla pop art alla celebrità d'artista come arte stessa...il prossimo passo?... già s'intravede i critici saranno artisti del futuro non ho dubbi, guarda Sgarbi o D'Agostino o altri ancora...personaggi non c'è che dire...ciao




E-mail: 4 Maggio 2009, 22:51 Aldo Sacslei


Carissimo che ci vorrebbe la camicia di forza, grazie per la visita al mio, nostro dell'ODC, sito internet. Della sua 24 ore sono riuscito a leggere sino alle ore 16 CET, dopo di ché ho desistito, ero stanco morto. Credo però di aver comunque capito il senso, ma anche se non fosse così poco importa.


Sicuramente è una confusione, non ci sono dubbi, anzi potrebbe essere addirittura vecchia di millenni e non se n'è accorto; per questo, se mi da' il nullaosta, metterò il suo commento e la relativa 24 ore sul nostro dell'ODC sito.


Saluti Suo Dottorissimo Aldo Sacslei




E-mail: 4 Maggio 2009, 23:48 Pino Boresta


Gentile Aldo


Le do il nullaosta e mi fa piacere che lo inserisca sul suo sito se possibile con la piccola foto con la scritta che ho allegato, altrimenti va bene ugualmente, (in allegato ho aggiunto anche il testo completo impaginato). Seguirò il suo sito.


cordiali saluti


pino




E-mail: 5 Maggio 2009, 18:48 Aldo Sacslei


Grazie, "may the confusion be with you".


Doctor Aldo Sacslei




E-mail: 06 Magio 2009, 13:33 Pino Boresta


Pino Boresta In which sense?




E-mail: 6 Maggio 2009, 18:50 Aldo Sacslei


Aldo Sacslei like star wars, dear pino


A.S. Roma




E-mail: 6 maggio 2009, 15:42 Romano Baratta


Buongiono sig. Boresta,


lei indica che la frase urlata in italiano, veniva ripetuta


in inglese...


sono stato presente a due delle sue azioni vocali a Faenza,


ma in nessuna delle due ha ripetuto la frase in inglese....


alla prima che ho assistito è andato immediatamente via...


alla seconda è rimasto seduto, senza accennare a nessuna


frase in lingua inglese.


Romano Baratta




E-mail: 6 maggio 2009, 16:41 Pino Boresta


Buongiono a lei sig. Baratta,


Mi dispiace che lei non abbia potuto apprezzare il mio non certamente perfetto ma credo dignitoso e sufficientemente comprensibile inglese. Se ha letto il testo con attenzione (ma visto la lunghezza del pezzo posso capire) ci sono due occasioni nella quale la frase in inglese in effetti non vi è stata e forse lei era proprio presente a quelle 2 che per la precisione riporto anche qui sotto. Ma se lei ci tiene particolarmente per non lasciargli quella strana sensazione di retrogusto piuttosto fastidiosa che posso capire perfettamente per aver perso qualcosa di importante sono sempre pronto a fargliela o meglio a strillargliela alla prima occasione utile. Con simpatia la saluto e la ringrazio per la sue puntualizzazioni magari anche ulteriori e più in merito al problema.


pino boresta




E-mail: 6 Maggio 2009, 18:20 BOL23 Pietro Maiozzi


aahshhahhahahha
si si me gusta mucho, me gusterebbe dippiu' essere li mentre
fai la performance senza aspettarmela, ma prima o poi son
sicuro che capiterà :D
grazie comunque
Pietro




E-mail: 6 Maggio 2009, 20:20 Francesco Melone


Ciao Pino, favolosa questa incursione a Faenza. MI immagino la paura di quelli mentre strillavi. Credo sia stato esilarante.


Tante buone cose.


Francesco




E-mail: 7 maggio 2009, 00:31 Antonio Zimarino


mi sembra una cosa bella ... inserisci anche questa mail che hai scritto nell'"opera" ... oppure potresti recitarla ... non so, ma ci dovrebbe essere in qualche modo ... comunque le risposte le conosciamo già tutte anche noi, anzi, forse conosciamo anche le domande che si sono fatte, o quello che si sono detti. E' un gioco di autocelebrazioni e di autoconvincimento, ma idee nuove curatoriali, prospettive, coraggio di scelte ... boh ... sono anni che mi sembra di vedere sempre la stessa cosa ...


in bocca al lupo


antonio




E-mail: 7 Maggio 2009, 01:47 Giampiero Poggiali Berlinghieri


Bravo Pino..sei forte!!!


Con grande simpatia


Giampiero Poggiali Berlinghieri




E-mail: 7 maggio 2009, 13:01 Bettina, Giò, Andrea


AAAHOOOOOOOOOOO!!!!
Complimenti da i Resigner Magnani, Delvecchio e Amatori, che, essendo impegnati negli eventi collaterali per il Festival ( vera spina dorsale del FAC ), non hanno potuto assistere ai tuoi urli di persona...


Ci congratuliamo.


Se hai un sito mandamelo.


Io ti mando i nostri:
http://www.resign.it/ http://www.ildo.tv/.
Le faremo sapere. Eheheheh.
Bettina, Giò, Andrea.




E-mail: 7 Maggio 2009, 13:07 Gruppo Sinestetico


Ciao Pino


sei grande!


sicuramente il video sarà una ottima documentazione delle tue citate performance


augurissimi


Sassu & Gruppo Sinestetico


http://www.grupposinestetico.it/








E-mail: 7 Maggio 2009, 7:00 Giacinto Di Pietrantonio


Caro pino


Non so cosa ti avrei risposto, perché bisogna trovarsi nelle situazioni e quindi non posso mettermi al posto degli altri e delle loro situazioni, soprattutto non posso entrare in situazioni interpersonali anche se riguarda il lavoro come quello tra te e cesare che conosco da lunga data.


Posso però dire qualcosa rispetto a questo tuo lavoro di cui mi pare di aver firmato la petizione e l'ho fatto, perchè quando un artista mi chiede un aiuto per un'opera se posso lo faccio sempre al di là se creda o meno in quel lavoro. Voglio dire che un artista andrebbe sempre aiutato, quando e' possibile, a sviluppare il suo lavoro, che tra l'altro riferito al tuo ammetto che non conosco molto bene e che mi piacerebbe approfondire, per cui spero che troveremo l'occasione per farlo.


Riguardo alla tua azione a Faenza in generale dico non posso giudicare sia per i motivi di sopra e sia perchè non ero presente, un'opera, soprattutto una performance, va vista per poterne dire qualcosa di sensato. Sulla petizione, sul fatto di aver ricevuta risposta o meno dalla biennale, o dal suo direttore posso dire che non e' perchè arrivano 1000, o 10000, o 100000, o... Che un direttore debba invitare quello o quell'altro artista. Difatti, benché Birnbaum abbia ricevuto le firme ha deciso di non invitarti, è una sua scelta ed ha i suoi motivi e io giudicherò la sua biennale al di là della presenza di questo o quell'artista. Comunque, faccio un altro esempio portandolo su di me, se tu mandassi a me una petizione simile in cui si chiede che vuoi esporre alla GAMEC questa petizione, ecc non avrebbe nessun effetto nel senso che io mi interesso delle cose non per democrazia, ma in quanto le ritengo interessanti che non é un assoluto. Certo se un numero di persone mi dicono che un artista e'interessante probabilmente lo guardo ancora con più attenzione, ma il giudizio finale non ha nulla a che fare con questa democrazia del consenso, ma é una mia decisione rispetto alla mia sensibilità, eccetera, un mio atto dittatoriale se vuoi, come lo sono tutte le scelte consapevoli e autentiche. Rimane comunque il fatto che un artista ha il diritto e il dovere di sviluppare tutte le strategie che ritiene opportune per attirare l'attenzione sul proprio lavoro, perché ritengo che quanto stai facendo con la tua performance sia non solo un'opera, ma una modalità per far si che gli altri si interessino al tuo lavoro e con me questo scopo lo ha raggiunto, in quanto come ti ho detto sopra vorrei incontrarti perché tu mi raccontassi e mostrassi tutto il tuo lavoro dagli inizi, anche se non garantisco sui risultati


Un caro saluto e spero a presto


Giacinto




E-mail: 8 Maggio 2009, 00:55 Pino Boresta


Ciao Giacinto


Sono molto contento che tu mi abbia scritto parlandomi chiaro e tondo in quel tuo sincero e tipico stile che ho sempre apprezzato.


Si! Purtroppo non abbiamo mai avuto occasione per approfondire o mostrarti in sostanza, non dico tutto il mio lavoro, ma almeno una parte di esso, ed il fatto che ora tu me lo chieda mi fa molto piacere e sono ben felice di poterlo fare quanto prima. Devo confessarti che sto vivendo un momento artistico particolarmente attivo ed esaltante


Unico rammarico riguarda Daniel Birnbaum che visto la sua riconosciuta sensibilità e stima che molti hanno di lui, speravo che avendogli spedito tutto il materiale con allegato una lettera strettamente personale avesse avuto almeno la delicatezza di rispondermi (in ogni caso), se non altro nel rispetto e per premiare il lavoro fatto da un artista che per 2 anni di seguito ha faticato instancabilmente per portare avanti quello in cui crede.


A parte questo nella tua lettera tocchi molti punti salienti e importanti del mio progetto “Firma Boresta” dei quali si è più volte e si sta ampliamente dibattendo in diverse sedi e occasioni, non ultima quella dei talk alla fiera di Roma “ArtO’”.


E’ anche per questo che sto cercando di mettere a punto una pubblicazione che conterrà tutto il materiale, documenti, documentazione di questo lunghissimo progetto durato 2 anni, (i cui prodromi risalgono addirittura a 4 anni fa)’.




Progetto che ha prodotto:






  • 4 mostre in merito



  • un lavoro di Netart "No–logo CUS



  • 7500 volantini distribuiti



  • 40 poster affissi



  • 4 poster opere in pvc



  • 2500 adesivi



  • 9 bliz con urlo, happenig ripetuto in 3 città diverse: Roma conferenza stampa Quadriennale, Faenza al Festival artecontemporanea, Venezia conferenza stampa Biennale.



  • pubblicazioni pubblicitarie



  • 2 convegni e discussioni (Milano "inContemporanea", Palazzo della Triennale, Roma fiera ArtO’” Palazzo dei Congressi dal titolo "Why not me to the Venice Biennial? "



  • decine di video e centinaia di foto



  • decine di articoli su riviste specializzate



  • decine di citazioni su riviste specializzate



  • centinaia di pubblicazioni, articoli, annuciazioni, comunicazioni segnalazioni su altrettanti siti internet



  • decine di discussioni on-line e non su siti, blog, youtube, E-mail e commenti su tutto il web



  • 1000 persone che hanno firmato la petizione



  • 1000 persone indecise se firmare la petizione



  • 1000 persone che hanno deciso di non firmare la petizione



  • 800.000? O forse più che almeno una volta si sono scontrati con uno degli aspetti di questo lavoro per mezzo di un volantino, inserzione pubblicitaria, convegno, articolo di giornale, comunicato stampa, mostra, azione autorizzata o non, blitz, azioni e performance più o meno clandestine,



  • 1200.000? O forse più di tutti coloro che navigando su internet si sono imbattuti in quando già ricordato sopra.




Per cui venendo al dunque sapendo che tu giri come un picchio per tutto mondo e che capiti spesso anche a Roma fammi sapere tu come e quando ci vogliamo incontrare. Io ho lo studio a segni un paese vicino a Roma dove se vuoi ci possiamo vedere. Oppure se non capiti a Roma nei prossimi tempi compatibilmente con la distanza e il periodo sono eventualmente disposto a venire io dove a te fosse più comodo e necessario per questo incontro.


Nel frattempo se ti vuoi fare un giro sul mio Blog puoi trovare 30 miei progetti con brevi descrizioni che forse (anche se ancora da aggiornare) possono comunque già darti un idea dell’evolvere del mio lavoro quasi fino a oggi.







pino boresta






E-mail: 8 Maggio 2009, 00:38 Cesare Pietroiusti


Caro pino, posso dirti che questo E-mail mi è piaciuto, sembra sincero e in fondo aggiunge senso a tutta la performance faentina. che, sono d'accordo con te, ha animato il festival senza, in fondo, togliere la parola a nessuno.
Che un organizzatore si irriti se le cose vanno un po' diversamente da come le ha programmate, perché c'è un matto che urla qualcosa a ogni incontro, è del tutto normale. secondo me succedeva anche da noi a Oreste.


Quello che ho scritto nel '98 era sincero (magari solo un po' enfatico, visto che si trattava di una lettera di "referenza" per il ps1). non ho cambiato opinione.
L'invito alla XII Quadriennale non c'entra niente, secondo me, con la tua operazione delle firme.
ho cercato di spiegarti (mi pare che non ci sono riuscito) che il motivo per cui non firmo non ha a che fare con una valutazione sulla qualità del tuo lavoro (di cui, fra l'altro, so piuttosto poco negli ultimi dieci anni), ma con il voler evitare di rientrare in un atteggiamento di pigra (o peggio, pietosa) condiscendenza. Comunque credo che, ai fini della tua operazione - e forse contrariamente a quel che tu credi - anche chi non firma "entra" nel tuo gioco, e infatti tu, giustamente, fai tutti i nomi; e a me, scorrendo la lista dei non-firmatari, è venuto in mente che molti si sono comportati così per rispetto nei tuoi confronti mentre non sono sicuro del rispetto di chi invece ha firmato.
e comunque, alla fine, il fatto che anche i non-firmatari siano presi in un qualche tipo di trappola, è il segno di un'operazione riuscita.
Il mio suggerimento è, ancora una volta, pensare un po' meno al problema di sentirsi escluso, e provare a ragionare in maniera contro-intuitiva. se avessi mandato a Birnbaum la lista proprio di quelli che si sono rifiutati di firmare per te, secondo me non avresti avuto più possibilità di entrare, ma avresti fatto un lavoro più interessante. e Daniel forse se ne sarebbe accorto.
un abbraccio,
c.




E-mail: 11 Maggio 2009, 16:54 Pino Boresta


Ciao caro Cesare
Ti ringrazio per la tua risposta e puntualizzazione, al di fuori delle tante altre cose che vorrei dirti ma che potrebbero solo annoiarci una unica te la voglio riportare e cioè;
Io credo che tutti siano meritevoli di rispetto, almeno dal mio punto di vista, sia chi ha firma sia chi ha deciso di non farlo, quello che poi dicono o si raccontino tra loro o con gli altri riguardo le varie motivazioni e spiegazioni del loro gesto è forse uno degli aspetti (insieme a molti altri non ultimo questo?:




più interessanti venuti fuori da questo lavoro non credi? Un abbraccio


p.b.


E-mail: 8 Maggio 2009, 13:54 Laura Palmieri


Grande boresta ecco il comunicato della mia mostra un abbraccio




E-mail: 8 Maggio 2009, 18:17 Claudia Colasanti


meraviglioso




E-mail: 9 Maggio 2009, 01:49 Giulia


Sempre grande Pino!
Un abbraccio
Giulia




E-mail: 9 Maggio 2009, 13:16 Valeria Rossi


‘a matto… non c’entrava un tubo il tuo diario con il mio giornale, che in teoria sarebbe sulla provincia di Savona (con puntate esterne sui fatti nazionali di stra-rilievo): ma mi è piaciuta troppo la tua performance e quindi l’ho pubblicata: http://www.ilponente.com/


Grazie, ciao!


Valeria Rossi




E-mail: 11 Maggio 2009, 19:11 Patrizia Rossello


grande!


Patrizia




E-mail: 11 Maggio 2009, 20:14 Werther Germondari


Bravo Pino, tu che hai ancora la Forza ci riuscirai.


Un abbraccio


Werther




E-mail: 11 Maggio 2009, 23:53 Giorgio Di Genova


Caro Boresta,


il resoconto diaristico delle tue performances mi ha divertito ed insieme interessato: l'ho letto fino in fondo, cosa che faccio difficilmente per mancanza di tempo. Se ti interessa io firmerei la tua richiesta di farti andare alla Biennale, per quel che vale. Io la Biennale non vado più nemmeno a vederla dal 2003, anche se mi invitano al vernissage ogni volta, come anche questa volta. Non andrò, preferisco correggere le bozze dell'ultimo volume della mia storia dell'arte del '900, nel quale quello che ha detto la Vettese è confermatissimo e da me sottolineato.


Se ti va, mandami documentazione sul tuo lavoro: non ti potrò invitare alla Biennale, ma se ti interessa in qualche mostra forse sì. Sempre ché quello che fai mi convinca. Non so infatti se sei uno che non è ancora entrato nella punta dell'iceberg dell'arte che si conosce e si fa conoscere e nella quale ci sono tanti che artisti non sono ma il mercato pompa a tutto spiano. Ci siamo mai incrociati? Non ricordo. Comunque ti do un consiglio.


Con le tue registrazioni fai un video che si potrebbe appunto proporre in qualche mostra.


Buona fortuna e cordiali saluti


Giorgio Di Genova




E-mail: 12 Maggio 2009, 08:20 Pier Luigi Tazzi


grazie della cronaca di gio(r)ni di tristitia
pl




E-mail: 12 Maggio 2009, 09:41 Paolo Vinci


Grande Pino!!!


Paolo




E-mail: 12 Maggio 2009, 23:09 Antonella Mazzoni


bravo boresta,


un testo vero


un bel ritmo


molto umano


molto artistico


nelle intenzioni e nei fatti


mi sei piaciuto


antonella mazzoni




E-mail: 13 Maggio 2009, 16:43 Luca Vitone


Mi sembra che abbia funzionato, non vedo perché non dovrei essere d'accordo: sono le tue modalità espressive, la tua cifra.
Un caro saluto,
Luca




E-mail: 14 Maggio 2009, 12:32 Patrizia Mania


Caro Pino come immagini mi sembra la direzione 'giusta'. Tienimi informata. A presto
Patrizia Mania




E-mail: 14 Maggio 2009, 17:15 Mary Angela Schroth


pino, ideale, il diario scritto...bravo...


ma voglio sapere: come era veramente Faenza? utile, dati i nomi interessanti? l'atmosfera com'era?


mary angela




E-mail: 14 Maggio 2009, 17:15 Elisabetta Sonnino


Grazie per questo lavoro che mi hai inviato, lo appendo in casa da qualche parte per favore ricordati di modificare il mio indirizzo mail, il nome è uguale cambia il server grazie


Eli




E-mail: 15 Maggio 2009, 17:21 Antonio Arévalo


lo avevo gia letto, e mi ero molto divertito. Sperimento riuscito mi sembra.


Antonio




E-mail: 16 Maggio 2009, 09:02 Giovanni Manunta


ciao pino.
sono pastorello e ho firmato la tua petizione un anno fa alla fiera
di Roma (quella all'EUR), sinceramente all'inizio, ti avevo sottovalutato ma poi
sono stato contento di averlo fatto. ora sono orgoglioso.
ahooooooo.... viva pino boresta!
ciao, spero di vederti alla prossima biennale (per questa che inizia pazienza)
forza.
pastorello



E-mail: 17 Maggio 2009, 11:17 Simone Crespi


Caro Pino,


mi fa piacere ciò che hai scritto e fatto a Faenza e visto che la tua è si una lettera aperta ma anche indirizzata a me personalmente, mi permetto di scriverti di ritorno alcune mie considerazioni e pensieri. Mi riallaccio proprio a ciò che hai fatto ed è successo, quasi come se fosse un dialogo ideale: forma del pensiero e del rapporto di cui non solo c'è oggi fin troppo bisogno ma anche perchè è una delle più belle, a mio avviso, forme letterarie. Personalmente mai come quest'ultimo anno mi sono allontanato dalle forme sociali dell'arte, causa un insopportabile senso di contraddizione. Mi rivolgo alla comunità umana piuttosto che a quella"artistica"ma apprezzo molto il tuo lavoro e vedo in esso possibilità, potenzialità che sono grandi, seppur ancora non sfruttate appieno. La causa, per come la vedo è, sempre e comunque, per te e per tutti, la contraddizione insita nel proprio modo di agire e pensare.


In definitiva da una parte tu metti in discussione il sistema dell'arte con i suoi potentati e corporazioni e strutture attraverso le tue azioni dirompenti e fuori delle regole ma poi, allo stesso tempo aspiri a comparire alle biennali, che sono il fulcro di quella stessa piramide che metti in discussione e che forse(lo spero) vorresti abbattere. Perchè? Hai bisogno di un pubblico? O hai bisogno della fama mediatica o peggio ancora dei soldi che dalla fama deriverebbero? Io vedo in questo la contraddizione del tuo lavoro. In definitiva te, con le tue azioni, così come sono concepite, che si svolgono cioè proprio nei luoghi all'arte deputati, puoi avere un pubblico enorme, sempre rinnovato ed oltretutto anche specializzato. Troppi hanno iniziato come incendiari e sono finiti come pompieri. Io credo che sarebbe la tua peggior sfortuna se davvero riuscissi a farti invitare alla Biennale. Hai già tutto nelle tue mani, tutto quel che serve e io credo che lo utilizzi poco, con troppa moderazione. Se volessi dedicarti solo a contestare il sistema, a metterlo in crisi con azioni artistiche ma dirompenti per il sistema stesso, io credo che avresti molto più successo.


I borghesi, i capetti, vogliono sentirsi sfidati all'estremo, vedere messa in discussione la loro autorità, cosa di cui hanno gran paura e dopo ti fanno largo. Però se poi tradisci, quando e se ti faranno largo, e da incendiario diventi pompiere, peste ti colga.


Sei relazionale, hai il coraggio di esporti e hai per referente il mondo dell'arte. E' importante quest'ultimo punto, perchè a togliere tutti i limiti, come ho fatto io, qualsiasi forma che si voglia dare al proprio agire artistico diviene impossibile. In generale gli artisti più grandi sono coloro che hanno saputo agire entro una determinata cornice. Lo farei forse io stesso, di rivolgermi al mondo dell'arte, se ancora lo potessi, ma non certo per adularlo. É bene destrutturare qualsiasi sistema troppo ingessato, sia esso sociale o mentale. Se non volessi arrivare per forza alla biennale potresti forse perdere quel freno, quel rispetto per i potenti e prenderli tutti per il culo, mostrare con lo specchio delle tue azioni la loro piccolezza, la ridicolaggine della loro autorità, la follia tutta italiana di queste parate e rendite di posizione, insommma... destrutturare, disturbare, mettere in ridicolo: artisticamente! Il problema è che si prendono tutti troppo sul serio ed è proprio per questo motivo che il tuo lavoro mi è sempre piaciuto.


Ti stupisci del comportamento di Cesare Pietroiusti? Eppure lui, se è vero quello che scrivi del dialogo avvenuto tra voi e non è solo una provocazione, ha preso sul serio la tua petizione per essere invitato alla Biennale ed è probabilmente vero che invece molti di quelli che hanno firmato non abbiano affatto creduto che la cosa potesse portare ad alcun effetto concreto. Però anche lì ti contraddici: quando lui ti dice che ci sono altri prima di te e tra quegli altri pure lui stesso, dici che l'idea l'hai però avuta te. Poi però dici che te avresti firmato per affetto e stima se il progetto fosse stato il suo e che sopratutto aspiravi al sua abbraccio. E' precisamente questo tipo di contraddizione che mi ha allontanato dal mondo dell'arte. Io non posso sopportare la mancanza di amore ed umanità ma neanche la poca serietà nel lavoro. E pare che le due cose non si trovino quasi mai insieme. Avere una mente lucida e critica, che sa perfettamente vedere e giudicare il lavoro artistico ma conservare, privilegiare sempre e comunque la propria umanità ed un cuore grande. Inoltre per ogni vero artista è molto difficile poter accettare il lavoro di una altro artista, perchè vede e riconosce solo il proprio. Serve una personalità molto concentrata su se stesso ed il proprio lavoro all'artista, generalmente.


Per questo motivo che l'arte ormai è per me solo una mia espressione privata ed il vero lavoro è quello dello spirito: che non prende forma ma spira come il vento, dove e quando vuole. L'obbiettivo è quello di destrutturare le illusioni degli uomini in generale, il loro ego, la chiusura, la durezza di cuore e mancanza di umanità. E' un lavoro durissimo e senza alcun ringraziamento in cambio, perchè vedersi distruggere le proprie illusioni non fa particolarmente piacere a nessuno: bisogna prima morire al proprio ego per vedere che cosa c'è dopo. Si può vedere la potenza dello spirito quando si rapprende in una determinata forma artistica e ne restiamo stupiti, ammirati ma in effetti lo spirito non ha limiti fissi. Si può anche viverlo senza che si trasfonda nella materia, Si può far si che la sua forza venga impiegata per cambiare in meglio le coscienze: come una luce che promana, scioglie ed illumina. Lo può fare anche l'arte ma non così direttamente ed intensamente. In pratica ho eliminato il doppio passaggio. E' ciò che in certo qual modo puoi fare anche te, visto che "hai le palle" di rivolgerti direttamente alle persone. Non è questa l'arte relazionale, lo specchio della vita?


Come vedi sono partecipe, anche se non ho firmato la petizione e non sono venuto alle tue azioni negli ultimi tempi. Ciascuno di noi ha la sua strada particolare ma la nostra umanità non perdiamola mai!Continua a tenermi informato; ti abbraccio. simone crespi




E-mail: 20 Maggio 2009, 12:42 Fiorenzo Zaffina


Grazie Pino. Bellissimo!! Auguri,
Fiorenzo




Facebook: 23 Maggio 2009, 22:00 Anteo Radovan


bravo pino. mi è piaciuto molto. breve, essenziale, efficace


Anteo




E-mail: 26 Maggio 2009, 15:33 Agostino Perrini


"...Entro vado in fondo alla sala mi metto seduto in penultima fila, con il foglio del programma in mano chiedo al vicino conferma della sessione in atto, quindi faccio un bel respiro mi alzo in piedi sulla sedia e urlo a squarciagola "AAHOOOOOOOOOOOOO!........boresta ci hai rotto li cojoni !!!!!!!!" non ne possiamo + cancellaci per sempre dal tuo indirizzario, dal tuo orizzonte .. e voi curatori di qualsivoglia fiera o sagra dell'arte e della salamella, invitatelo, ma ... non ne fate parola ad alcuno. silenzio boresta crea!




http://whitehouse.splinder.com/post/20639111#comment: 29 Maggio 2009, 11:57 Rossi Luca


Caro Pino Boresta,
ho assistito anche io ad alcuni tuoi urli al festival di Faenza. Il momento dell'urlo era interessante ma poi la richiesta di andare alla biennale appariva un po' naif. Un po' da biennale di Alberto Sordi. Personalmente non voglio dare adito alla frustrazione piuttosto ad un odio costruttivo. Una frase famosa dice che sarebbe più intelligente amare piuttosto che un odio non costruttivo.






GIUGNO




Facebook: 15 Giugno 2009, 16.02 Luca Bidoli


Ciao Pino! Ho appena letto su Juliet il resoconto della tua performance a Faenza... BRAVISSIMO HAHAHAHAHA GRANDE!!! Sono contento, seppur in minimissima parte di aver partecipato :-)
E tu come stai?
Ti mando un caro saluto.


luca




Facebook: 16 Giugno 2009, 14.09 Pino Boresta


Ciao Luca grazie...... hai letto pure il quartino fisso che tengo nelle notizie spray della rivista, che ne pensi?


pino




Facebook: 17 Giugno 2009, 12.00 Luca Bidoli


ma Pino, è una delle prime cose, se non la prima che leggo su Juliet.
Cosa ne penso? Che tu abbia definito la differenza che c'è tra artista e grande artista.


luca




LUGLIO




E-mail: 18 Luglio 2009, 23:55 Bodo & Elena


Bodo & Elena: Grande Pino, ma chi sei?
Sei quello che stavamo aspettando, il messia?
Non ci conosciamo, e questo ci dispiace
Ci siamo spaccati in 4 dalle risate leggendo questa tua mail, imagginandoci e rivivendo sia le scene che i volti dei presenti.
Peccato non esserci stati, se mai verrà fatto un video saremo bencontenti di poterlo vedere.
Ciao Bodo & Elena




E-mail: 30 Luglio 2009, 11:23 James Harris


Ciao, apprezzo le tue mail ma ti chiedo gentilmente di risolvere il modo in cui lasci visibile tutti gli indirizzi, se tu hai fatto un po’ copia e incolla bene, è per una buona causa, ma perchè non metti tutti quanti in ccn così nessun altro li vede...... grazie e buon proseguimento!!!!
james




In foto; Fotocomposizione di Raffaello Paiella – io ho uno scambio di vedute alla fine dell’incontro“Why not me to the Venice Biennial?” alla Fiera ArtO di Roma con Daniele Capra, Barbara Martusciello Marcello Carrier e Giuliano Lombardo - io con il mio amico Pino Buffa – Stefano Pasquini – Giacinto Di Pietrantonio - Cesare Pietroiusti – le figurine di Antonella Mazzoni, Luca Vitone, Simone Crespi e Anteo Radovan.






Un mazzo d’artisti


La puoi fare anche tu….e puoi dare di più





















Punti Artisti

  • 15 Warhol Andy
  • 10 Duchamp Marcel
  • 9 Picasso Pablo
  • 8 Beuys Joseph, Koons Jeff,
  • 6 Fontana Lucio, Guttuso Renato, Richter Gerhard,
  • 5 Barney Matthew, Botero Fernando, De Chirico Giorgio, Goya Francisco, Johns Jasper, Kounellis Jannis, Manzoni Piero, Pollock Jackson,
  • 4 Bacon Francis, Courbet Gustave, Hirst Damien, Pomodoro Arnaldo,
  • 3 Boetti Alighiero, Bosch Hieronymus, Chia Sandro, Christo, Freud Lucian, Haring Keith, Leonardo da Vinci, Merz Mario, Pascali Pino, Pomodoro Giò, Rauschenberg Robert, Rothko Mark, Spoerri Daniel, Tiravanija Rirkrit, Takashi Muratami.
  • 2 Balthus, Basquiat Jean-Michel, Burri Alberto, Cèzanne Paul, Clemente Francesco, Cucchi Enzo, Fraser Andrea, Judd Donald, Manzù Giacomo, Paladino Mimmo, Pistoletto Michelangelo, Rodin Auguste, Turcato Giulio
  • 1 Auerbach Frank, Brancusi Constantin, Cage John, Calzolari Pier Paolo, Caravaggio Michelangelo, Dalì Salvador, De Dominicis Gino, De Kooning Willem, Dine Jim, Gabellone Giuseppe, Giacometti Alberto, Gilardi Piero, Kapoor Anish, Kiefer Anselm, Klimt Gustav, Lewitt Sol, Lichtenstein Roy, Long Richard, Mantenga Andrea, Merz Marisa, Penone Giuseppe, Prini Emilio, Salle David, Savinio Alberto, Seghal Tino, Sherman Cindy, Smithson Robert, Twombly Cy, Van Gogh Vincent, Vedova Emilio, Zorio Gilberto.














Eccola qua!
Questa potrebbe essere la mia classifica, ma in realtà è quella compilata da Bonami forse inconsapevolmente? L’ho scoperta spulciando l’indice dei nomi del libro di Francesco intitolato “Lo potevo fare anch’io”. Ho controllato in quante pagine i suddetti artisti sono stati citati e il risultato è quello che vedete. Lascerò a voi le opportune considerazioni, ma non posso sottrarmi dal farvi notare alcuni elementi essenziali che emergono fortemente dopo un’attenta analisi. Non vi è nessuno che sia stato citato 7 volte, qui sicuramente cabala ci cova, ma sono fatti del Bonami. Warhol è sicuramente l’artista preferito da Francesco, anche se da quel furbacchione che è non avrebbe mai commesso l’errore di piazzarti un Duchamp fuori del podio, anche perchè ha un titolo da difendere, quello del suo libro. Sul gradino più basso troviamo un Picasso, spinto lì più dalla storia che per reali meriti. Infatti, visto ciò di cui si parlava sarebbe stato più opportuno trovarvi un Beuys o un Koons rimasti a bocca asciutta e senza medaglie, se non quella di cartone del 4 posto, quando in realtà meriterebbero forse quella d’oro magari a pari meriti con i nostri Manzoni e Fontana, anche loro scandalosamente nelle retrovie. Fa poi un certo effetto trovare in classifica il Michelangelo dell’900 davanti al Michelangelo dell’500 e addirittura assente il Michelangelo dell’400, ma ci più stare anche questo visto che nessuno si sarebbe mai sognato di dire all’epoca, al Buonarroti o al Merisi “Lo posso fare anch’io” anche perchè quest’ultimo te squartava lì per lì come un capretto alla Damien. A proposito del povero Hirst con solo 4 punti in classifica, a lui pare che una volta un macellaio glielo abbia detto veramente, ma poi è finito tutto con un bel barbecue ad arte. Qualcuno forse avrà qualcosa da ridere nel vedere lì a pari merito Guttuso e Richter, ma io lascerò che di queste faccende se né occupi chi più di me capisce di politica. Il caro Pollock invece, sempre primo al botteghino, ti finisce qui solo al nono posto, e in numerosa compagnia. Trovo invece che un Boetti e un Bosch uno accanto all’altro sia un bel vedere mentre un Pascali e un Pomodoro lì vicini non mi torna tanto bene. Tanti sono quelli con un solo punto, chi sa se meritatamente, fatto sta che è la prima volta che trovo in ultima posizione chi in vita lo è stato sicuramente ma che da morto (li Vivacciloro! tanto per non prendersela sempre con i defunti) lo hanno sempre piazzato tra i primi, primissimi posti, in alta, altissima classifica, parlo del Van Gogh Vincent.



















Fa piacere inoltre scoprire che sono presenti nella prestigiosa classifica giovani promettenti come Seghal e la Fraser, quest’ultima ha capito più di ogni altra donna cosa intendesse dire la scrittrice Nell Kimball, quando nel suo libro “Memorie di una Maitresse Americana” dice “Ogni ragazza siede sulla sua fortuna, e non lo sa”. Un libro che merita di essere letto non per giustificarne uno sull’arte, ma in quanto anticipa di gran lunga un best seller come “La casta”






















Come direbbe un noto magistrato imprestato alla politica, “Ma che c’azzecca?”, una classifica fatta così? Non ha senso direte voi… Avete ragione dico io! Chi dice il contrario? È esattamente quello che sto tentando di dimostrare.
La mia classifica realizzata forse in modo arbitrario non piacerà a qualcuno, mentre entusiasmerà qualcun’altro, ma visto la facilità con la quale ultimamente si pubblicano classifiche non vedo perchè non posso divertirmi anch’io nell’inventarne una. Anzi, esorto tutti a stilare la propria personale classifica. Procedere come segue: 1° Datevi due regole ma non dannatevi troppo se i conti non tornano visto che non siete costretti a descrivere come la otterrete (cosi fan tutti). 2° Stilate la vostra classifica e cercate un direttore disposto a pubblicarla (evitate quelli che si fanno già la loro). 3° Aspettate che qualche artista si incazzi con il mondo intero perchè il suo nome non figura. Se ciò avviene il gioco è fatto (il successo è assicurato).
























Ma forse sarebbe meglio lasciare tutte queste classifiche (a destra e manca) ai cantanti, e simili prima che spunti fuori qualcuno che s’inventi il festival di Sanremo degli artisti (o forse esiste già?). Consiglio invece a tutti coloro che preferiscono collezionare nomi, ma in forma più orizzontale, di mettere su un bel album delle figurine come quello dei calciatori dove invece di Totti, Kaka o Ancellotti potreste trovare artisti più o meno famosi come: Carla Accardi, Bruna Esposito, Gea Casolaro, Renato Mambor, Giovanni Bai, Umberto Cavenago, Massimo Kaufmann, Lorenza Lucchi Basili, Marzia Migliora, Adriana Torregrossa, Italo Zuffi, Maurizio Elettrico, Mariangela Levita, Filippo Falaguasta, Jimmie Durhan, Coco Gordon, Phill Niblock, Alicia Framis, Dmitri Prigov, Alexander Brener, Pierpaolo Campanini, Pietro Fortuna, Oleg Kulik, Marco Samorè, Sergio Sarra, Meri Gorni, Antonella Mazzoni, Carmelo Zagheri, Sabrina Torelli, Piero Mottola, Gianni Surace, Josephine Sassu, Alberto Sorbelli, e tanti altri. Oppure critici e galleristi come Carolyn Christov Bacargiev, Germano Celat, Mario Pieroni, Dora Stiefelmeier, Laura Guglielmi, Simonetta Lux, Claudia Colasanti il gruppo a.titolo, Bartolomeo Pietromarchi, Lorenzo Benedetti, Giuliana Settari, Elisabetta Colaceci (collezionista).
Forse qualcosa di simile è stato già fatto? Non sarò certo io a dirvi come e quando neanche sotto tortura, tanto più che si può fare sempre di meglio, non credete?


























Ok! Ok! Voi Siete, più curiosi di sapere cosa penso in realtà del libro di Francesco Bonami? Il libro è piacevole e fortemente caustico, ironico, la lettura scorre veloce perfino per i poco vedenti anche se ben pensati. L’ho letto con attenzione e francamente non avrei pensato di trovarmi d’accordo con lui su molte delle cose che dice, visto le scelte degli artisti nelle sue mostre. Probabilmente i giochi e gli interessi sono altri e allora una domanda sorge repentina “Caro Francesco da quale fioraio ti servi?”.












Pubblicato su; "Juliet" n. 141 February – March 2009


In foto; Tentativo di censimento orestiano, Francesco Bonami, una peformance dell’artista Fraser, il libro di F. Bonami, il libro di N. Kimball, il libro di G. A. Stella, bustina e figurine dell’album di Oreste Uno.





















lunedì 28 settembre 2009

Ancora una?



Dentro = Fuori x Bene o Male = 0!?


La domanda giusta non è "Gli artisti più bravi sono quelli che fanno più mostre?", bensì "Gli artisti bravi fanno le mostre?" o meglio "Gli artisti migliori fanno ancora le mostre?" Ma si, fatevi pure tutte le biennali e quadriennali che volete, tanto l’essenziale per un artista non è quello che mostra ma quello che dimostra, in quanto l’importante è ciò che riesce a fare e dire senza aspettare che qualcuno glielo chieda. Non si diventa grande artisti per committenza ma per passione. Oggi giorno tutti gli artisti possono fare mostre più o meno importanti, tutti gli artisti possono ottenere pubblicazioni, interviste, articoli su riviste più o meno prestigiose (spesso basta pagare), ma pochi sono quelli che dicono e fanno opere realmente interessanti e di valore.


Quindi, essere dentro o fuori a questo sistema non è indice di valore come non lo è partecipare a molte di quelle ammucchiate collettive che spesso non servono né agli artisti né tanto meno a chi le va a vedere. Come non serve neanche fare personali una dietro l’altra senza dire niente di nuovo o senza reali obbiettivi se non quello di alimentare il mercato. A cosa serve pavoneggiarsi a destra e a sinistra mostrando sempre il solito lavoro, spesso simile se non uguale a quello di 10, 100 altri artisti che in giro per il mondo fanno le stesse cose e hanno le stesse idee? A cosa serve stare lì ad aspettare che qualcuno prima o poi ti dia un premio? A cosa serve aspettare che un critico ti chiami per fare una mostra? Pensate che sia questo l’unico modo per farsi conoscere? Ebbene, vi sbagliate, è solamente il modo più comodo, il meno faticoso utilizzato da coloro che hanno limitate capacità d’iniziativa.
Qualcuno sostiene che non è il valore di un artista che fa sì che questi emerga ma il fatto che se ne parli molto e più se né parla più salgono i prezzi, e non importa come se ne parli l’importante e che se ne parli. Se realmente fosse così, cosa significa quando questo non avviene? Cosa significa quando un artista pur diventando un fenomeno sociale e culturale invece di essere premiato continua a essere ignorato dal sistema? Forse che ogni rapporto interpersonale di questi operatori culturali è guidato solo dalla logica del potere e del profitto? Probabilmente come dice Harry Potter "Non esiste il bene e il male, ma il potere bello e brutto, utile e inutile, superfluo e necessario."





Pubblicato su; "Juliet" n. 143 June 2009
In foto; Intervento CUS a Venezia, Intervento urbano CUS Colleferro (RM), MR Manifesto Rettificato a Venezia, Harry Potter.

Arte e Stupidità


Volto o reato?

Perché un ghigno ovunque?

Per combattere il “Bispensiero” che, come spiega George Orwell, è la capacità di condividere simultaneamente due opinioni palesemente contraddittorie e di accettare entrambe. Sapere e non sapere. Essere cosciente della verità nel mentre che si dicono architettate menzogne. Condividere contemporaneamente due opinioni che si annullano a vicenda. Usare la logica contro la logica, ripudiare la morale mentre che la si adotta. Credere che la democrazia sia impossibile e allo stesso tempo sostenere di poterla attuare. Dimenticare tutto quello che è necessario dimenticare, e quindi richiamarlo alla memoria nel momento in cui fa più comodo, e con prontezza dimenticarlo nuovamente, ma soprattutto applicare lo stesso processo al processo stesso.



Perché imporre una smorfia?

Per combattere lo “Stopreato” che rappresenta la facoltà di arrestarsi come per istinto in modo rapido e deciso sulla soglia di qualsiasi pensiero pericoloso. Esso rappresenta la capacità di non cogliere le analogie, di non riuscire e non voler percepire errori di logica su argomenti semplici a tutti visibili. Soprattutto respinge e nega a se stessi qualsiasi tentativo di elaborare una dialettica di pensiero che sia suscettibile di condurre in una direzione eretica al sistema arte. Stopreato significa, in sostanza, stupidita protettiva.


Nell’arte la stupidità è necessaria quanto l’intelligenza, anzi avvolte diventa elemento indispensabile per una rapida carriera. Non è sicuramente il caso di JR (uno dei più noti street artisti di Francia un guerrigliero urbano, Lui!) Svincolato dalle gabbie del mercato e del sistema, lontano dall’art system perché contrario ai compromessi con i mercanti, raggiunge ugualmente la notorietà Lui! Controlla di persona i canali di vendita delle sue opere e può permettersi il lusso di rifiutare una “street campaign” offertagli dalla Levi’s. Per non parlare poi della new entry del mercato dell’arte, Shepard Fairey, meglio conosciuto come Obey. E se la “vittoria ha molte facce” (come quella di Vasco Rossi ultimo a Sanremo o quella di Barack Obama primo nei manifesti Fairey) presto sorgerà anche il “Voltoreato, attitudine espressiva …” aah no! Visto che l’erba del vicino è sempre più verde questa ve l’andate a cercare.





Webart project: http://www.aevum.it/no_logo/no_logo.htm


Pubblicato su; "Juliet" n. 142 April – May 2009


In foto; Gorge Orwell, Intervento Urbano CUS, un poster di Shepard Fairey, Vasco Rossi.

Forse un giorno

“Indovina chi dei tre fa l’avvocato? Unico indizio mangia quantità industriali di patatine fritte”.


Non solo culi?



Il mio amico avvicinandosi mi indica i quadri con il mento e mi sussurra che sono belli ma non hanno nulla da invidiare a una nostra Accardi. Gli rispondo che è vero ma sono portatori di altri significati e costruiti con altri intenti, ma soprattutto, ci parlano di altre forme e di altri corpi (per la precisione culi, cosce, seni e qualche polpaccio, il tutto ben stilizzato).
Nel frattempo la sala si gonfia e si sgonfia di gente, per fortuna uno dei punti di forza di questo spazio è il bel giardinetto di fronte dove si allestiscono austeri buffé che conciliano le relazioni. Fossero state in mostra anche le opere più brutte del mondo sono arrivati da ogni punto di Roma, nonostante il tempaccio. Questi Britannici pare che siano delle spade (nella roccia?): si dice che non sbaglino un colpo. Cinque quadri cinque, né uno di più né uno di meno; così si allestiscono le mostre, per il resto che dire, le solite facce da cazzo e ne farei fuori un buon 85%, ma poi forse non varrebbe più la pena di fare l’artista visto che spesso si continua a lottare più per coloro che ti odiano che per quelli che ti stimano ai quali sarebbe troppo facile aggrapparsi. Ma quale sarà mai il segreto di queste adunate? Io non m’intendo un gran che di queste cose, ma devo riconoscere che questa coppia di galleristi sa come distinguersi dalla massa uniforme. Lei, infatti, è l’unica a vestire in una sinfonia di colori sgargianti, contrapponendosi ai tristi abiti degli intervenuti, tra i quali predomina ampiamente il nero, il grigio e il marrone di manzoniana memoria. Non mi sfuggono tra la folla un paio di polpacci ben torniti in carne e ossa e su alti tacchi, questi sì che rubano lo sguardo.
Scorgo, inoltre, l’artista del momento: fresca scelta biennalistica che non da segni di spocchiosità ma mantiene una distinta e contenuta gioia che traspare visibilmente dagli impercettibili gesti delle mani, dei piedi e delle sopracciglia. Chissà, un giorno toccherà anche me?






Pubblicato su; "Juliet" n. 141 February – March 2009



Titolo della 1° foto “Indovina chi dei tre fa l’avvocato? Unico indizio mangia quantità industriali di patatine fritte”.



Le altre foto; figurina di Carla Accardi, spada nella roccia, alti tacchi.

Artisti o Bluff?



Vendesi verità?

Qual è oggi il vero artista?

Quello disposto a pagare pure di essere considerato tale?

Quello disposto a prostituirsi pur di ottenere qualcosa?

Quello disposto a farsi del male pur di catturare l’attenzione?

Quello disposto ad umiliarsi pur di conseguire un risultato?

Quello disposto a vendersi?

Quello disposto a ubbidire?

Quello disposto a rinunciare?

Forse nessuno di questi?

Oppure, più probabilmente, un misto di tutto questo?

Quali sono le caratteristiche che distinguono un artista di valore da quelli che non lo sono?

Non sarò certo io a dirvelo, ma se pensate che gli artisti più bravi e importanti siano quelli proposti e sostenuti solo da certe gallerie state sbagliando di grosso, in realtà sono semplicemente coloro che riescono ad avere più visibilità, ma niente di più. Gli artisti migliori sono da altre parti e non hanno vita facile come sostiene Pier Luigi Sacco in Exibart.onpaper n. 48.



Pertanto i più furbi, investono il loro interesse, e non solo quello, in altre direzioni, lasciando gli artisti/bluff a coloro che hanno poco tempo da spendere e tanto denaro da buttare. Non esistono modelli, regole o cliscè definitivi su come un artista possa raggiungere la notorietà, come del resto il cercatore d’oro non trova mai la pepita lì dove si aspetta che sia. Questo per dire che sul lungo periodo non si può considerare di successo artisti che oggi sono considerati tali: che sia solo una questione di glamour? Come dice nell’omonimo film un compaesano di Ligabue (questa volta parlo del pittore) nella scena del suo funerale: “Io ho un suo quadro e potevo averne 100”.

Mi hanno scritto che faccio male a dire quel che dico e a scrivere quello che scrivo perché ciò mi danneggia. Se invece fossero gli altri a sbagliare? Non scrivendo quello che dovrebbero scrivere perché questo vi danneggia?


Se avesse ragione Neffa che canta “di questi tempi si vende qualsiasi cosa è verità” e inizi a pensarlo anche qualcun’altro?


Pubblicato su; "Juliet" n. 140 December 2008 – January 2009


In foto; una performance di Mark McGowan, figurina di Pier Luigi Sacco, Antonio Ligabue, Neffa.








Ho paura


Anche i barbari piangono?








“Generate una smorfia!...Non risolverete così i vostri problemi ma questi assumeranno sicuramente un peso specifico inferiore” (1993).
Sono arrivati i barbari, ma chi è il principe? Montescaglioso (Matera) 4 Settembre 1999, un uomo piange vere lacrime dopo vere smorfie. Piangevo me! Voi piangete? Voi sapete piangere, senza piangervi addosso? Si sostiene che ogni volta che si piange si piange se stessi. Non so se ciò sia vero, ma quella volta lo era. Guardando un film che ti porta alle lacrime è certamente vero. Non si piange mai per le vicende del o dei protagonisti ma si piangono le proprie disgrazie, le proprie sofferenze reali, possibili, eventuali. Non è necessario il film di Denys Arcand “Le invasioni barbariche” per capirlo, ma come dice il protagonista ti fa stare dentro il senso delle cose, quel senso che lui stesso sostiene bisognerebbe cercare. Ascoltare Remy che dalla vita aveva avuto tutto, (belle donne, arte, cultura, buon cibo e vino raffinato) rammaricarsi di non aver mai scritto un libro, solo ora che stava morendo, non può non farci riflettere. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questo cruccio per non esser riuscito a lasciare una traccia per quanto modesta potesse essere. Non possiamo non rattristarci pensando che questo gli avrebbe reso la morte più accettabile. Non possiamo non affliggerci quando dice “Io scomparirò per sempre” pensando che accadrà pure a noi. Non possiamo non piangere quando abbracciando il figlio dice “Ho paura”. Ma soprattutto non possiamo dargli torto quando afferma che gli altri non è che fossero più bravi di lui, ma semplicemente più americani. Tuttavia ciò che mi angoscia di più in tutto questo è quando Remy rimpiangendo di non aver mai pubblicato un libro confessa di aver scritto nel corso della sua vita solo qualche articolo. Anche lui per Juliet?





Video ecce smorfie: http://youtube.com/watch?v=F8jPMLxuRnA

Pubblicato su; "Juliet" n. 139 October - November 2008 In foto; Un frame del film“Le invasioni barbariche”, Denys Arcand, copertina del llibro.



AMERICA - AMERIC - AMERICANI - AMERICAN

Opere esposte a Torino ad “Artissima” 2008.


























New York (USA) Galleria Murray Guy –
Artista; Alejandro Cesarco
Titolo; “When I'm happy”
Anno; 2008





London (England)
Artisti; Jonathan Monk, Pierre Bismuth
Titolo; Should ideally be hung
Anno; 2008



ITALIA - ITALY - ITALIANI - ITALIAN



Opere esposte a Roma al MLAC nel 2003
(Museo Laboratorio d'Arte Contemporanea dell'Università La Sapienza).

















Segni (Roma)
Artista; Pino Boresta
Titolo; “Testamenti”
Anno; 2003