sabato 6 agosto 2011

1996 Alessandro Conti


Artesciùscià












Sicuramente sopra le righe è la performance di Pino Boresta. Lui non mette in mostra nulla. Si diletta a fare lo sciuscià. Spazzole e lucidi alla mano, pulisce le scarpe di chiunque si sieda sul suo sgabello. “Ora passo lo straccio in maniera decisa, adesso in maniera sensuale”, si diverte l’artista a intrattenere il beneficiario del trattamento. Insieme con le calzature lucide, Boresta rilascia pure un certificato di avvenuta pulizia. “Una ricerca d’arte veramente sociale” , precisa l’estroso Pino.


Alessandro Conti
































Stralcio dell’articolo “Scarpe d'Artista: arriva la carica dei 101” di Alessandro Conti pubblicato su "Il Giornale" (Panorama – Roma), il 25 novembre1996.

In foto: Io durante la performance “Ultimo degli sciuscià”, Certificato dell’avvenuta pulizia.

1997 anonimo


Stendere tovaglie






ECCO LA TOILETTE
Un contenitore per le unghie, una banca dati? In ogni momento potremo spostare, tanti indizi, potremo creare prove. Le unghie umane, possono diventare artigli, in un bosco, nel bosco, non c’è una pendola ma un corpo, dilaniato e è come prima e più di prima, un fatto, forse come circostanza non chiara un fattoide, vero, falso non è mai accaduto? Non ci sono orsi nelle campagne laziali, dove andate i giorni di festa, a stendere tovaglie, la mano francese il pic nic sull’erba, vorrebbe, mentre in un astuccio di cera (un ditale) custodisce l’artiglio, vorrebbe dipingere, questo piano, stringervi tutti i legami, i funzionamenti, che sono dinamicamente: relazioni che l’occhio (Monet?) coglie. Manet restando in una stanza come Caravaggio, quel lume che Caravaggio calava, questo francese, lo mette alle proprie spalle, divenute, quelle della vittima di un accoltellamento, un contenitore per le storie tese….













Le sporcizie del desiderio, entrate nel telaio, nei passaggi, le relazioni dinamiche le macchine sono state create dal capitalismo e non questo da queste. Io trovo che Boresta stia raccogliendo, capitalizzando una banca dati! Dentro questo archivio contenitore, invece della tavola di Agnetti e Manzoni che contenevano, alito, urine, invece di…. Ricordiamo che un giorno il ragazzo Americano che tenterà di spiccare il volo dai picchi da cui De Dominicis si butto’, questo ragazzo terragno animale avrà artigli forti, come uccello e tra noi custodirà, tali gioielli in ditali di cera.









Geme quel corpo sotto la pentola, nel bosco, con i calzoni per la caccia geme sfinito, non ha trovato cinghiali.
anonimo


Testo (qui corretto ortograficamente) di una lettera anonima ricevuta nel novembre 1997.

In foto: Progetto Unghie Arte, Monet-Manet-Caravaggio, Agnetti-Manzoni-De Dominicis

venerdì 5 agosto 2011

1997 Maria Campitelli


Tempo smagato
























Pino Boresta infatti ha ideato un album per foto figurine, da distribuire al pubblico, memore dell’infantile propensione alla raccolta. L’album, intitolato “I Magnifici 65” invita l’utente a riempiere il libretto di fototessere di persone da individuare spesso con divertente ironia, riecheggiando schemi e consuetudini aderenti al nostro tempo smagato, dai labili miti di facciata. Il potenziale utente interferisce così e completa l’opera mettendosi dalla parte creativa.

Maria Campitelli












Stralcio dell’articolo “Serial Public a Trieste” di Maria Campitelli pubblicato sulla rivista “Artel” n.72 del 16/30 novembre 1997.

In foto: Il manifesto promozionale dell’album e alcune pagine interne dell’album dei “I Magnifici 65”

1997 Anna Lombardi



Leggenda urbana



























PINO BORESTA:
Fa parte ormai delle leggende urbane: a Roma tutti lo conoscono, hanno visto le sue opere e ne hanno sentito parlare ma nessuno sa chi sia. Molti sanno di poter contare su un’opera d’arte a buon mercato corredata da autentica, timbrando – secondo le istruzioni - il proprio biglietto dell’autobus in una specifica data. Altri hanno visto il suo ritratto autoadesivo nei luoghi più impensati della città. Questa volta, bisognerà prepararsi ad un vero e proprio rebus.

Anna Lombardi 










































Pubblicato sul programma dell’evento “Sotto il cielo di Roma e Berlino”

In foto: Etichette adesive interattive del progetto Cerca ed Usa la Smorfia recuperate e foto dell’ intervento CUS a Londra.


1998 Maya Pacifico


Insurrezione urbana























Insurrezione, irruzione nell’urbano come luogo della riproduzione e moltiplicazione dei segnali dei media, o anche ricerca assillante di una identità nella massa: nei I magnifici 65 di Pino Boresta c’era la presentazione e la distribuzione al pubblico di un album di foto figurine da compilarsi secondo i canoni suggeriti dall’artista. Lo spettatore personalizza l’opera, entra in relazione con l’arte attraverso l’artista e l’opera in una sorta di politica ambientale: la città ne guadagna e l’arte anche. Perché la città esplode per l’irruzione dell’arte nelle strade e l’arte esplode a contatto con la città. È tutta la città che diventa galleria d’arte; è l’arte che riscopre tutto un terreno di manovra nella città: Né l’una né l’altra hanno cambiato struttura, non hanno fatto che cambiare i loro privilegi.

Maya Pacifico



















Album "I Magnifici 65"






















Stralcio dell’articolo Serial public a trieste, di Maya Pacifico, pubblicato sulla rivista “Correnti di Marea” n.4 gennaio 1998.

In foto: Copertina e alcune pagine interne dell’album “I Magnifici 65”

1998 Cesare Pietroiusti


Sfida comunicativa














Conosco Pino Boresta dal 1993 e, da allora, ho più volte, e per progetti anche impegnativi, lavorato insieme a lui. Fra l’altro, egli era uno dei componenti del gruppo “Giochi del Senso e/o Nonsenso” che ha ideato, organizzato e gestito l’operazione “Invito alla XII Quadriennale” (settembre-novembre 1996). In tutti questi anni di lavoro fatto in comune, ho avuto modo di conoscere e apprezzare da un lato il suo lavoro di artista, dall’altro le sue qualità umane. Il lavoro di Boresta è fortemente caratterizzato dalla dedizione ad una sperimentazione che, in modo ostinato e capillare, cerca dimensioni comunicative inesplorate, occasioni di provocazioni visive e intellettuali e il confronto con i contesti sociali più vari.








Con la stessa attitudine di apertura e quasi di sfida comunicativa, Pino sembra muoversi a suo agio sia nelle strade della città che dissemina di tracce e di stimoli, sia nei luoghi espositivi propriamente detti, che con il suo intervento, diventano sempre un po’ meno ingessati e convenzionali. L’impegno e la dedizione testardi e anti-economici sono del resto anche segni della personalità di Pino, la cui generosità alla comunicazione non è costruita o affettatamente colta, ma profondamente insita in lui.



























Spesso in questo senso, mi è sembrato di notare che per Boresta l’apertura e la franchezza fossero in un certo senso inevitabili, e quasi impensabili e incomprensibili, invece, le attitudini e le situazioni costruite sulla chiusura e sulla predeterminazione dei ruoli e dei significati.”

Cesare Pietroiusti.














Lettera di presentazione scritta il 28 febbraio 1998

In foto:- Io durante 4 interventi di altrettanti progetti. - Io ed Al durante l’intervento “Lavavetri Not Profit”. - Io durante uno degli interventi del gruppo “Giochi del Senso e/o Nonsenso”. - Cesare Pietroiusti colto durante un riposino pomeridiano, anche foto dell’album di Oreste Uno.

1999 Viviana Gravano


Il gioco di squadra


Tutti hanno giocato da liberi e tornanti (buon terzino ma, a tratti con aspirazioni, e buone intuizioni, offensive).
























Vorrei dedicare questa riflessione sull'arte calcistica a Silvano, indomabile portiere. Le squadre sono schierate al centro del campo, (del Cortile), le due porte sono già presidiate dai portieri (e chiuse dai vetri della reception e del salone), il pubblico impaziente attende solo il fischio dell'arbitro (che non c'è, o per meglio dire è tutti), gli inni non vengono suonati (ma molti cantano), le grandi luci (un dia-proiettore acceso) dello stadio (la foresteria di Palliano) già rischiarano i volti dei giocatori.






Sfoglio avidamente l'album delle figurine di Oreste e mi torna in mente una mitica notte nella quale si fece una partita di calcetto tutti contro tutti. La faccia di ogni figurina di Pino Boresta potrebbe essere di qualcuno che giocava (non mi ricordo neanche più bene chi fosse) o magari di qualcuno che tifava, non mi sembra che ci fosse differenza. Quella partitaccia (con alla fine non pochi euforici feriti, ma lievi) è per me Oreste. Il campo c'era, ma non era segnato, si sapevano le squadre, ma in realtà ognuno giocava con chi voleva, dei ruoli poi, non ne parliamo nemmeno.







L'idea di Pino di riproporre tutto Oreste in un album, che invece di essere un album di ricordi è un album di figurine dà a questa scena un sapore ancora più forte e significativo. Oreste è stato un grande gioco di squadra e l'album racconta questo. Non che non ci siano stati i singoli giocatori, il totale anonimato sarebbe stato come cancellare le individualità in un'unità che non mi piace.







Dall'album di Pino viene fuori proprio questo: ognuno è stato fotografato seguendo un po' il canone ieratico e santificante, delle classiche figurine Panini (cito loro perchè sono il solo vero unico mito, dopo di loro l'Apocalisse), però ovviamente, anche lasciando chiara traccia dell'impossibilità di essere solo seri e compenetrati, come sono i giocatori che sanno, in quel momento di diventare eterni. Sfogliate un album dei Calciatori, che so', del 1961, dove potete trovare la prima mitica Panini di Bruno "Maciste" Borghi, allora capitano dell'Inter, e provate a vedere se lui, allora, nel suo ritratto alla Lorenzo Lotto, non si sentiva vicino alla santità. Nelle foto di Pino c'è un po' più d'ironia. Comunque Boresta riforma le squadre, e fa battere tra loro, artisti, critici, amici, eccetera. Non che questo indichi dei ruoli perchè poi, nelle varie pagine, è difficile dire chi fa il portiere, chi il centrocampista e chi fa l'ala (magari tornante).








Ora Pino sa che, invitandomi a scrivere questo pezzo, ha toccato una delle mie più grandi passioni: il calcio. Credo che la sua scelta di fare un album di figurine sia quanto mai geniale, in relazione ad Oreste, proprio analizzando in parallelo i due mondi rappresentati: l'arte e il "pallone". Oreste ha dimostrato che il gioco di squadra è essenziale e il calcio è il più chiaro gioco di squadra (anche la pallavolo, ola pallacanestro voi direte, ma io amo sopra ogni cosa il calcio, quindi passatemela!). Si possono comprare campioni da miliardi (vedi Ronaldo) ma se la squadra non c'è, nel calcio si perde. Si parla del fantasista, di quello che inventa un goal dal nulla ma??.., ma se poi la difesa fa acqua o se il centrocampo va in palla al primo pressing, la squadra è morta.









Oreste ha avuto i sui fantasisti, e pino li ha pedinati con cura, ma è stato quel che è stato perchè qualcuno ha saputo crossare, qualcuno ci ha messo la testa quando la palla stava per entrare nel sette e il portiere era fuori dei pali, perchè c'è stato persino qualcuno che ha solo gridato "forza che ce la fate" dalla panchina. Nel calcio si sa, esistono gli schemi, si discute sul 4-4-2, sulle doppie punte, sul libero rientrante e così via ma, quello che conta è che ognuno sa di avere un ruolo, che può anche cambiare e che a volte cambia perchè serve alla squadra. Certo una differenza sostanziale c'è stata, in una squadra tutti rispondono al Mister, a Paliano no!









Tornando al nostro album,tempo fa sfogliavo a casa di mio cugino (di provata fede romanista, naturalmente) un album della sua collezione Panini del 1968 o forse 1969 e leggevo nomi che sono poi scomparsi, giocatori che hanno fatto una stagione in A, o magari in B perchè la loro squadra ha resistito per una stagione e poi è retrocessa. Ora nessuno dei ritratti di Pino potrà "retrocedere", però qualcuno sarà forse solo per caso passato di là, magari solo per un incontro fugace, avrà segnato un goal? Avrà fatto una parata in tuffo strepitosa? Non importa, è passato di là e l'album delle figurine ce lo restituisce in tutta la sua bellezza solenne.








Nell'album precedente di Oreste 0 zero ogni tanto le intestazioni delle pagine ci ricordano squadre che hanno partecipato al torneo, Bonge, Container, Cliostraat, Stalker, Net-Strike, Il Graffio, Piombinesi (squadra storica e titolata). Poi i giocatori veterani che emergono: Carla Accardi, Germano Celant. Alla fine foto del pubblico segnate dal titolo"mogli, compagne, madri, sorelle, amici, ecc. ecc. insomma quelli che hanno gridato (chi più, chi meno) a squarciagola dagli spalti. Tra questi devo ricordare, per affetto personale, un giovane sostenitore, Zeno, che ha tenuto la bandiera d’Oreste molto alta. L'album di Pino si chiude con due sezioni speciali, che forse i Panini, gli invidia: le espressioni e le smorfie. La faccia di Pino che fa una succulenta smorfia ha infettato tutto l'arredo urbano delle città italiane (e non solo, io sono testimone oculare a Kassel) insinuando questa sottile ironia del messaggio sgraziato nell'orgia dei messaggi rassicuranti, di comunicazione metropolitana.








Nell'album di Oreste 0 zero, Boresta, ci ha reso tutti partecipi della stessa insanabile voglia di essere irriverenti. Brutte facce, smorfie voraci, facce imbecilli, tutte allineate su quelle ultime pagine. Bene, proprio quelle pagine sono le più vicine alle immagini classiche dei calciatori: ognuno ha messo un impegno e una partecipazione nel mostrare il meglio di sé, che non trapela nelle foto "serie" nelle prime sezioni dello stesso Album. La quarta di copertina indica, con precisione, in che periodi i vari giocatori hanno "militato" nel campionato di Palliano, una settimana, qualche giorno, quasi un mese. Sulla copertina dell'Album c'è il frigorifero di Palliano, aperto sull'abbondanza di cibo che ha caratterizzato quella cucina sempre attiva, simbolo di una volontà di "fare"insieme,anche per il piacere, o anche solo appunto per giocare, magari in un modo che forse sarebbe piaciuto a Debord.

Viviana Gravano












































Testo pubblicato sull’ Album Oreste Uno, autoprodotto nel 1998

In foto: Personaggi e immagini di alcuni momenti della residenza di “Oreste Uno” con anche alcune statistiche e diagrammi. Tutte facenti parte come figurine dell’ “Album di Oreste Uno”.