mercoledì 12 novembre 2008

2005 Francesca De Nicolò




W La merda di cane



Domanda: Parlami del tuo rapporto con la rete, lo so questa domanda è di una portata totale, ma intendo proprio del tuo rapporto con il corpo e la rete, quando interagisci con il tecnologico lo senti come un’espansione del tuo, in una sorta di percezione immanente del tuo corpo?

Risposta: Devo dire che spesso mi è capitato di passare intere giornate al computer, alcune volte ho perfino rinunciato a fare all’amore per dedicarmi ad Internet, ma non ho mai avuto rapporti carnali o raggiunto un orgasmo con un computer neanche quando dal modem sono passato alla DSL. In buona sostanza sento e vivo la rete sicuramente come un’espansione democratica delle mie possibilità di conoscenza e della mia possibilità di fare cose ma non sento tutto questo come parte del mio corpo perché mi fa ancora piacere riconoscere con il mio naso la vicinanza di una merda di cane o il profumo di un prato appena tagliato.


D: Che ne pensi del sublime tecnologico teorizzato da Costa, condividi?






R: Non ne so molto ma ad orecchio penso che tra le varie cose che sostiene Costa ci siano probabilmente delle verità, ma per dire qualcosa di più dovrei approfondire la conoscenza sulla sua teoria e non è detto che non lo faccia anche se devo ancora decidere se la tal cosa può interessarmi o meno, per il momento sono preso da altre cose.


D: Parlami o citami dei tuoi lavori nei quali hai sentito maggiormente la relazione con il tuo corpo.


R: In progetti come P.U.A. (Progetto Unghie Arte) o R.C. (Residui Corporei) vi è un forte legame con il mio corpo, dettata da un’attenzione particolare che ho nei confronti di questi, e dell’uso che ne faccio. Ma è sicuramente durante le mie performance di smorfie che questa relazione è più facilmente visibile, prova di ciò il fatto che ogni qual volta che ne eseguo una lo stress mi fa perdere un paio di Chilogrammi. Chili che mi costa molto caro recuperare. Infatti, i miei 54kg di media non mi permettono di buttare ciccia qua e là. Una particolare relazione con il mio corpo avviene soprattutto durante le mie performance come U.D.S. (Ultimo Degli Sciuscià) o L.N.P. (Lavavetri Non Profit), dove non solo il mio corpo, ma bensì tutto il mio io in quanto essere umano, si mette in gioco in prima persona. In queste performance avviene un coinvolgimento corpo-mente che da vita ad una serie di sensazioni, emozioni e riflessioni stimolanti e stimolate dall’esperienza diretta della vita vissuta, che in alcuni casi ha veramente messo a dura prova quella macchina umana nella quale sono imprigionato.


D: Senti il tuo corpo come confine? Oppure ti senti definitivamente cyborg, sto pensando al manifesto cyborg di Donna Haraway?


R: Certo sento il mio corpo come confine di ciò che sono e di quello che un domani non sarò più. Ora il bello è che da questa parte del confine per quanto mi impegni nel tentativo di capire che cazzo ci sto a fare “qui” non vedo luce né chiari segnali di risposta. Non credo che la soluzione sia nel corpo cyborg anche se questo potrebbe essere uno dei passaggi da sperimentare sicuramente non obbligatorio, ma possibile. Del resto sappiamo bene che nel territorio della vita non vi è niente di obbligatorio e niente di prevedibile, ma tutto di ipotizzabile, e nulla di certo, meglio che mi fermi qui perché ho l’impressione di essermi incartato. Per quanto riguarda invece quello che mi aspetto di trovare dall’altra parte del confine per il momento non posso dire molto, anche se spesso tento disperatamente di ricordare qualcosa di quel posto dove uno spermatozoo mi ha fornito il passaporto per l’espatrio o meglio per l’es-parto. Chiaramente dando per scontato che sia lo stesso posto in cui eravamo prima di fare questa breve apparizione sul pianeta chiamato Terra, o così denominato da noi che siamo qui.



D: Credi ancora nelle potenzialità dei nuovi media, o pensi che stiamo assistendo ad un momento di stallo?


R: Credo che i media tradizionali possiedono ancora una forte potenzialità ma Internet ha sicuramente dato vita ad una sorta di democratizzazione dell’informazione creando una specie di rivoluzione sociale sicuramente non più sottotraccia come alcuni affermano ma sempre più alla luce del sole e della quale ormai tutti si sono accorti. Per questo i potenti del mondo sono già a lavoro per manipolare e controllare il più possibile anche la rete… che Dio Net li fulmini!


D: E per te quali sono al momento le tue ricerche, i tuoi progetti in cantiere, se in parte me ne puoi parlare?


R: Qualcuno ha detto che un uomo per dare senso alla propria esistenza deve almeno scrivere un libro ed è proprio questo quello al quale sto lavorando. Sarà un libro opera un po’ particolare del quale non ho intenzione di svelare nulla. Ho inoltre quasi terminato la fase preliminare per un nuovo progetto di Web Art e presto passero alla sua costruzione per metterlo on line quanto prima. Continuano poi i miei interventi urbani vecchi e nuovi e quelli pensati ad hoc per occasioni speciali. A tutto questo aggiungi un paio di progetti top secret dei quali è sempre meglio non svelare nulla (questo mondo e pieno zeppo di volpacchiotti, e figli di papà sempre pronti a ciucciarti le idee) e il gioco è fatto.


D: Chi è per te Duchamp, ti senti suo figlio in qualche modo?


R: Magari!… sarebbe stato sicuramente tutto più semplice se fossi stato realmente il suo figlio legittimo. Altri tipi di paternità non mi interessano, molto avrei invece preferito avere al fianco mio padre che no c’è mai stato, ma probabilmente è grazie a ciò che sono potuto diventare quello che sono, cioè un artista di merda?


D: Parlami del tuo rapporto con il suono, la musica, sei contaminato da Cage e Fluxus oppure sono altre le tue contaminazioni, quando pensi al video quali sono i tuoi riferimenti Paik?


R: Sono altre le mie contaminazioni, anche il se il mio cervello e la mia memoria niente distrugge e niente dimentica ma tutto trasforma e tutto ricorda e riordina.


D: Parlami del tuo rapporto con Debord società dello spettacolo.


R: Sicuramente creare delle situazioni, questo è quello che dicono i Situazionisti e quello che penso pure io, il resto viene da se. Debord? “Meglio che non lo abbia conosciuto… sparato pure io avrei potuto finire” Lui ha fatto una delle più lucide e sorprendenti letture della società contemporanea che abbia mai letto e se penso che si è sparato la cosa mi spaventa e dovrebbe spaventare tutti, ma qualcuno ha già trovato la soluzione basta napoletizzare l’indole umana e tutto potrebbe essere visto sotto un'altra luce, ma forse oggigiorno non basta più neanche questo.


Intervista di Francesca De Nicolò a Pino Boresta


non pubblicata


In foto:

Una merda, RC project (residuo di ombellico), PUA project (2 confezioni di unghie), UDS project (performance), Donna Haraway, LNP project (intervento urbano), kit Fluxus, John Cage, Nam June Paik.




Nessun commento: