venerdì 1 febbraio 2013

Quale altrove? di Pino Boresta



             Vi faremo sapere



È tutto inutile nessuno è disposto a rischiare per sostenere te e il tuo lavoro, non hai le credenziali necessarie, né i giusti sostenitori e sponsor” Questo ho sentito dire alla fiera d’arte di Bologna a un artista mentre seduto alle sue spalle mangiavo e bevevo la mia spremuta di arancia costatomi al bar un occhio della testa. Del resto lo ha detto pure la discografica Mara Maionchi, quella di “X Factor” per intenderci, che i Vertigo (gruppo musicale degli anni 80) sono stati da lei abbandonati perché non si è trovato nessuna multinazionale che volesse investire su di loro. 


Allora mi domando quanti e quali artisti che ora vanno per la maggiore hanno dietro delle multinazionali o qualcos’altro? Quanti artisti hanno qualcuno che investe pesantemente su di loro, quando non sono loro stessi a farlo? E stiamo attenti che non siamo alla solita lamentela…. perché se a lamentarsi sono critici curatori economisti siamo di fronte a un analisi del sistema dell’arte, mentre se lo fanno gli artisti sono dei piagnoni emarginati? Daniel Birnbaum curatore della 53° Biennale di Venezia voleva guardare oltre i musei e le mostre d’arte ed evitare le gerarchie dettate da interessi commerciali e dalla moda, c’è riuscito? Allo stesso modo chi ha scritto che “bisogna guardare altrove, finché ci resta un altrove sapendo che un altrove in quanto tale non basta” l’ha fatto? Dove sarà mai questo altrove visto le solite scelte scontate che poi fanno loro? Che per “Altrove” si intenda dire “Solo chi dirò io!”? E poi dov’è questo altrove? Forse tra chi spogliandosi improvvisamente nudo durante una affollata inaugurazione al MACRO di Roma grida “Viva l’Italia” senza destare tra i presenti né scandalo né divertimento? Forse tra chi va in giro a spalmare di merda la faccia di qualche suo collega? A questo punto qualche domanda bisogna avere il coraggio farsela; Se fosse stata nutella avrebbe avuto lo stesso successo e oggi staremo qui a parlarne? Ma sopratutto se fosse stato solo un incidente di percorso visto che in realtà lui (Alexander Brener) voleva soltanto tirarsi giù i pantaloni cacarsi in una mano e spalmare la merda sulla vetrina della galleria scrivendo “Dio”, saremmo disposti a perdonarlo? 


Ma allora come ha valutato Piccio Careri non è meglio cacarsi addosso su un autobus di linea indossando uno di quei pannoloni per gli incontinenti e poi mettere il tutto sotto vuoto come fece il sommo? Saremmo così più vicini allo spirito provocatorio manzoniano e non correremmo il rischio di essere linciati.

Pubblicato su; "Juliet" n. 154 October – November 2011

In foto: Poster del complesso musicale dei Bluvertigo, Mara Maionchi, Un azione dell’artista Alexander Brener.




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