domenica 20 settembre 2020

Francesco Cogoni intervista Pino Boresta


Intervista Andante con Brio a Pino Boresta 
a cura di Francesco Cogoni del 26/ottobre/2016



Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio è stato un excursus piuttosto tradizionale, ma sono approdato abbastanza presto a un tipo di arte sperimentale e anticonvenzionale, appena ho scoperto i Situazionisti.
Così da subito, come ha detto una giovane critica su di me, ho incominciato rapidamente a intrufolarmi ovunque nel tessuto sociale metropolitano, uscendo fuori dal sistema e travalicando ogni tipo di schema.
Poi se vuoi sapere qualcosa di più a proposito dei miei esordi o riguardo ai miei primi lavori puoi leggere questo testo di Stefania di Mitri di cui ti aggiungo il link: http://pinoboresta.blogspot.it/2011/08/1993-stefania-di-mitri.html

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Moltissimi sono gli artisti e gli episodi che influenzano ogni giorno il mio lavoro.
Questo che ti allego in corsivo qui di seguito, per esempio, è quello che ho ironicamente risposto (facendo il verso a quello che lui aveva scritto) una volta a un certo Vincenzo che si lamentava di aver ricevuto più di un email con il mio testo/comunicato del progetto “Firma Boresta – La petizione diventa un’opera d’arte”.
E indiceva una contro petizione nella quale mi augurava di rimanere ignoto fino alla fine dei secoli, e si auspicava che non fossi accettato neanche a una mostra parrocchiale, perché secondo lui gli artisti veri si affermano per meriti e non per petizioni, e le petizioni si fanno solo per casi pietosi come i popoli oppressi:

Invio una personale petizione perché il conosciuto Marcel Duchamp benché diffidato continua a rompermi con le sue opere disseminate in ogni dove, costringendomi a vederlo ed a apprezzarlo contro la mia volontà, io spero che ritorni ignoto fino alla fine dei secoli, e non venga più esposto nemmeno alla mostra parrocchiale di Piffione: anche lì sanno bene che un orinatoio appoggiato, uno scola bottiglie capovolto o una ruota di bicicletta incastrata in uno sgabello, non sono certamente delle opere d’arte che meritano di essere esposte ad una biennale. I veri artisti si affermano per meriti; magari per mezzo di qualche bella foto, ma non certo per una petizione. In quanto le petizioni si fanno per casi pietosi oppressi o vittime di persecuzioni: com’è vero che gli orinatoi si usano per pisciarci, gli scola bottiglie per scolare, e cosi via… Pertanto visto che ormai il Duchamp, a causa anche del suo stato attuale, nessuno perde più tempo a opprimerlo, esorto tutti ad incazzarci contro il molestatore via mail altrettanto responsabile di questo stato delle cose, così come:

COME coloro che ogni giorno ci lasciano nella buca della posta montagne di volantini e pieghevoli pubblicitari.
COME coloro che ogni giorno ci violentano il panorama e la vista con quegli enormi cartelloni pubblicitari in ogni angolo di strada.
COME coloro che in televisione per radio o su Internet interrompono sistematicamente la nostra concentrazione su ciò che stiamo facendo, vedendo o ascoltando.
COME coloro che ci inviano sui cellulari sms pubblicitari ingannevoli.
COME tutta quella cacca che ci arriva sulla postale elettronica senza riuscire a capire chi te la sta mandando.
Ma più colpevole di tutti costoro è il molestatore unico che mi costringe una volta per tutte a reagire.
Saluti
Pino Boresta

ps
Comunque un grande artista che ha sicuramente influenzato in qualche modo il mio lavoro è Arnul Rainer.


























Cosa cerchi attraverso l’arte?
Una volta dissi che fare un certo tipo di opere d’arte mi dava perlomeno l’illusione che potessi con queste cambiare le cose.
Ma ora credo di aver perso anche questa flebile illusione e non ho più certezze, anche se spesso in alcuni momenti della vita ho creduto di averle.
Comunque anche se quello che faccio non cambierà un bel nulla, credo che incomincerò a dire a tutti coloro che mi faranno questa domanda (o simili) che faccio l’artista e realizzo le mie opere perché voglio cambiare il mondo, soffocando e ignorando il mio scetticismo, dirò così;
“Con il mio lavoro voglio cambiare il mondo”…
Perché il solo fatto di dirlo me lo fa sperare, ed io voglio sperare, perché il solo fatto di dirlo mi fa stare meglio, ed io voglio stare meglio, perché il solo fatto di dirlo mi fa amare quello che faccio ed io voglio amare.
Il resto questa volta sono chiacchiere che voglio lasciare ad altri.

Ma per i curiosi riporto qui due link dove si potranno vedere cosa ultimamente sto cercando di fare per l’arte:
http://pinoboresta.blogspot.it/2012_02_01_archive.html
http://pinoboresta.blogspot.it/2016_06_01_archive.html















Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
“Adagio Flebile ma con sentimento”. Questa tua domanda mi ha fatto ricordare di questa risposta che ho dato una volta a Roberto Cascone che spacciandosi per Alessandra Galetta mi inviò una serie di domande alle quali io come un allocco farlocco sono cascato con tutte le scarpe.
Te la riporto in forma integrale perché composi uno sfizioso mail di risposta che credo meriti una pubblicazione:

Oggetto: Pino con Brio Vivace ma non troppo
Pino Boresta ha scritto:
Sat, 14 Sep 2002 12:44:48 +0200

Perché parli inglese? Scherzo.
Come vanno le cose? Andante vivace.
Stai bene? Allegro moderato.
E Cesare lo vedi? Andante cantabile con moto.
Come sta? Allegro ma non troppo.
Roma com’è? Poco sostenuta.
Che lavoro fai? Largo, Allegro molto vivace.
Quanto guadagni? Adagio, Flebile ma con sentimento.
Hai risolto i tuoi problemi? con Brio.
Hai delle mostre in vista? Continuo, Adagio ma non troppo.
A cosa stai lavorando? secondo Movimento adagio, terzo Movimento allegro.
Posso fare qualcosa per te? Presto.
Fammi sapere. Prestissimo.
Grazie. Finale.
C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Si!
Ed è esattamente quello che riporto proprio in quella stessa email dopo che risposi alle domande, sempre pensando di scrivere ad Alessandra Galetta:

Cara Alessandra mi ha fatto molto piacere ricevere la tua lettera, ultimamente come ti sarai accorta sto lavorando con il mio solito procedimento lavorativo per lavori on line sulla rete Internet, ma allo stesso tempo sto preparando anche una mostra di tradizionalissimi quadri ad olio che presenterò al più presto (…).
Mi chiedi se puoi fare qualcosa per me e ti ringrazio perché, in effetti, ci sarebbero molte cose nelle quali potresti aiutarmi e delle quali mi piacerebbe parlare con te, (…)
Si tratta in sostanza di una mostra che vorrei trovare il modo di fare in una galleria o luogo deputato, sono sicuro che tu saprai valutare e considerare il tutto con cognizione di causa: Pertanto la storia inizia cosi: tutto comincio nel 2000 con il progetto da me chiamato M.E.R. (Manifesti Elettorali Rettificati) che ho compiuto sui manifesti elettorali delle ultime elezioni.




Questo è un lavoro che avevo già iniziato su alcuni manifesti elettorali nel 1996 (come potrete vedere su alcune foto) ma a quel tempo questi interventi rientravano all’interno del progetto D.U.R. (Documenti Urbani Rettificati) dove oltre ai manifesti erano modificati con le solite facce anche volanti, locandine, multe, avvisi, pieghevoli, ecc.
Tutto era poi lasciato sul posto per detournare il passante (solo alcuni documenti, 1 o 2 per ogni serie rettificata, venivano prelevati a documentazione e memoria dell’evento).
Il progetto M.E.R. nasce a Venezia nel 1999 durante la biennale quando per la prima volta intervengo sul faccione di un politico e più precisamente gli occhiali di Vittorio Sgarbi allora non ancora ex sotto segretario ai beni culturali.
Da allora ad ogni campagna elettorale ho compiuto questo tipo d’intervento urbano non solo a Roma ma anche in altre città italiane.

Quest’ultima volta però durante l’intervento M.E.R. oltre a rettificare i vari manifesti affissi per la città (azione tra l’altro correttamente compiuta in assoluta osservanza delle norme di par condicio) ho pensato di portare via, strappandoli dai muri, nello stile Mimmo Rotella, anche una serie di manifesti di vari canditati che mi sono riservato di modificare in un secondo tempo nello studio per poi presentarli in qualche mostra.
Ora vorrei realizzare una mostra con questo titolo “M.E.R.D.A.” ossia (Manifesti Elettorali Rettificati Da Asporto).
Titolo forse un po’ troppo forte ma sicuramente d’effetto da come ho avuto modo di costatare, visto come tutti battono in ritirata ogni volta che l’ho proposto.
Tutti lo ritengono probabilmente troppo pericoloso!…
Ho deciso pertanto di non considerare vincolante tale titolo hai fini di una presentazione o eventuale esposizione dei lavori.
Nonostante ciò tali lavori devono risultare anch’essi troppo eversivi visto che non ho trovato nessuno disposto a sostenermi né tanto meno ad espormi.
Paura? Ma di cosa?
Come possono pochi manifesti rivisitati danneggiare l’immagine di un politico più di quanto non facciano tutti quei comici che in televisione li ridicolizzano continuamente e in ogni modo?
Che male può fare un povero artista visivo?
Non si dice che siano le parole quelle che fanno più male?
Qui abbiamo solo immagini; o forse lì dove l’immagine si lega a contenuti forti si compie un ponte mediatico particolarmente efficace del quale bisogna avere timore?
Si contesta all’arte contemporanea la tendenza d’astrazione dai contenuti sociali, il suo divenire sempre più aleatoria e fine a se stessa, ma quando si propone qualcosa di diverso si ha paura di rischiare.
Ma non lo sanno che chi non risica non rosica?
Come ha scritto qualcuno sul sole 24 ore
“Senza un margine di rischio da parte dei promotori non esiste libertà di sperimentazione e di ricerca per gli artisti.”

Un abbraccio

Per meglio capire tutto questo ho anche realizzato un lavoro di WebArt dove si può vedere e cogliere meglio il mio lavoro di Street Art di cui ti allego il link qui: http://www.pinoboresta.com/no_logo/no_logo.htm

link dei 30 progetti: http://pinoboresta.blogspot.it/2007_10_01_archive.html

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Gli consiglio di andare sul mio sito e blog di cui ti riporto qui i link: sito e 30 progetti… rubacchiare qualche idea, investire economicamente un bel po’ in promozione, in PR, trovarsi un bravo agente e dimenticare che esisto.
Se invece non ha possibilità economiche, allora è un’altra faccenda ed io sono la persona meno indicata per rispondere a questa domanda.




Sito: http://www.pinoboresta.com/

Intervista pubblicata su Caglia Art Magazine nel 2016.

sabato 12 settembre 2020

Una mostra di MERDA


                                 M.E.R. d.A. 
   Manifesti Elettorali Rettificati da Asporto 

Dal 11 ottobre 2018 fino al 15 gennaio 2019     al nuovo spazio per l’Arte 
Bianco Contemporaneo 




personale di Pino Boresta

Gli acronimi e le rettifiche sono elementi che caratterizzano l’arte di Boresta e in quest’occasione il titolo spiega integralmente il contenuto della mostra dove saranno esposti i manifesti elettorali strappati dai muri o presi dalle scorte degli “attacchini” nei periodi delle elezioni. Ripercorreremo così le tappe del nostro recente passato politico con slogan elettorali, facce conosciute o meno note, rettificati dall’artista per mezzo delle smorfie del suo viso in varie dimensioni e colori. 
Pino Boresta ha conservato nel suo immenso ma ordinato archivio oltre ad una serie infinita di sue opere rettificate anche moltissimi manifesti elettorali che coprono il periodo a cavallo del millennio, dalla fine degli anni ‘90 fino al 2014 circa.
Con le sue foto deformate da smorfie, esattamente nove, ha tappezzato manifesti, segnali stradali, contatori della luce di ogni città nelle quali è stato e proprio per queste azioni è considerato uno dei primi street artist della scena artistica italiana (Enciclopedia Treccani).
Le sue smorfie rettificano l’oggetto su cui è incollato l’adesivo, dando una connotazione comica all’immagine rettificata. La sua arte non è ironica, non è derisoria o canzonatoria. L’ironia implica riflessioni colte, il canzonare è mettere alla berlina, la comicità invece pone in luce l’aspetto buffo ma giocoso del soggetto prescelto.   Le smorfie del Boresta esprimono, infatti, il desiderio di leggerezza, di gioco, il bisogno di vivere senza prendere le cose troppo sul serio ed esattamente all’insegna della levità che ha affrontato anche i suoi momenti più bui (SOS sfratto, progetto crowdfunding per lo sfratto che minacciava la sua abitazione).
Il Boresta ha trasformato la sua vita in un’opera d’arte, ha dato scopo alla sua esistenza trasformando ogni avvenimento da affrontare in azione artistica. La sua è un’arte destabilizzante che affonda le sue origini nei Situazionisti, come lui stesso ci riferisce in alcune interviste. Il suo essere situazionista differisce per molti versi dalla corrente artistica cui fa eco. La sua arte pur rivelando una forte spinta rivoluzionaria, non è politica. Curiosamente in questa mostra la politica è soltanto un mezzo per utilizzare i suoi strumenti di comunicazione: i manifesti elettorali.
Questo è il motivo che principalmente lo differenzia dai Situazionisti storici, ad esempio il pittore danese Asger Jorn, esponente di spicco di questo movimento, con le sue “modifiche” sui quadri kitsch finalizza il suo lavoro alla riflessione critica del pensiero artistico e mira al superamento delle avanguardie storiche, rivestendo una funzione sia politica sia sociale, preludio del “68.
Il nostro artista invece non vuole dare nessun impulso al cambiamento sociale. È egli stesso che cambia in continuazione, come la sua mente corre veloce al successivo avvenimento, le sue opere si adeguano a questo meccanismo. Proprio per questo egli cataloga e archivia tutto le sue attività, per non perdere di vista ciò che ha generato questo flusso inesauribile di gesti e riflessioni. Un continuo fluire che mette perennemente in discussione le logiche delle sue azioni artistiche.
Il suo rammarico per non essere riconosciuto dalle autorevoli voci del mondo dell’Arte, potrebbe dare adito a credere che sia un eterno perdente in cerca di fama, ma il successo non l’ha mai veramente interessato e proprio su questo ha ulteriormente giocato.
La pulsione a soddisfare il suo bisogno di ricerca lo porta a utilizzare la sua vanità per ulteriori azioni artistiche (Blitz Io Vivrò conferenza alla Biennale) relegandola a un ruolo marginale, questa esigenza gli permette di riconoscere quanto la sua affermazione e l’approvazione del pubblico possa allontanarlo dal suo interesse primario.
L’immagine che Pino Boresta dà di se stesso è di un burlone, di un giullare in cerca di gloria, e non è facile riconoscere le sue due facce che si lacerano tra il riconoscimento totale e gratificante dell’establishment e la rincorsa all’indagine artistica come svisceramento del potere rivoluzionario dell’arte, in linea con i più osservanti situazionisti come Guy Debord.

Rossella Alessandrucci (gallerista di Bianco Contemporaneo)

sito:

































lunedì 31 agosto 2020

mercoledì 27 maggio 2020

Vincitori o Vinti?

Dove Vanno gli Spermatozoi?

DOVE VANNO A FINIRE GLI SPERMATOZOI QUANDO NON RAGGIUNGONO L'OVULO?


1. Mio padre sostiene di ricordare perfettamente il vestitino celeste che indossava mia madre la sera che nell'automobile hanno deciso di concepirmi.









2. Mia madre dice sempre che avrebbe voluto una figlia ... e quando appena nato ha visto che facevo la pipi dal pisellino ha detto: "Pure maschio l'ho fatto!"










3. Quando ancora dipingevo (circa 10 anni fa) dietro ogni quadro depositavo lo sperma di una masturbazione ed una ciocca di capelli. 
Intendevo così autenticare i miei capolavori.









4. Tra le mie manie vi è pure quella di tenere il conto di tutte le volte che mi sono masturbato. Ad oggi 4 marzo 1999 (giorno del mio compleanno) sono ben 3661.
- Ho cronometrato che un orgasmo autogestito dura in media 15"
- Ho calcolato così in ore il totale del tempo goduto: 3661 x 15" = 54914": 3600" = 15h 25'
- Ho quindi trasformato la mia vita in ore: (8766 ore in un anno) x (37anni) = 324342h
- Ho così trovato quante ore di auto orgasmo mi sono procurato finora sul totale di quelle vissute: 15h 25' su 324342h




5. Ho contato anche tutte le volte che ho avuto dei rapporti sessuali, considerando tra questi anche i rapporti orali. 
Ad oggi 4 marzo 1999 sono 1058 gli orgasmi ottenuti durante rapporti sessuali. Fino ad ora solo con donne.
- Ho cronometrato che un orgasmo da rapporto dura in media 20", cinque secondi in più di un orgasmo autoprocurato.
- Ho calcolato così in ore il totale del tempo goduto: 1058 x 20" = 21160" : 3600" = 5h 8'
- Ho quindi sommato le ore delle due categorie e cioè: orgasmi da masturbazioni + orgasmi da rapporto, ottenendo con buona approssimazione il totale in ore di tutti gli orgasmi della mia gloriosa o misera (secondo i punti di vista) esistenza: 15h 25' + 5h 8' = 20h 33'
- Ho così scoperto che manca poco meno di tre ore e mezzo per raggiungere la famigerata 24ª ora che segnerà un giorno intero di "orgasmato".
Cosa accadrà allora?




6. Tiziana (mia moglie) controlla furtivamente l'agenda dove annoto tutte le volte che lo facciamo, è convinta che prima o poi scoprirà dove segno i rapporti extraconiugali.









7. Quando ci siamo sposati abbiamo deciso di scrivere sopra le partecipazioni " Sposi con Optional "e pubblicare sulla copertina di una rivista fotografica quello che di solito altri nascondono.



- Questo lavoro è dedicato a nostra figlia Soele.





8Solo dopo la nascita di mia figlia ho capito che si poteva realmente rinunciare alla propria vita per quella di un altro essere umano.











9. Quando F. Wheis (urologo del S. Camillo) con molta calma e poco tatto mi ha informato che entro qualche anno avrei dovuto sottopormi ad un'operazione all'uretra a causa di una stenosi del collo vescicale e che ciò mi avrebbe procurato un'irreversibile sterilità, sono quasi svenuto!.. 

Un mese dopo Tiziana è rimasta incinta di Mairo (mio figlio).


10. Tiziana dice che considera corna anche un rapporto casuale con una prostituta.













Vincitori o Vinti?
"Noi tutti che ce l'abbiamo fatta e siamo qui dobbiamo considerarci  i vincitori o i vinti?"
Tutti coloro che vorranno rispondere alla seguente domanda oppure a quella che dà il titolo al progetto potranno farlo inviando un messaggio al seguente indirizzo salepepe9598@libero.it
Saranno inoltre ben accetti anche pensieri, riflessioni e racconti legati e inspirati da questo lavoro on-line. 

Tutte le vostre comunicazioni saranno in ogni caso raccolte archiviate e probabilmente in un secondo tempo anche pubblicate non solo su Internet.


Pino Boresta


Questo mio lavoro di WebArt pubblicato per la prima volta su Internet nel 1999 da Roberto Bono sul suo sito viene così ben descritto da Francesca De Nicolò: Pino Boresta, è allo stesso tempo un joker ed un artista che vuole pirateggiare il senso comune del pensare utilizzando il detournament in rete con progetti di webart e percorrendo la teoria del critico della Società dello spettacolo Guy Debord. 
Come mi ha detto lui stesso è affascinato da questo sistema di comunicazione così nuovo e democratico come il web e la netart. Pino è on line con due criptici e cinici progetti come è giusto aspettarsi da uomo cibernetico. "Dove Vanno Spermatozoi?" o meglio "Dove Vanno a finire gli Spermatozoi quando non raggiungono l’ovulo?" e "Hey!…My friend, what’s the matter?" 
Lo scopo è in primo luogo quello di rendere pubblico attraverso la rete Internet gli eventi della propria esistenza, creando di fatto un'unione romantica tra vita ed arte. 
Una situazione dove Boresta fabbrica per se stesso uno spettacolare scherzo senza limiti, dando vita ad una sorta di corto circuito secondo una linea di pensiero che sostiene che qualsiasi cosa può essere arte, esattamente come dal punto di vista Punk dove ognuno può percorrere e rivedere tutte le personali relazioni della propria esistenza in virtù di una connessione virtuale con la realtà per mezzo della propria macchina. 
Quindi, in accordo con il seguente punto di vista ed esperimento, lui mette in rete con il suddetto progetto, le sue fotografie quelle di suo figlio di suo padre di sua moglie ed una clinica prospettiva paranoide di un lavoro dove Boresta ha calcolato e trasformato tutti i suoi orgasmi in ore di vita. Tutto ciò ha qualcosa in comune con la creazione di una situazione che si può accostare all’humour noir e forse per questo attrae la popolazione di Internet che sta chattando via e-mail dando vita ad un lavoro in progress che non finisce mai.
Qui anche la versione in inglese: http://www.arteutile.net/boresta/boresta2.htm.