mercoledì 12 novembre 2008

2004 Salvatore Caruso


Chi è Pino Boresta? 



Domanda: Chi è Pino Boresta?

Risposta: Non lo so! Non lo so ancora… ci sono dei periodi che credo di saperlo, ma in genere non dura mai molto, è più facile invece che cambi idea diverse volte nel corso di una giornata o da un'ora all'altra. In questo periodo mi sento tanto artista di merda come mi ha definito Claudio Morici (lui stesso artista di merda) in questo suo libro intitolato "Teoria e tecnica dell'artista di merda". E se tu mi avessi domandato come ha fatto qualcuno in intervista riguardante il mio intervento proprio su questo libro chiedendomi "Dì qualcosa di te.... chi sei?" Io ti avrei risposto:
Bello, bravo, simpatico, intelligente, alto, biondo, occhi celesti. Questo è il mio fratello mai nato, da me bruciato, avendo la sola colpa di aver raggiunto l'ovulo per secondo. Non so se questo mio primo successo è stata cosa buona e giusta per tutti voi, ma se questo non è un comportamento da spermatozoo di merda dimmi tu cos'è?


E se la seconda domanda fosse stata:
"Chi è per te l'artista di merda?"
Io ti avrei detto:
Non credo esista un prototipo di artista di merda, ma se fossi costretto a darti una definizione direi che l'artista di merda è colui che possiede un satellite di se stesso che ha il compito di analizzare asetticamente la propria vita inviando i dati alla sua esistenza matrix, che di volta in volta deciderà cosa utilizzare.



D: Cosa è per te il concetto "arte"?

R: Anche per quanto riguarda questa domanda mi trovo costretto a confermare la mia fragilità mentale e confessare che pure su questo concetto ho spesso cambiato opinione più volte nel corso della vita, forse è per questo motivo che nel mio percorso "artistico" ho fatto sempre cose diverse senza però ritenere sbagliate quelle fatte in precedenza.
Questa poi è una domanda che mi ha sempre affascinato moltissimo fin da quando mi sono dedicato a questa attività?
Tanto e vero che sette anni fa ho pensato anche un progetto, realizzato più volte, che si intitola N.D.A. (Nove Domande ad Arte) la prima volta l'ho messo in pratica durante una manifestazione romana intitolata "Sotto il cielo di Roma e Berlino" curata da un gruppo di architetti ed un gruppo musicale gli Stalker ed i Tetes de Bois.


Il tutto consisteva in una serie di eventi metropolitani di arte musica e teatro. Io il giorno 11 dicembre 1997 dalle ore 17,30 alle 19,30 nel sottopassaggio che collega la metropolitana al terminal della stazione ostiense, mentre i pendolari sostavano comodamente sui tapirulan (tappeti mobili) ho loro distribuito un cartoncino rigido, una penna ed un foglietto con una delle seguenti domande:
Cos'è l'arte?
Dov'è l'arte?
Com'è l'arte?
Qual è l'arte?
Quant'è l'arte?
Quand'è l'arte?
Chi è l'arte?
Perché è arte?
Quanto è arte?
Il foglietto con la risposta e tutto il resto veniva poi ritirato. Ho cosi raccolto un notevole numero di risposte, interessanti, ludiche, curiose, impegnative, significative, etc…. che tutte insieme, hanno danno forma ad un bel numero di riflessioni per molti aspetti singolari, stimolanti ed indicative che avvolte ho trovate più illuminanti ed interessanti di quelle date da molti addetti ai lavori, che ahimè ne dicono de stronzate….




D: Per te cosa vuol dire comunicare?


R: Se per comunicare intendi l'accezione alta del termine, in altre parole un tentativo di dire qualcosa di nuovo e importante, devo risponderti che non ritengo la comunicazione una pratica essenziale per dare un senso compito alla nostra esistenza ma una necessità per determinare e indirizzare il nostro futuro. L'importanza della comunicazione non è nella quantità e neanche nella qualità visto che esistono diversi punti di vista al riguardo, ma piuttosto nel dire, comunicare e fare la cosa giusta nel momento giusto. Infatti, avvolte può bastare un solo libro (The catcher in the rye) come nel caso di J.D. Salinger altre volte c'è chi esagera come Bruno Vespa e non credo che tutti debbano trovare il modo di comunicare qualcosa per sentirsi con la coscienza a posto ma anzi se uno ritiene più importante e divertente passare i pomeriggi a fare altre cose come giocare a flipper, parlare al bar dell'ultimo bomber in mutande che si scopa la velina bionda di striscia, o gustarsi in tv qualche reality, fiction o uno dei programmi "Evviva siamo tutti on-tv… dai sputamose addosso, no è meglio che se famo un piantarello" condotti dalla bravissima Maria De Filippi, ma lasciamoli fare…..anche perché, se ricordo bene, qualcuno mi ha detto che ogni minuto che passa in qualche parte del mondo viene pubblicato un libro (o forse più di uno?) quindi se tutti si mettessero a scrivere libri sarebbe una bella tragedia non sapremmo più che cazzo scriverci sopra. Pensate che se fosse successo, Pasolini avrebbe perso la più grande fonte d'ispirazione per i suoi capolavori.



D: Come spiegheresti a "l'uomo qualunque" il tuo lavoro?

R: Ma chi è l'uomo qualunque?
L'uomo qualunque non esiste!
Esiste "l'intellettuale del cazzo", che spesso guarda al mio lavoro con diffidenza e pregiudizio rifiutandosi di analizzare le cose come forse sarebbe giusto, ma del resto a che pro? Perché dovrebbero farlo? Cosa ne guadagnerebbero? Ora come ora nulla in seguito chi sa?…. Attenzione che questa figura non deve essere confusa con "l'intellettuale di merda" figura invece molto più positiva che studieremo in seguito. Esiste invece l'uomo della strada che è spesso quello che io cerco e voglio sempre di più come mio interlocutore perché scevro da condizionamenti di settore e che riesce a percepire il mio lavoro nel modo più giusto e costruttivo anzi spesso sono loro ad indicarmi nuove e significative analisi su alcuni progetti a cui non avevo pensato. Ci tengo a precisare che alla categoria dell'uomo di strada appartengono avvolte anche addetti ai lavori. E questa non vuole essere la solita critica al sistema dell'arte italiano, ma se a Kassel per "Documenta" e nelle altre manifestazioni importanti internazionali tutti si lamentano che ci sono sempre troppi pochi italiani, (spesso nessuno, o sempre gli stessi) a qualcuno non è venuto il dubbio che forse quelli che detengono il potere o decidono le sorti dell'arte contemporanea nel nostro paese stiano sbagliando qualcosa? Io non credo di avere amici veri tra gli artisti anche se il mio percorso mi ha portato ha collaborare con personaggi di cui stimo il lavoro e la persona come; C. Pietroiusti, P. Echaurren, A. Gianvenuti. Anche con i critici non ho dei buoni rapporti ma ho avuto modo di apprezzare l'operato di alcuni di loro come; C. Colasanti, D. Scudero, G. Marziani, V. Tanni, V. Gravano, M. Tonelli, S. Biagi, A. Arevalo. Delle gallerie e dei galleristi poi non ne parliamo proprio, posso solo dire che mi piace il lavoro che sta facendo F. Paris, per il resto credo che mi considerino un poveraccio che brancola nel buio, ma forse si sbagliano.
Tutto questo per dire che le soddisfazioni più grandi mi arrivano spesso da quelli che tu chiami uomini qualunque, che sono coloro che nei momenti di depressione mi ridanno la forza e l'entusiasmo di andare avanti, se non ci fossero loro per me sarebbe stato molto più duro sopportare le continue delusioni che costellano, credo, la vita di ogni artista, anche quello più affermato.



D: Ti interessa di più la cronaca o la strada? Più la cultura di strada o quella riservata a pochi?
R: Anche nelle nostre metropoli ci sono ora centinaia di giovani che hanno trovato finalmente il coraggio di mostrare la propria dirompente creatività. Alcuni di questi vogliono solo catturare l'attenzione su stessi e non credono realmente in quello che fanno, questo traspare nei loro lavori. Altri invece sono molto bravi, e sono la maggioranza, alcuni di questi veramente in gamba ho avuto modo di conoscerli personalmente come JBrock e Diamond o il gruppo Why Style.
Alcuni sostengono che la cultura di strada sia diventata una moda, che i giovani si cimentino in questa forma d'arte perché è la più semplice, niente di più falso rispondo io. Forse le cose oggi sono diverse ma quando io ho incominciato 10 anni fa con i miei stickers ed altri interventi urbani diffidenza, scetticismo, scherno, derisione da parte di altri artisti e di molti addetti ai lavori era all'ordine del giorno e ancora oggi nonostante gli attestati di stima vi è da parte dell'elit dell'arte contemporanea una profonda diffidenza nei miei confronti che non sono ancora riuscito a capire esattamente da cosa sia dettata. Infatti, anche se adopero diverse forme d'espressione per mettere in pratica ed elaborare i miei lavori questo mio utilizzo dell'arte, spesso fuori degli schemi e che si determina in una pratica eversiva, mi è costato caro ed a tutto oggi ne pago a caro prezzo le conseguenze venendo tagliato fuori da molti dei circuiti importanti. Uno potrebbe dire ma chi se ne frega, ma chi se ne frega un par di palle dico io perché devono ciucciarsi loro tutta la torta? Fossero poi dei bei lavori, ma le avete visto quanto sono brutte ma soprattutto stupide le mostre organizzate in tutti questi posti istituzionali gestiti Alla volemose bene che tanto semo tutti amici?



D: L'incontro tra il tuo essere ed il tuo apparire con la realtà quotidiana è uno scontro aperto, un gioco o una fuga?

R: Ero sul punto di incamminarmi via quando appena fuori il portone della famosa galleria ho incontrato Emilio Prini. andava anche lui all'inaugurazione e dopo avermi salutato mi ha fatto immediatamente notare una vetrina nella quale erano accuratamente esposti dei capi di abbigliamento a suo parere orribili. Effettivamente era così, infatti, quel negozio d'abbigliamento per uomo che si trovava proprio accanto al portone esponeva in vetrina cardigan antiestetici, maglie dalle fantasie stantie, camicie con colletti improbabili e tinte improponibili, completi uomini dal taglio né sufficientemente vecchio da far tendenza né classica tanto meno alla moda più becera. Le proposte degli abbinamenti degli spezzati e delle cravatte erano poi sicuramente indecenti, il resto della vetrina lasciamolo perdere. In seguito ho riflettuto su quella serata e mi sono reso conto di essere stato più stimolato dalle riflessioni nate da quell'incontro davanti alla vetrina dell'incredibile boutique che no dal vernissage. Forse la vera mostra era proprio lì accanto a quel portone, ma chissà perché tutti si ostinavano ad oltrepassarlo per poi salire su in galleria.
E se gli artisti invece di fare solo mostre si soffermassero di più sulle cose?
A cosa serve produrre altra arte quando ce n'è già tanta? Creare uno stato di riflessione su quello già esistente potrebbe forse essere più utile?…
(luglio 1997)



D: Si vive o si sopravvive d'arte?

R: Una volta un mio amico mi ha detto che lui era certo che prima o poi qualcuno avrebbe sicuramente scoperto e riconosciuto l'importanza del mio lavoro non tanto, o meglio non solo, per il valore che questo ha, ma soprattutto perché io con la mia vita, sono una vera storia, "Anvedi che culo” dico io… Infatti a suo dire pur essendo vero che ognuno di noi è una storia, ci sono però storie più interessanti e storie meno interessanti, e io, sempre a suo dire, sono una di quelle storie che piacciono tanto agli americani, paparapa paparapa arrivano i nostri….Sempre in ritardo come al solito? Ha poi concluso sostenendo che il giorno che qualcuno avrà il coraggio la pazienza e l'intelligenza di ascoltare tutta la storia per intero e con attenzione farà la sua e la mia fortuna. Tu ora mi chiedi se vivo d'arte, io sono anni che cerco di capire chi sono gli artisti che realmente vivono del proprio lavoro e ti posso solo rispondere con una confessione, vi ricordate il padre di Massimo Troisi nel film "Ricominciamo da tre" che pregava San Gennaro perché gli facesse la grazia di farlo risvegliare con la mano che aveva perso non ricordo come, ebbene anche io tutte le notti prima di andare a letto faccio la stessa cosa pregando Padre Pio che il mio amico abbia ragione e la sua profezia un giorno o l'altro si avveri veramente veramente veramente.




http://www.liberarti.org/view.php?action=view_item&item=1033724941

http://www.arteutile.net/boresta/boresta.htm

http://www.pinoboresta.net/boresta.htm

D: Un tuo lavoro on-line racconta attraverso l'uso dell'immagine di un uomo ritto sul tetto di una casa ed a queste immagini allegavi un certificato di comparizione per testimoniare sul suicidio a cui avevi assistito, inoltre chiedevi un commento ai tuoi utenti. Dopo aver visto le persone volare dalle torri gemelle lo rifaresti?

R: Qualche giorno fa ho visto in tv il film intitolato "Sarabanda" di Ingmar Bergman. Il film era già iniziato ed io sono stato catturato dalla storia, bloccando il mio zapping nella scena in cui lui va dal padre a chiedere dei soldi per comprare un nuovo violoncello (molto costoso) per la figlia musicista come lui. Padre e figlio si odiavano reciprocamente, ma è in particolare il vecchio padre ad avere per il figlio un astio ed un rancore fuori dal comune, e pertanto gli nega qualsiasi prestito riservandosi di pensare lui stesso alle esigenze della sua adorata nipote, non per questo esimendosi dall'umiliare e offendere il figlio per la sua smidollagine.
Sicuramente è a causa del disastroso rapporto con mio padre il motivo per il quale sono stato immediatamente attratto e coinvolto emotivamente all'interno di questo film, ma ben presto la trama del film ha allargato la gamma delle relazioni affettive familiari con l'entrata in scena della figlia, la moglie e la matrigna facendo diventare il tutto ancora più interessante.
Voglio subito confessarvi che è stata la scena finale con la ex moglie del padre che ha aperto la mia mente a una riflessione molto importante, almeno per me. Infatti, penso banalmente che i Figli sono il risultato del giusto amore che i genitori riescono a trasmettergli. Se i figli hanno l'amore in se, se hanno imparato ad amare, se i genitori sono riusciti ad insegnargli la cosa più importante della vita cioè amare, tutto il resto verrà da se e da questo sboccerà la loro intelligenza, la loro sensibilità, la loro bravura, la loro capacità, la loro sicurezza, la loro forza, la loro bontà, il loro estro, la loro fantasia, la loro creatività etc. etc. Ma se un genitore non ha saputo trasmettere l'amore per la vita ai propri figli avrà fallito la sua missione e pur essendo il più grande avvocato, giudice, scienziato, poeta, politico, artista, imprenditore, professionista etc. etc. del mondo avrà fallito... avrà fallito la sua missione che spesso è quella più importante, e sulla quale io quasi ogni giorno m'interrogo.
Il protagonista era un bravo musicista e credo direttore d'orchestra ma non era riuscito a diventare famoso, probabilmente ritenendo più importante dedicarsi interamente all'educazione della figlia, specialmente dopo la morte della moglie che pare fosse ritenuta da tutti i personaggi del film una persona eccezionale, veramente speciale. Il suo amore per la figlia era probabilmente anche esagerato, dovuto al transfert (si dice cosi no?) che aveva fatto sostituendo la figura della moglie con quella della figlia nella quale la rivedeva ogni giorno. Questo era certamente un comportamento sbagliato da parte sua in quanto dimostrava di non essere riuscito a costruire con la figlia un rapporto maturo ed equilibrato, tanto è vero che tenterà il suicido dopo la sua partenza. Lui aveva anche leggermente ostacolato la figlia nella sua carriera per non farla allontanare da se, ma sarà grazie all'amorevole nonno e soprattutto all'intervento dell'affettuosa, premurosa e saggia ex moglie del nonno che la figlia deciderà di intraprendere la sua strada lontano da lui che avrebbe sofferto terribilmente, mentre il padre (nonno paterno della figlia) n'avrebbe certamente goduto un po'. Sicuramente sono nel giusto coloro che agiscono nel bene per il futuro della nipote o nipotastra, ma non bisogna dimenticare che è solo e soltanto merito del padre se la figlia diverrà un essere eccezionalmente in gamba, sensibile e molto dotata musicalmente. Tutto questo a scapito della sua stessa carriera per amore della figlia. Dico questo perché ciò diventa lampante e chiaro solo al termine del film dove in una scena finale si vede a sorpresa la ex moglie del nonno che va ha trovare la propria figlia, avuta probabilmente con un secondo marito, rinchiusa in un istituto per malattie mentali. La scena; lei entra nella camera e la trova seduta sul bordo del letto con gli occhi chiusi dietro degli occhialetti tondi, avvicinandosi gli toglie dolcemente gli occhiali e quindi l'accarezza sulla guancia. Ma è nella scena finale che sono sbottato in un pianto come un agnello sgozzato, infatti, è qui che ho capito o almeno io credo di avere capito tante cose. La scena è tutt'altro che drammatica ma quello che la ex-moglie del nonno dice stando seduta, non a caso, dietro una scrivania è a mio avviso rivelatrice di risposte a molteplici domande; " Ieri quando ho accarezzato mia figlia mi sono accorta che era la prima volta che la toccavo veramente".
Forse si potrà trovare banali e scontate molte affermazioni di questo mio scritto, ma credo che l'importanza di certe illuminazioni rivelatrici non stanno tanto nella novità ma nel momento in cui queste ti compaiono e si manifestano chiare nella tua mente, e forse in questo momento io avevo bisogno di capire queste cose. Rivalutare l'importanza del mio ruolo di padre di fronte al continuo flusso di sentimenti, delusioni e gioie in cui vivo per la voglia di fare sempre meglio l'artista, questo mi da nuova energia e maggiore consapevolezza.
Se fosse possibile vorrei ringraziare tutti coloro che rendono possibile che opere come questo film si realizzino e che artisti veramente meritevoli come il regista ed i suoi collaboratori trovino in questa società il loro giusto spazio.
(settembre 2004).




Non so se cosi ho risposto alla tua domanda, ma un semplice "Si!" mi sembrava riduttivo. Pertanto, ho pensato che questa mia esperienza che ho scritto di getto poco tempo fa, e spedito privatamente solo ad alcuni cari amici, potesse meglio di ogni altro mostrare cosa m'interessava mettere in luce nella tragedia di un ragazzo che ad un certo punto della sua vita decide di suicidarsi. Tu sei li e capisci e non capisci ma comunque non fai nulla, questo e il mio dramma. Quella delle torri gemelle è un'altra storia, altrettanto drammatica, che molti altri hanno raccontato meglio di me.
Hai provato a domandare a loro se lo farebbero ancora? Questo è il loro dramma, che grazie a loro ho potuto condividere, io li ringrazio perché con il loro lavoro mi hanno fatto riflettere su molte cose.
Spesso la vita porta un uomo a fare delle scelte. Giuste? Sbagliate? Non lo so… è per questo motivo che in quello che faccio mi piace avere un interlocutore con il quale regalarsi delle opinioni.




D: Il tuo lavoro attuale come può essere definito?

R: Il mio lavoro è un lavoro di merda di nome e di fatto. Esiste infatti anche un lavoro che ho intitolato M.E.R.D.A.
ossia (Manifesti Elettorali Rettificati Da Asporto). Questo è la derivazione in versione espositiva per spazi al chiuso dell'intervento urbano denominato M.E.R. (Manifesti Elettorali Rettificati) che ho compiuto sui manifesti elettorali delle ultime elezioni. Ho realizzato questo lavoro per la prima volta su alcuni manifesti elettorali nel 1996 ma a quel tempo questi interventi rientravano all'interno del progetto D.U.R. (Documenti Urbani Rettificati) dove oltre ai manifesti erano modificati con le solite facce anche volanti, locandine, multe, avvisi, pieghevoli, ecc. Tutto era poi lasciato sul posto per detournare il passante (solo alcuni documenti, 1 o 2 per ogni serie rettificata, venivano prelevati a documentazione e memoria dell'evento). Il progetto M.E.R. nasce a Venezia nel 1999 durante la biennale quando per la prima volta intervengo sul faccione di un politico dove rettifico gli occhiali di V. Sgarbi allora non ancora ex sotto segretario ai beni culturali. Da allora ad ogni campagna elettorale ho compiuto questo tipo d'intervento urbano non solo a Roma ma anche in altre città italiane.



L'ultima volta però durante l'intervento M.E.R., oltre a rettificare i vari manifesti affissi per la città (azione tra l'altro correttamente compiuta in assoluta osservanza delle norme di par condicio), ho portato via, strappandoli dai muri, nello stile M. Rotella, anche una serie di manifesti di vari canditati che mi sono riservato di modificare in un secondo tempo nello studio per poi presentarli in alcune mostre.
"MERDA". Questa seconda denominazione dell'appendice dell'intervento originale, seppure sicuramente d'effetto, risulta forse un po' troppo forte visto come tutti battono in ritirata ogni volta ho proposto il progetto.
Tutti lo ritengono probabilmente troppo pericoloso? Ho deciso pertanto di non considerare vincolante tale titolo ai fini di una presentazione o eventuale esposizione del lavoro ma nonostante ciò tali opere risultano ancora troppo eversive visto che non ho trovato nessuno disposto a sostenermi né tanto meno ad espormi. Un po' di tempo fa avrei detto “Paura hee? Ma di cosa? Come possono pochi manifesti rivisitati danneggiare l'immagine di un politico più di quanto facciano tutti quei comici che in televisione li ridicolizzano continuamente in ogni modo" ma questo forse dopo le ultime epurazioni rai della Guzzanti e di Luttazzi non si può più dire. Comunque sia che male può fare un povero artista visivo? Non si dice che siano le parole quelle che fanno più danni? Qui abbiamo solo immagini.... O forse li dove l'immagine si lega a contenuti forti si compie un ponte mediatico particolarmente efficace del quale bisogna avere timore? Si contesta all'arte contemporanea la tendenza d'astrazione dai contenuti sociali, il suo divenire sempre più aleatoria e fine a se stessa? Ma quando si propone qualcosa di diverso tutti hanno paura di rischiare, ma non lo sanno questi chiacchieroni che chi non risica non rosica? E come giustamente è stata detto da qualcuno "Senza un margine di rischio da parte dei promotori non esiste libertà di sperimentazione e di ricerca per gli artisti". Spesso quando bisogna farsi carico di qualche rischio difficilmente si trova chi ha veramente il coraggio di sostenere ed esporre l'arte di sperimentazione e di ricerca di questi artisti.




D: Ma ci fai o ci sei? Molte persone ti giudicano "un non artista" o particolare, tutto questo è una voluta scelta?

R: No! Nooo... so proprio scemo! Non ci faccio, ci sono mi piace vivere nella mia totale stoltagine cercando di alimentarla giorno dopo giorno, sempre di più. Il risultato dei miei lavori è il frutto di quello che vivo non c'è inganno non c'è trucco io sono esattamente quello che appaio dico e faccio. Io sono esattamente quello che vedete nei mie lavori nessuna finzione nessun invenzione ma solo il coraggio di trovare la forza di mettersi a nudo per capirsi di più. Io sono un pennello (forse un po' spelacchiato), la mia vita è il colore, lo spazio la mia tela. E poi solo un cretino come me poteva mettere al mondo tre figli, un vero artista che realmente vuole arrivare sa bene come funzionano i giochi, bisogna avere libertà di movimento e se proprio desideri un figlio la cosa più giusta da fare è mettere incinta una gallerista o qualche potente critica, insomma qualcuno che conta e che ti possa dare una mano nella tua carriera.
Ma non è cosi da tutte le parti?




D: Perché artista di merda?

R: Ma!...Sai se devo dirti la verità io non ho mai pensato molto bene di me e forse quella di essere un artista di merda è una delle mie qualità migliori. Anzi ti dirò di più, ultimamente ho scoperto che molti vorrebbero esserlo e non lo sono e molti che lo sono non hanno ancora scoperto di esserlo. E tu, a quale categoria pensi di appartenere?
Intervista di Salvatore Caruso a Pino Boresta

In foto:
Spermatozoo al microscopio, Claudio Morici, Interventi Urbano NDA, Tetes de Bois, J.D. Salinger e Bruno Vespa, Maria De Filippi, Personaggi vari (V. Gravano, S. Biagi, D. Scudero, C. Colasanti, A. Arevalo, C. Pietroiusti, P. Echaurren, A. Gianvenuti, M. Tonelli, G. Marziani, V. Tanni), Graffito di JB Rock, Massimo Troisi, Twins 11 settembre 2001, Ingmar Bergman, MER (Manifesto Elettorale Rettificato), Mimmo Rotella, Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti, un volantino DUR (Documento Urbano Rettificato).


Pubblicata on line su Avision.it

Qui il link:

http://www.avision.it/2004/11/pino_boresta.php

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